Incidente speleo-subacqueo Maldive, il mio pensiero. 

 di Agnese De Montis

Pubblichiamo volentieri le riflessioni molto profonde di una nostra lettrice, speleologa, sulla libertà di essere speleologi.

Io t’avrei portato sulla luna ma a te bastava vederla dal divano

 

In questi giorni i titoli di giornale recitano:

Tornare sui propri passi”, “Imprudenti”, “Inesperti”.

 

Mi dispiace sempre sentire come alcuni giornalisti parlino di questo tipo di incidenti. Da piccola ero affascinata dal giornalismo, era quello che avrei voluto fare “da grande”.

Il mio interesse si è infranto quando ho capito che oggi essere giornalista mainstream significa raccontare fatti impregnandoli di luoghi comuni, raccontarli come la gente li vuole sentire e non come sono nella realtà. Insomma, raccontare, ma senza far riflettere troppo. Limitarsi a dire, senza spiegare. Anzi, alimentare luoghi comuni fa comodo, per raccogliere quante più visualizzazioni possibili. Forse a nessuno interessa davvero capire? Quello che mi dispiace, in definitiva, è rendermi conto, ogni volta, di come funzioni la mente della gran parte delle persone che abitano questo mondo. Di quanto non si riesca mai a comprendere discipline come la speleologia e di quanto, consequenzialmente, ci si affretti subito a criticarle senza riflettere davvero su cosa si stia dicendo. Eppure – mi dico – “ma non era questo”? Non è forse questo a renderci umani? Il bisogno di conoscere, di scoprire, di porsi delle domande, andare a vedere, toccare con mano. Sentire, testare, condividere. 

Andare avanti. Andare oltre.

Migliorare e migliorarsi.

Ora lo dico in senso metaforico: c’è stato un periodo della mia vita in cui non mi davo pace; non capivo come alcune persone potessero funzionare diversamente da così.

Della mia umile esperienza, ricordo le prime uscite fatte in grotta. Una volta chiesi alla persona che frequentavo all’epoca se avessimo potuto vederci un altro giorno, perché i miei amici speleo stavano organizzando un’uscita e io volevo andare con loro. “Sono io l’unica grotta che ti dovrebbe interessare” disse scherzando (ma neanche troppo). E allora vieni pure tu, no? 

 

Mi ricordo che una volta scrissi “io t’avrei portato sulla luna ma a te bastava vederla dal divano”. Oggi, continuo a non capire, ma accetto che ad alcune persone basti “vedere le cose” dal divano. Anche se non è così che ci siamo evoluti. Anche se non è così che secondo me dovrebbe essere. Però, anche loro dovrebbero accettare che c’è chi invece ha bisogno di andare sulla luna, o almeno provarci, senza doverle necessariamente criticare. Chi ci prova, ve lo assicuro, sa benissimo che qualcosa può andare storto e lo ha già messo in conto. Perché a volte possiamo sbagliare, ed è anche questo che ci rende umani. Altre volte, quello che c’è la fuori si rivela troppo più grande di noi; anche questo ci rende umani. A chi dice “inesperto” o “impudente” chiedo: penseresti le stesse cose di un astronauta?

“Tornare sui propri passi”?  Sono proprio questi, i passi di questa gente. Ma… ragazzi, quella è la cazzo di luna!! 

La luna, a volte, è una cima. Una donna, una professione, un ideale. 

A volte, la luna è una grotta.

 

Agnese De Montis