Tra memoria, futuro e una legge che divide

Dalle corde degli anni Settanta al dibattito sulle Grotte d’Italia: il nuovo numero di “Sopra e sotto il Carso” racconta una comunità che non smette di esplorare, discutere e costruire il proprio domani.

Il numero di luglio 2026 di Sopra e sotto il Carso è particolarmente interessante.

Non è soltanto una raccolta di articoli.

È un viaggio che attraversa il tempo della speleologia italiana, dalle emozioni pionieristiche degli anni Settanta fino alle questioni più attuali che oggi animano il mondo ipogeo. Un numero che si legge come un movimento continuo: dalla memoria all’attualità, dalla ricerca sul terreno al confronto politico, dalle esplorazioni alle grandi manifestazioni internazionali.

L’editoriale di Maurizio Tavagnutti apre con una riflessione che diventa il filo conduttore dell’intera pubblicazione: i ricordi riaffiorati grazie ai social, le fotografie recuperate, le testimonianze sull’attrezzatura degli anni Settanta e la consapevolezza che quel patrimonio umano meriti di essere raccontato con calma, in più puntate. La nostalgia, però, non diventa mai celebrazione sterile; serve piuttosto a capire come la speleologia abbia costruito la propria identità attraverso passione, tecnica e spirito di scoperta.

Accanto alla memoria, c’è il presente operativo. Le pagine dedicate alle attività del Centro Ricerche Carsiche restituiscono l’immagine di un’associazione in piena attività: nuove esplorazioni tra Friuli e Slovenia, lavori di disostruzione, ricerche di cavità, monitoraggi biologici, conferenze, divulgazione nelle scuole e formazione dei più giovani. Una speleologia che continua a fare ciò che ha sempre fatto: andare sul terreno, osservare, documentare e condividere.

Il numero guarda anche come sempre oltre i confini nazionali. Trovano spazio l’annuncio dell’EuroSpeleo Forum di Pazin, destinato a riunire centinaia di speleologi europei, la nuova newsletter della Commissione UIS sul Pseudocarsismo e il concorso internazionale “Cryosphere in Motion”, dedicato alla divulgazione scientifica attraverso il linguaggio del video. Tre iniziative diverse, accomunate dalla stessa idea: la speleologia dialoga sempre più con la ricerca internazionale e con la comunicazione scientifica.

Ma il cuore pulsante di questo numero è senza dubbio il Disegno di legge 1499 sulle “Grotte d’Italia”. La rivista sceglie di affrontarlo da prospettive differenti, offrendo al lettore un quadro ricco e articolato.

Da una parte viene riportata la posizione della Società Speleologica Italiana, intervenuta in audizione al Senato, che riconosce l’importanza di una legge nazionale ma chiede con forza che al centro rimangano la tutela ambientale, il valore scientifico del patrimonio carsico e il coinvolgimento delle competenze speleologiche nella futura governance del settore.

Dall’altra arriva l’analisi di Rino Semeraro, che legge il provvedimento soprattutto sotto il profilo della valorizzazione turistica, interrogandosi sui suoi obiettivi, sulle possibili ricadute economiche e sulle differenti interpretazioni che stanno dividendo il mondo speleologico. Un contributo destinato a far discutere perché affronta senza reticenze i nodi più delicati del dibattito.

È probabilmente questo il merito principale della rivista: non limitarsi a prendere posizione, ma mettere sul tavolo documenti, riflessioni e opinioni diverse, lasciando al lettore il compito di costruire un giudizio consapevole.

Il ricco contenuto conferma la completezza dell’impostazione editoriale: geologia della Val Resia, anniversari storici, ricordi di Franco Vaia, speleocollezionismo, bibliografia, divulgazione scientifica e aggiornamenti dal mondo internazionale. Un mosaico che dimostra quanto la speleologia moderna sia ormai una disciplina capace di unire scienza, cultura, ambiente e memoria.

Alla fine della lettura rimane una sensazione precisa: il Carso continua a muoversi. Non soltanto nelle sue acque sotterranee o nelle esplorazioni che proseguono settimana dopo settimana, ma anche nelle idee, nei confronti, nelle prospettive di una comunità che si interroga sul proprio futuro senza dimenticare il proprio passato.

E’ forse proprio questo il messaggio più importante che emerge da queste pagine: la speleologia cresce quando continua a esplorare. Le grotte, certo. Ma anche se stessa.

In grotta con Protagora

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