The Batu Caves Bent-toed Gecko (Cyrtodactylus metropolis); adult female on limestone rock face, east of Temple Cave. Cyrtodactylus is a diverse genus of Asian geckos with many species reported from surface karstic habitats and shallow caves. They do not show any apparent morphological cave adaptations but their commonly observed presence underground suggests active exploitation of the habitat. They probably prey on the parietal (wall) fauna of the cave ecotone. C. metropolis is almost certainly an endemic restricted to the Batu massif. It was first observed more than a century ago, but only recently (2014) recognized and described as a new species. (Photo courtesy of Lee Grismer)

Oltre 60 cavità esplorate nel carsismo di Battambang: gechi, serpenti e fauna sconosciuta rivelano un ecosistema fragile e ancora in gran parte inesplorato

Un sistema di colline carsiche e grotte nel nord-ovest della Cambogia si è rivelato un autentico scrigno di biodiversità ancora inesplorata. Una recente indagine scientifica ha portato alla scoperta di numerose specie nuove per la scienza, tra cui una vipera dalle tonalità turchesi, un serpente “volante” e diversi gechi, oltre a piccoli invertebrati come lumache e millepiedi.

L’esplorazione, condotta tra novembre 2023 e luglio 2025 da Fauna & Flora con il Ministero dell’Ambiente cambogiano, ha interessato oltre 60 grotte distribuite su 10 colline nella provincia di Battambang ., ha interessato 64 grotte distribuite su 10 colline carsiche nella provincia di Battambang, un’area che si conferma tra le più interessanti del Sud-Est asiatico dal punto di vista biospeleologico.

Uno degli aspetti più rilevanti emersi dallo studio riguarda il ruolo delle formazioni carsiche come sistemi isolati: ogni collina e ogni grotta funzionano infatti come veri e propri “laboratori-isola” dell’evoluzione, in cui le specie si sviluppano separatamente dalle altre.

L’isolamento può essere sufficiente, anche su distanze molto ridotte, a generare differenze genetiche significative tra popolazioni, favorendo la formazione di nuove specie.

In questo contesto, anche ambienti apparentemente simili possono ospitare comunità biologiche profondamente diverse, rendendo il carsismo un mosaico di microecosistemi, ognuno diverso e peculiare.

Un patrimonio biologico ancora sconosciuto; le specie individuate

Tra le specie individuate figurano una vipera dotata di organi termosensibili per la caccia, un serpente capace di planare, diversi gechi, alcuni ancora in fase di descrizione scientifica, due specie di minuscole lumache e due specie di millepiedi. Alcuni di questi organismi non sono ancora stati formalmente descritti o nominati, a conferma di quanto limitata sia ancora la conoscenza della biodiversità sotterranea in queste aree.

Lo studio ha inoltre documentato la presenza di specie già note ma minacciate a livello globale, tra cui il pangolino della Sonda e il pavone verde, evidenziando l’elevato valore conservazionistico dell’area.

Un mondo nascosto e ancora poco conosciuto: tra le scoperte, una nuova vipera del genere Trimeresurus e almeno tre nuove specie di gechi, tra cui Dixonius noctivagus e Cyrtodactylus kampingpoiensis .

Le formazioni carsiche, isolate tra loro, favoriscono processi evolutivi indipendenti: ogni collina può ospitare popolazioni distinte e potenzialmente nuove specie .

Il paesaggio è caratterizzato da doline, sorgenti sotterranee e corsi d’acqua che scompaiono nella roccia, creando habitat altamente specializzati .

Oltre alle nuove specie, sono state documentate altre forme di fauna: è stata documentata la presenza di specie già note ma raramente osservate in Cambogia, come il geco “Shiva”, recentemente descritto in Thailandia, e numerosi altri animali, tra cui millepiedi dai colori vivaci, probabilmente velenosi, e grandi serpenti come il pitone reticolato .

Pangolino della Sonda (Manis javanica), specie minacciata presente anche nelle aree carsiche della Cambogia oggetto dello studio. Foto: Ian Dugdale – CC BY 4.0 (Wikimedia Commons)

Lavoro sul campo: esplorazione e ricerca notturna

Le attività di ricerca si sono svolte prevalentemente nelle ore notturne, quando molti animali emergono dai rifugi. I ricercatori hanno perlustrato cavità, fessure, rocce e vegetazione con torce, affrontando ambienti complessi e spesso difficili.

Alcune grotte ospitano colonie di pipistrelli che possono raggiungere numeri impressionanti, anche fino a un milione di individui, anche se i team hanno evitato le cavità più densamente popolate per motivi di sicurezza.

Nonostante l’ampiezza delle indagini, gli stessi ricercatori sottolineano che si tratta solo di una prima ricognizione: gran parte del territorio carsico della Cambogia, che copre circa il 9% del paese, resta ancora poco studiato.

Minacce e necessità di tutela

Le grotte e le colline calcaree della regione sono un patrimonio naturale e culturale, ed anche religioso (sono spesso utilizzate come luoghi di culto e pellegrinaggio): nonostante questo, come spesso accade, sono in pericolo.

In Cambogia, sono ambienti oggi sottoposti a forti pressioni:

  • estrazione del calcare per la produzione di cemento,
  • turismo non sostenibile,
  • deforestazione,
  • incendi,
  • bracconaggio.

La crescente domanda di cemento rende il carsismo particolarmente vulnerabile, poiché il calcare costituisce una risorsa primaria per l’industria edilizia.

The Guardian

A raccontare la stessa ricerca anche il quotidiano britannico The Guardian, con un contributo in prima persona del ricercatore Pablo Sinovas. Il suo resoconto aggiunge un prezioso “dietro le quinte” alla spedizione: le esplorazioni notturne tra guano e colonie di pipistrelli, le difficoltà operative negli ambienti carsici tropicali, l’incontro diretto con i gechi – lunghi fino a circa 20 centimetri – e l’emozione della scoperta di organismi sconosciuti alla scienza.

Il racconto offre anche spunti di riflessione sul lavoro scientifico sul campo, inclusi gli aspetti più delicati legati alla raccolta degli esemplari per la descrizione tassonomica, e rafforza il messaggio sull’urgenza della conservazione di questi ambienti fragili.

Le immagini diffuse a corredo dell’articolo mostrano, tuttavia, la manipolazione di un geco a mani nude, da parte del ricercatore. È opportuno ricordare che, anche se nell’ambito di contesti scientifici autorizzati e controllati, la fauna cavernicola non dovrebbe essere manipolata; anche quando necessario, il contatto diretto va ridotto al minimo e gestito con adeguate precauzioni, privilegiando sempre un approccio rispettoso e non invasivo.

Non è possibile proteggere ciò che non si conosce: è un principio che non ci si deve stancare di ribadire. La documentazione delle specie rappresenta il primo passo fondamentale per qualsiasi strategia di conservazione.

E questo vale anche per le raccomandazioni di base, apparentemente banali ma essenziali: la fauna cavernicola va osservata con rispetto, evitando manipolazioni non necessarie e, anche nella divulgazione, evitando la pubblicazione di immagini che mostrino la manipolazione diretta degli animali.

Fonti:
CNN, 23 marzo 2026 – New species uncovered in caves in Cambodia
https://www.cnn.com/2026/03/23/science/new-species-uncovered-caves-cambodia-intl-scli-c2e-spc

The Guardian, 22 marzo 2026 – I discovered three new geckos in Cambodia limestone caves
https://www.theguardian.com/environment/2026/mar/22/i-discovered-three-new-geckos-in-cambodia-limestone-caves-and-thats-not-all-we-found-aoe

NB La foto di copertina, a licenza libera, non raffigura uno degli esemplari sconosciuti di cui all’articolo

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