Nel Savonese, tra Beigua e Val Bormida, la sfida della transizione si scontra con la tutela ambientale. Il Piano nazionale per le escavazioni individua oltre 100 siti strategici, tra cui Val Graveglia e, appunto, Val Bormida. Il dossier Ispra apre a 14 progetti pilota
Minerali strategici, paesaggi fragili: la nuova corsa all’oro grigio nel Savonese
di Marina Abisso – ONCN ed ORTAM CAI
Il governo torna sottoterra, ma non per esplorare: per estrarre. E cambiare il volto di interi territori.
Con un investimento da 3,5 milioni di euro e il sigillo scientifico dell’Ispra, l’Italia si prepara a riaprire almeno 100 miniere. Tra queste, due nomi spiccano nel Savonese: la Val Graveglia, alla caccia di manganese, e la Val Bormida, potenziale sito di grafite strategica.
Ispra rilancia le ricerche. Ma residenti, amministrazioni e associazioni di protezione ambientale dicono no.

Il Piano nazionale di esplorazione mineraria segna una svolta senza precedenti dopo trent’anni di silenzio. Non è solo un progetto industriale: è una sfida epocale tra economia, ambiente e democrazia.
L’obiettivo è chiaro: ridurre la dipendenza dalle importazioni (soprattutto dalla Cina), assicurare all’industria nazionale i minerali “critici e strategici” – dal litio alle terre rare – e affrontare la sfida della transizione energetica. Il dossier Ispra, lungo 156 pagine, propone 14 progetti pilota su tutto il territorio nazionale. Ma la posta in gioco è alta.
Non si parla del Beigua stavolta: il Beigua, area protetta, è stata difesa dal’interno a colpi di sentenze: nel 2022 il TAR Liguria ha ribadito il divieto di ricerche minerarie nell’area del Monte Tarinè. Il Consiglio di Stato ha confermato il diniego con la sentenza n. 8398 del 18 ottobre 2024, con cui la Quinta sezione ha respinto il ricorso della CET srl, intenzionata a effettuare campionamenti anche dentro l’area protetta.
Beigua per ora in stand by, con amministrazioni ed associazioni pronte a mobilitarsi.
Il Piano però attacca il resto della lIguria, e non solo la Liguria.
Anche i 150 milioni di metri cubi di rifiuti estrattivi abbandonati verranno analizzati per il recupero di materiali preziosi.
Il governo parla di “industria sostenibile” e di “fine della dipendenza dal carbone”. Ma la riapertura delle miniere solleva interrogativi ambientali, economici e sociali. L’Italia è a un bivio: tornare in miniera o proteggere il sottosuolo?
Davvero possiamo parlare di transizione ecologica se il prezzo lo pagano ancora i suoli, le acque e le comunità?
L’Italia è a un bivio profondo: scavare o proteggere. Perdere memoria o scegliere futuro.
L’escavazione è storicamente invasiva: l’articolo di Repubblica al link https://www.repubblica.it/solidarieta/equo-e-solidale/2025/01/18/news/economia_iniqua_e_malata_il_nichel_ecco_chi_paga_davvero_per_l_estrazione_del_metallo-423947257 ne descrive bene questa caratteristica. Deforestazione, contaminazione dei suoli, metalli pesanti nelle acque, condizioni lavorative spesso degradanti e disastrose per le comunità locali: sono queste le cicatrici che l’industria mineraria ha lasciato – e continua a lasciare – nei territori più fragili del pianeta. La promessa di un’estrazione “più sostenibile” rischia di restare tale se non accompagnata da vincoli ambientali stringenti, partecipazione reale delle comunità e trasparenza assoluta nei processi decisionali. Anche in Italia, la ripresa delle attività minerarie non potrà ignorare questo passato.
si cerca scelleratamente di andare avanti.
Ma davvero possiamo parlare di transizione ecologica se il prezzo lo pagano ancora i suoli, le acque e le comunità?
Serve allora una scelta netta: governare la transizione con rispetto dei territori, o sacrificare aree fragili in nome di una sostenibilità solo di facciata.
Le sentenze parlano chiaro: nessuna escavazione nel Beigua. Ma la spinta estrattiva torna lì vicino, in Val Graveglia e in Val Bormida, mascherata da innovazione che vuole rilanciare la corsa ai minerali, uno scavo (e non parliamo di esplorazione speleologica) che devasta ciò che resta: si perde la memoria, per seguire un incerto futuro.
Fonti:
Il Beigua e Valbormida. Miniere di titanio e grafite. Il governo studia un nuovo piano per escavazioni. Ecco il dossier Ispra
https://www.isprambiente.gov.it/files2025/attivita/pne_finale.pdf pagine da pagina 67 in poi e a pag. 79 a proposito della grafite in val Bormida e del manganese in Val Graveglia
ho un figlio che abita da quelle parti e con il tempo pensavo di stabilirsi anch’ io . è un territorio fragile in superficie con strade strette e tortuose, quindi credo che si debba sapere con anticipo dove saranno i cantieri , dove passeranno i camion , qualità aria , dove e quale manovalanza ci sarà , insomma una visione chiara del dopo per non avere sorprese .
……non ne abbiamo avuto abbastanza in val graveglia?…..io credo che sia ora di dire basta!!!!!!…..