Foto: Pozzo d’Antullo di Calancot, CC BY?SA 4.0, via Wikimedia Commons

Nel cuore degli Ernici, a pochi passi da Collepardo (FR), si apre una delle doline più imponenti e spettacolari dell’Appennino: il Pozzo d’Antullo. Con i suoi 300 metri di diametro e oltre 60 metri di profondità, rappresenta un caso emblematico per chi si interessa di carsismo e morfologie ipogee

In Lazio, in provincia di Frosinone, a circa 1 km dal centro abitato di Collepardo, alle pendici dei monti La Monna e Rotonaria, nel cuore dei Monti Ernici, si trova una delle voragini più affascinanti dell’Appennino: il Pozzo d’Antullo.

Si tratta di una grande cavità di origine carsica, con un diametro massimo di circa 140 metri, un perimetro di oltre 370 metri e una profondità di circa 60 metri. Secondo le rilevazioni più recenti, il punto più depresso raggiunge i -43 metri, dove, tra i massi crollati dalla volta, l’acqua piovana scompare in un cunicolo oggi impraticabile anche per gli speleologi.

Le pareti verticali del Pozzo ospitano numerose stalattiti ancora attive, alcune delle quali ricurve: la loro forma è probabilmente influenzata dal vento proveniente dalle gallerie laterali, che interferisce con il moto dello stillicidio e quindi con la crescita dei cristalli di calcare.

Sul fondo, protetto e umido, si sviluppa una vegetazione rigogliosa, con alberi alti fino a 20 metri, tra cui faggi insolitamente presenti a questa quota e latitudine.

Mito e pastorizia

Secondo la tradizione locale, in passato i pastori calavano le pecore nella dolina, lasciandole pascolare per mesi nella vegetazione del fondo.

Il Pozzo d’Antullo ha anche alimentato leggende popolari: una di esse racconta che, al posto della voragine, si trovasse un’aia, dove alcuni contadini, non rispettando la festa dell’Assunta, vollero battere il grano in quel giorno sacro. In segno di punizione, la divina provvidenza fece sprofondare l’intera aia, lasciando in eredità la grande cavità che oggi conosciamo.

Forse, per capire l’origine del Pozzo, è meglio rifarsi a ipotesi più scientifiche.

Il modello classico (epigenico)

In un recente post divulgativo pubblicato da IntraGEO su Facebook, la dolina viene descritta come “di crollo”, formata dal progressivo scioglimento della roccia calcarea da parte dell’acqua piovana arricchita di anidride carbonica.
Il carbonato di calcio si sarebbe lentamente dissolto, formando cavità sotterranee fino al collasso del tetto, come da modello epigenico classico.

Un’altra spiegazione

In una risposta a quel post, Andrea Benassi suggerisce un’ipotesi alternativa e affascinante: il collasso del Pozzo d’Antullo potrebbe essere il risultato di speleogenesi acida solforica (SAS), legata non all’acqua meteorica, ma alla risalita di fluidi profondi, tra cui idrogeno solforato.

Questa ipotesi fa riferimento al carsismo ipogenico, un meccanismo di formazione delle cavità dal basso verso l’alto, molto diverso dal modello epigenico classico.

Speleogenesi acida solforica for Dummies — io tra questi

Tutto parte dal sottosuolo: in profondità, si formano alcuni gas, tra cui l’idrogeno solforato, legato alla presenza di antichi giacimenti di petrolio o materiali organici.
Il gas risale verso la superficie e, quando incontra l’aria, si trasforma in un acido molto potente, l’acido solforico.
Il calcare viene aggredito: l’acido scioglie la roccia calcarea con grande forza, molto più velocemente dell’acqua piovana. Così si formano delle cavità nel sottosuolo, anche grandi.
E alla fine… crolla tutto: quando la volta di queste cavità non regge più, il terreno sopra sprofonda: nasce la dolina.
È un tipo di morfogenesi ben documentato in diversi siti del mondo (USA, Messico, Italia meridionale), e oggi viene riconosciuto in molte cavità dalla morfologia verticale e volumetrica rilevante.

Quindi niente Fulmine Divino: in fondo, anche l’acido solforico fa la sua scena…

Antullo e il Frusinate: un caso ipogenico?

Il Frusinate è una zona ricca di giacimenti di idrocarburi, e mostra un contesto geochimico compatibile con la generazione di idrogeno solforato naturale.
A ciò si aggiungono le dimensioni del Pozzo, la verticalità delle pareti, e l’assenza di una rete epikarstica superficiale ben sviluppata: indizi che possono far propendere per una genesi ipogenica almeno parziale.

Due letture complementari?

Il confronto tra IntraGEO e Andrea Benassi è davvero utile: anche i social a volte servono, per sviluppare un dialogo costruttivo, con pochi dogmatismi.
Come mente non scientifica, mi chiedo se la verità possa essere “ibrida”: un’origine ipogenica, seguita da processi epigenici successivi che hanno modellato ulteriormente la struttura.

Foto di copertina: Pozzo d’Antullo di Calancot, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pozzo_D%27Antullo.jpg

Fonte: pagina social IntraGEO https://www.facebook.com/IntraGeo1/posts/pfbid0hmM5MjrWKQjjLBukQLNaXd6eL8dhvdgsg8jJeA1c6szJJbtp5iSxf6X74WHyzBuJl

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *