Un incontro online apre una finestra sul misterioso moonmilk

Giovedì 15 gennaio 2026, alle ore 21, un incontro online via Google Meet porta l’attenzione su uno degli speleotemi più affascinanti e delicati: il latte di monte, o moonmilk.

L’appuntamento, dedicato all’“Aggiornamento sul moonmilk – Tra microbiologia e grotte: il mistero del Latte di Monte”, pone al centro la natura di questo deposito e, soprattutto, i metodi di campionamento, tema cruciale per chi frequenta e studia le grotte.

Si farà il punto sulle conoscenze attuali per far riflettere su quanto la ricerca scientifica e la speleologia possano – e debbano – dialogare.

Cos’è il latte di monte

Il latte di monte è una concrezione dall’aspetto biancastro, talvolta cremoso, talvolta polveroso, che ricopre pareti, soffitti o blocchi rocciosi all’interno delle grotte. Il nome, antico e suggestivo, deriva proprio dal suo aspetto “lattiginoso”, che per secoli ha incuriosito esploratori e naturalisti.

Il ruolo invisibile dei microrganismi

Batteri e comunità microbiche, in particolare actinobatteri, contribuiscono alla formazione del latte di monte favorendo la precipitazione dei minerali e dando origine a strutture finissime e instabili. Il moonmilk è quindi l’espressione di una complessa interazione tra roccia, acqua e vita microbica: un perfetto esempio di geomicrobiologia ipogea.

Questa natura “vivente” lo rende però estremamente fragile: il semplice contatto, una contaminazione accidentale o un campionamento non controllato possono alterare o distruggere equilibri che si sono formati in tempi lunghissimi.

Deposito di moonmilk osservato al microscopio elettronico — una concrezione biancastra formata da carbonati fini tipica delle grotte. (licenza CC-BY-4.0)
Foto: Brian England / Wikimedia Commons, CC-BY-4.0

Perché studiarlo, perchè proteggerlo

Il latte di monte è importante perché:

  • racconta le condizioni ambientali della grotta;
  • ospita comunità microbiche spesso rare o poco conosciute;
  • è un indicatore sensibile delle alterazioni antropiche;
  • pone questioni concrete di tutela e conservazione.

Per questo motivo oggi è sempre più sentita la necessità di definire buone pratiche di osservazione e campionamento, condivise tra ricercatori e speleologi.

La relatrice: Teresa Rinaldi

A guidare l’incontro è la prof.ssa Teresa Rinaldi, microbiologa, docente di Biologia e Biotecnologie presso l’Università “La Sapienza” di Roma. Da anni si occupa di microbiologia degli ambienti ipogei, con ricerche che spaziano dalla geomicrobiologia alla conservazione dei beni culturali.

È coautrice di studi scientifici che hanno contribuito a chiarire l’origine microbica del moonmilk in grotte e contesti ipogei, dimostrando che questi depositi sono on semplici fenomeni mineralogici, ma il risultato di processi biologici complessi.

A conferma che le grotte sono ecosistemi dinamici e delicati, dove anche ciò che appare inerte può essere frutto di un’attività biologica in corso, vale la pena per noi speleo – davvero – seguire questo incontro.

Conoscere il moonmilk significa studiare – sì – uno speleotema, ma anche acquisire maggiore consapevolezza del ruolo che ogni speleologo ha nella tutela di un patrimonio fragile, in cui esplorazione, ricerca e rispetto viaggiano a fianco.

Capire il latte di monte significa imparare ad ascoltare la grotta, anche quando parla sottovoce.

  • Quando: giovedì 15 gennaio 2026 h 21:00
  • Relatrice: Prof.ssa Teresa Rinaldi
  • Incontro: Aggiornamento sul moonmilk – Tra microbiologia e grotte: il mistero del Latte di Monte
  • Link: https://meet.google.com/dne-kpqs-ihm

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