Un’analisi sismica pluridecennale svela le complesse strutture tettoniche che influenzano l’attività eruttiva dell’Etna
Ricostruzione della rete di faglie attive sotto l’Etna, uno studio innovativo sulla sismotettonica del vulcano
Un recente studio congiunto dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e dell’Università di Catania ha permesso di ricostruire con precisione la fitta rete di faglie attive presenti nel cuore dell’Etna.
Analizzando oltre 15.000 terremoti registrati nell’arco di circa vent’anni, i ricercatori hanno tracciato le strutture che guidano la deformazione della crosta terrestre e la loro interazione con i movimenti del magma. Lo studio, pubblicato su Scientific Reports con il titolo “Earthquake clustering and structural modelling unravel volcano-tectonic complexity beneath Mount Etna”, mette in luce come le eruzioni più intense, come quelle del 2018 e del 2021, siano precedute da un significativo rilascio di energia sismica che interessa l’architettura geologica fino a profondità di circa 30 km[3].
Pressione magmatica e attivazione delle faglie: dinamiche complesse nel sistema vulcanico etneo
Secondo Luciano Scarfì, primo autore dello studio e ricercatore INGV, il magma che risale verso la superficie esercita una pressione che modifica l’equilibrio della crosta terrestre.
Questo fenomeno non è limitato all’area dei crateri sommitali, ma coinvolge l’intero sistema vulcanico.
La pressione magmatica può attivare faglie anche a distanza e a profondità considerevoli, influenzando così la sismicità e la deformazione del territorio circostante[3].
Il movimento del fianco orientale dell’Etna e la sua complessità strutturale
Particolare attenzione è stata dedicata al fianco orientale del vulcano, noto per il suo lento ma costante scivolamento verso il Mar Ionio.
La ricerca ha evidenziato che questo movimento non è uniforme, ma avviene lungo strutture diverse, frutto di una combinazione di antiche faglie, pressioni magmatiche e cedimenti superficiali.
Giovanni Barreca, co-autore dello studio e ricercatore dell’Università di Catania, sottolinea come la sismotettonica dell’Etna sia governata dalla riattivazione di strutture ereditate dalla lunga storia geologica dell’area, molte delle quali non corrispondono alle faglie già note in superficie[3].
Metodologie avanzate per la mappatura delle faglie attive e il rischio vulcanico
Il team di ricerca, composto anche da Carmelo Cassisi e Horst Langer dell’INGV, ha utilizzato una combinazione di modelli tridimensionali, tecniche sismologiche avanzate e algoritmi di data mining per ricostruire la rete di faglie attive.
Questa metodologia rappresenta un importante passo avanti nella valutazione del rischio vulcanico e può essere applicata ad altri vulcani attivi con contesti geologici complessi, offrendo strumenti scientifici replicabili per l’analisi di sistemi vulcanici nel mondo[3].
La mappatura del “cuore nascosto” dell’Etna con tecniche innovative a onde sismiche
Parallelamente, uno studio coordinato dall’Università di Padova ha realizzato una mappa dettagliata delle profondità dell’Etna utilizzando una sorta di TAC basata sulle onde sismiche prodotte dal vulcano.
Questa tecnica ha permesso di identificare una rete di “dicchi verticali”, ovvero fratture riempite di magma, situate tra i 6 e i 16 km di profondità.
Queste strutture costituiscono vie preferenziali per la risalita del magma e spiegano l’attività eruttiva dai crateri sommitali e laterali.
La mappatura di queste fratture offre nuove prospettive per comprendere le dinamiche interne del vulcano e migliorare le previsioni di eruzioni e attività sismiche[5].
L’insieme di queste ricerche amplia la comprensione della complessa rete di faglie attive sotto l’Etna e delle dinamiche che regolano la deformazione della crosta e l’attività magmatica.
Questi studi rappresentano un contributo significativo per la gestione del rischio vulcanico e per la sicurezza delle popolazioni che vivono nelle aree circostanti il vulcano.
Fonti
[3] Il cuore nascosto dell’Etna, ricostruita la fitta rete di faglie attive presenti sotto il vulcano https://catania.gds.it/articoli/societa/2025/07/02/il-cuore-nascosto-delletna-ricostruita-la-fitta-rete-di-faglie-attive-presenti-sotto-il-vulcano-56460c5a-d4ff-4054-b2e3-62c8d558fa8e/
[5] Etna, osservato il “cuore nascosto” del vulcano con una Tac a onde … https://www.lasicilia.it/tech/etna-osservato-il-cuore-nascosto-del-vulcano-con-una-tac-a-onde-sismiche-ce-unimmensa-rete-di-lava-2509614/