Formazione e verifica per i tecnici della Prima Delegazione Speleologica tra prove verticali e sicurezza degli ancoraggi nel Cuneese

Il fine settimana del 27-28 settembre 2025 ha segnato un momento importante per la formazione dei soccorritori speleologici piemontesi.

Gli aspiranti tecnici della Prima Delegazione Speleologica del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS), che copre Piemonte e Valle d’Aosta, hanno completato con successo gli esami annuali presso due importanti siti ipogei nel comune di Frabosa Soprana [1][2].

Abisso Bacardi: esame pratico su pozzi verticali e recupero barelle

L’Abisso Bacardi, situato a 1785 metri di quota sulla parete nord della Cima Artesinera, ha rappresentato il teatro principale per le prove pratiche di fine primo anno.

La cavità si caratterizza per uno sviluppo verticale impegnativo, con uno stretto meandro iniziale seguito da una serie di pozzi di 90, 20 e 45 metri [1][2].

Gli aspiranti soccorritori hanno dovuto dimostrare le proprie competenze tecniche nel recupero in sicurezza di due barelle, ciascuna dotata di figurante che simulava un infortunato.

Le operazioni si sono svolte lungo i tratti verticali della grotta, sotto la supervisione diretta di istruttori nazionali della Scuola Nazionale Tecnici di Soccorso Speleologico (SNaTSS) [1][2].

La prova ha messo alla verifica non solo le capacità tecniche individuali, ma anche il lavoro di squadra e la gestione delle difficoltà operative in profondità.

L’Abisso Bacardi, con il suo sviluppo di oltre 5000 metri e una profondità che raggiunge i -430 metri, rappresenta una delle sfide più impegnative per la formazione speleologica nell’arco alpino occidentale [3][4].

Grotta di Bossea: formazione avanzata sulla sicurezza degli ancoraggi speleologici

La seconda fase dell’evento si è concentrata sulla Grotta Turistica di Bossea, dove i tecnici in formazione hanno partecipato a una sessione collettiva dedicata alla sicurezza degli ancoraggi.

L’addestramento ha previsto simulazioni di cedimento controllato dei sistemi di recupero su corda, con osservazione degli effetti dinamici sul carico rappresentato da un masso di 80 kg in sostituzione della barella [1][2].

I test hanno permesso di verificare il comportamento di diverse corde e materiali attraverso l’uso di celle di carico che misuravano le sollecitazioni.

Sono stati valutati sia i sistemi verticali per il recupero lungo i pozzi, sia le teleferiche suborizzontali necessarie per superare ampie cavità nel vuoto [1][2].

L’obiettivo principale era garantire che un singolo cedimento non possa mai compromettere la sicurezza dell’infortunato e dei soccorritori, principio fondamentale per le operazioni di soccorso speleologico in ambiente ipogeo [1][2].

Percorso formativo CNSAS: standardizzazione nazionale e verifica triennale

Il percorso di addestramento del CNSAS è standardizzato a livello nazionale e coordinato dalla SNaTSS.

Il sistema prevede una struttura formativa articolata in più anni con prove teoriche e pratiche progressivamente più impegnative [1][2].

Una volta superati gli esami annuali, gli allievi accedono alle fasi successive fino a conseguire la qualifica di tecnico di soccorso speleologico.

Successivamente possono specializzarsi in discipline specifiche, continuando a partecipare a eventi formativi periodici e sottoponendosi a verifiche triennali per mantenere la propria abilitazione [5][1][2].

Prima Delegazione Speleologica: competenze tecniche per il soccorso in grotta

La Prima Delegazione Speleologica del CNSAS conta attualmente 45 speleologi tecnici specializzati per intervenire in contesti naturali ipogei, tra cui grotte, cavità, sifoni e pozzi sotterranei [5].

Gli operatori possiedono qualifiche specifiche che vanno dall’Operatore di Soccorso Speleologico (OSS) al Tecnico di Soccorso Speleologico (TSS), con specializzazioni in recupero e coordinamento delle operazioni [5].

Il soccorso speleologico richiede competenze particolarmente avanzate a causa della complessità degli ambienti ipogei, dove anche il minimo infortunio può trasformarsi in un incidente serio per le difficoltà di movimentazione.

Le operazioni richiedono solitamente l’intervento di molti soccorritori per periodi prolungati [5].

CNSAS Piemonte: soccorso medicalizzato in ambienti impervi

Il CNSAS opera come corpo medicalizzato per ambienti impervi del Servizio Nazionale di Protezione Civile, con l’obiettivo di garantire interventi rapidi, sicuri ed efficaci negli scenari più complessi [1][2].

La preparazione tecnica costante dei soccorritori rappresenta un elemento fondamentale per operazioni dove professionalità e competenza possono fare la differenza tra la vita e la morte [1][2].

Gli eventi formativi come quello svoltosi all’Abisso Bacardi e alla Grotta di Bossea confermano l’impegno costante del CNSAS nella preparazione dei propri operatori.

Il territorio piemontese, caratterizzato da numerose grotte molto frequentate da speleologi e turisti, richiede un presidio qualificato del soccorso speleologico [6].

La formazione continua e le verifiche periodiche garantiscono che i tecnici del CNSAS mantengano elevati standard operativi, permettendo di intervenire con efficacia in tutte le situazioni di emergenza che possono verificarsi negli ambienti ipogei del territorio nazionale [7][8].

Fonte: Comunicato CNSAS

I nuovi soccorritori speleologici del CNSAS piemontese hanno superato gli esami nell’Abisso Bacardi e nella Grotta di Bossea

Un fine settimana intenso di formazione e verifica ha visto protagonisti, il 27 e 28 settembre 2025, gli aspiranti tecnici della I Delegazione Speleologica (Piemonte e Valle d’Aosta) del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS). L’evento, articolato in due fasi distinte, ha avuto come teatro l’impegnativo Abisso Bacardi, sulla parete nord della Cima Artesinera, e la vicina Grotta Turistica di Bossea, entrambe nel comune di Frabosa Soprana (CN).
Le prove nell’Abisso Bacardi
L’ingresso dell’Abisso Bacardi si apre a 1785 metri di quota ed è caratterizzato da uno sviluppo verticale con passaggi tecnici severi: uno stretto meandro iniziale, seguito da una prima serie di pozzi di 90, 20 e 45 metri. È qui che gli aspiranti soccorritori hanno affrontato l’esame pratico previsto al termine del primo anno di addestramento, sotto la supervisione di istruttori nazionali della Scuola Nazionale Tecnici di Soccorso Speleologico (SNaTSS).
L’esame consisteva nel recupero in sicurezza di due barelle – ognuna con un figurante che simulava un infortunato – lungo i tratti verticali della cavità. Una prova impegnativa, utile a testare capacità tecniche, lavoro di squadra e gestione delle difficoltà operative in profondità.
La formazione nella Grotta di Bossea
La seconda parte dell’evento si è svolta alla Grotta di Bossea, dove i tecnici in formazione hanno potuto partecipare a un’importante sessione collettiva dedicata alla sicurezza degli ancoraggi. Con il coordinamento di istruttori regionali e nazionali, sono state simulate situazioni di cedimento controllato dei sistemi di recupero su corda, osservando gli effetti dinamici sul carico – rappresentato da un masso di 80 kg in sostituzione della barella.
I test hanno permesso di verificare il comportamento di diverse corde e materiali, grazie all’uso di celle di carico che misuravano le sollecitazioni. Sono stati valutati sia i sistemi verticali, utilizzati per il recupero lungo i pozzi, sia le teleferiche suborizzontali, necessarie per superare ampie cavità nel vuoto. L’obiettivo: garantire che un singolo cedimento non possa mai compromettere la sicurezza dell’infortunato e dei soccorritori.
Un percorso formativo rigoroso
Il percorso di addestramento del CNSAS, standardizzato a livello nazionale e coordinato dalla SNaTSS, è strutturato in più anni e combina prove teoriche e pratiche sempre più impegnative. Superati gli esami annuali, gli allievi accedono alle fasi successive fino a conseguire la qualifica di tecnico di soccorso speleologico. Successivamente possono specializzarsi in discipline specifiche, continuando comunque a partecipare a eventi formativi periodici e a sottoporsi a verifiche triennali per mantenere la propria abilitazione.
Competenza e professionalità al servizio della collettività
Il CNSAS – Corpo operativo di soccorso medicalizzato in ambienti impervi o ostili del Servizio Nazionale di Protezione Civile – conferma anche con eventi come questo il proprio impegno costante nella preparazione tecnica dei soccorritori. Un’attività fondamentale per garantire interventi rapidi, sicuri ed efficaci anche negli scenari più complessi, come le grotte profonde, dove professionalità e competenza possono fare la differenza tra la vita e la morte.