Piccole grotte, grande biodiversità nelle Prealpi Venete

Nei Monti Lessini, area prealpina meridionale del Veneto, si trovano migliaia di grotte. Due di esse si distinguono per un primato biologico eccezionale nel panorama della biospeleologia italiana: la Grotta Arena, nei Lessini Veronesi, e il sistema Buso della Rana-Pisatela, nei Lessini Vicentini. Uno studio pubblicato sulla rivista Diversity a fine 2023 da Leonardo Latella, del Museo di Storia Naturale di Verona, mette a confronto le due cavità, dimostrando che la ricchezza di specie troglobie non dipende necessariamente dallo sviluppo planimetrico della grotta.

La domanda che ha guidato la ricerca è semplice ma scientificamente rilevante: esiste una correlazione tra la dimensione di una grotta e il numero di specie adattate alla vita ipogea che ospita? I risultati ribaltano l’intuizione comune.


Due cavità opposte per sviluppo, simili per ricchezza biologica

La Grotta Arena si estende per circa 74 metri, con un dislivello di -22 metri. Si apre nel comune di Bosco Chiesanuova, in provincia di Verona, a 1.512 metri di quota, ed è registrata al numero 476 nel Catasto delle Grotte del Veneto. La cavità è dominata da un’ampia sala di forma ellittica con un diametro principale di circa 50 metri.

Il sistema Buso della Rana-Pisatela, in provincia di Vicenza, nel comune di Monte di Malo, presenta invece uno sviluppo complessivo di 37.612 metri, con un dislivello di 407 metri tra l’ingresso superiore (Pisatela, a 747 m s.l.m.) e quello inferiore (Buso della Rana, a 340 m s.l.m.). Si tratta di uno dei sistemi carsici più lunghi d’Italia. La connessione tra le due cavità è avvenuta nel 2012.

Nonostante questa enorme differenza dimensionale — meno di 100 metri contro quasi 38 chilometri — entrambe le grotte detengono il primato di maggiore ricchezza di specie strettamente ipogee nell’Italia settentrionale.


I troglobionti e gli stygobionti: i veri abitanti del buio

Il termine troglobionte indica una specie animale terrestre esclusivamente adattata alla vita in grotta. Il termine stygobionte si riferisce invece a specie acquatiche obbligate degli ambienti sotterranei. Entrambe le categorie includono organismi privi di pigmentazione, spesso ciechi, con metabolismo rallentato.

Nella Grotta Arena sono state censite 16 specie troglobionti e 8 stygobionti, per un totale di 24 specie obbligatamente ipogee. Nel sistema Buso della Rana-Pisatela si trovano 7 troglobionti e 11 stygobionti, per 18 specie totali. Complessivamente, le due grotte ospitano 35 specie obbligatamente ipogee, pari al 74% di tutte le specie di questo tipo censite nell’intero massiccio dei Lessini (oltre 200 grotte studiate).

I due sistemi carsici distano soli 22 chilometri in linea d’aria, eppure mostrano una sovrapposizione faunistica sorprendentemente bassa: solo 7 specie su 35 sono comuni a entrambe le cavità. Applicando l’indice di similarità di Jaccard, la somiglianza biologica tra le due grotte risulta appena del 21%.


Le specie più significative della fauna ipogea lessinica

La fauna terrestre della Grotta Arena include alcune tra le specie più specializzate della biospeleologia italiana. Tra i coleotteri, spicca Italaphaenops dimaioi Ghidini, 1964: uno dei più grandi Trechinae ipogei al mondo, endemico dei Lessini Veronesi. La colonizzazione delle grotte da parte di questo carabi risale a epoche precedenti le glaciazioni quaternarie.

Presente esclusivamente nell’Arena anche Lessinodytes pivai Vigna Taglianti & Sciaky, 1988, specie endemica di quella singola cavità. Tra i coleotteri dei Buso della Rana si segnalano invece Lessiniella trevisioli Pavan, 1941 e Neobathyscia fabianii (Dodero, 1904), entrambi Leiodidae Cholevinae tipici delle grotte vicentine.

La fauna acquatica è dominata dai copepodi. Nell’Arena sono state identificate sei specie stygobionti in un piccolo lago alimentato da acque di percolazione. Nel Buso della Rana sono invece note 19 specie di copepodi, di cui 9 stygobionti. Tra le più interessanti: Lessinocamptus pivai Stoch 1997, a lungo considerata endemica del Buso della Rana, ritrovata poi anche in Slovenia, e Speocyclops infernus (Kiefer, 1930), presente in entrambe le grotte.


Il carsismo di contatto: la chiave della biodiversità ipogea lessinica

Il fattore geologico rappresenta l’elemento unificante delle due grotte e la spiegazione più convincente della loro eccezionale ricchezza biologica. Entrambe le cavità si sono sviluppate in condizioni di carsismo di contatto, cioè in zone di transizione tra formazioni rocciose con caratteristiche diverse.

Nella Grotta Arena coesistono i “Calcari del Gruppo di San Vigilio” (Giurassico inferiore-medio), il “Rosso Ammonitico” (Giurassico medio-superiore) e il “Biancone” (Cretaceo inferiore-medio). Il sistema Buso della Rana-Pisatela si è invece sviluppato nei calcari oligocenici, in contatto con superfici basaltiche meno permeabili, a controllo idrogeologico basaltato.

Questa diversità litologica genera una molteplicità di microhabitat con caratteristiche distinte di umidità, porosità e circolazione idrica. Ogni microhabitat può risultare adatto a specie diverse. La distribuzione quasi esclusiva di Italaphaenops dimaioi nelle grotte a contatto con il Rosso Ammonitico nei Lessini Veronesi, e la presenza di Ceuthonectes serbicus Chappuis, 1924 nelle acque di epikarst del Buso della Rana, sono esempi diretti di questa correlazione tra geologia e distribuzione faunistica.


Le glaciazioni quaternarie e l’origine delle popolazioni troglobie

Un ulteriore elemento esplicativo è fornito dalla paleogeografia. Durante l’ultimo periodo glaciale, le Alpi italiane erano largamente ricoperte dai ghiacci, mentre le aree prealpine ne erano solo parzialmente interessate. Le lingue glaciali raggiungevano soltanto le valli più profonde, lasciando libere le zone più elevate.

Questo ha permesso la sopravvivenza di invertebrati di ambienti freschi e umidi — lettiera forestale, suolo, ghiaioni — in zone prive di ghiaccio. Durante i periodi interglaciali, al ritiro dei ghiacciai, le popolazioni si sono isolate nelle zone più alte o nelle grotte. Il progressivo isolamento ha interrotto il flusso genico tra le comunità cavernicole, favorendo la speciazione. È questo il meccanismo noto come ipotesi del relitto climatico.

Lo stesso processo ha plasmato la distribuzione delle specie stygobionti. La fitta rete di fratture del sistema carsico lessinico ha offerto rifugio agli animali acquatici ipogei durante le glaciazioni, promuovendo l’isolamento e la speciazione per vicarianza. L’elevata diversità di microCrostacei endemici nell’epikarst e nella zona vadosa dei Lessini — documentata anche in studi precedenti della stessa équipe del Museo di Verona — è la conseguenza diretta di questo processo.


Un confronto che ridimensiona il ruolo della grandezza

Lo studio di Latella risponde con dati concreti alla domanda posta nel titolo. La dimensione di una grotta non è il fattore determinante per la sua ricchezza in biodiversità ipogea. La Grotta Arena, con i suoi 74 metri di sviluppo, ospita più specie obbligatamente ipogee rispetto al sistema Rana-Pisatela, lungo 37 chilometri.

I fattori realmente decisivi risultano essere la complessità geologica locale — in particolare la presenza di carsismo di contatto tra litologie differenti — e la storia paleogeografica dell’area. Entrambi gli elementi creano la varietà di microhabitat necessaria per sostenere comunità biologiche ricche e differenziate.

Il Museo di Storia Naturale di Verona continua le proprie attività di ricerca in questi ambienti. Parte del materiale analizzato in questo studio — in particolare Isopoda, Opilionida e Collembola — era rimasto non identificato per anni nelle collezioni museali ed è stato inviato a specialisti per la determinazione nel corso del progetto. Questo dato suggerisce che la biodiversità ipogea dei Monti Lessini potrebbe ancora riservare ulteriori sorprese.

Fonte:

Latella, L. (2023). Does size matter? Two subterranean biodiversity hotspots in the Lessini Mountains in the Veneto Prealps in Northern Italy. Diversity, 16(1), 25. [84]http://dx.doi.org/10.3390/d16010025