Un programma di ricerca durato quattro anni ridefinisce la comprensione del più grande santuario inciso del Paleolitico europeo
La grotta di Combarelles I, nelle vicinanze di Les Eyzies-de-Tayac (Dordogna, Francia), è da sempre considerata uno dei più straordinari esempi di arte parietale paleolitica, con oltre 600 incisioni di cavalli, bisonti, mammut e figure antropomorfe scavate nella roccia circa 15.000 anni fa.
Eppure, per oltre un secolo, il vero volto della grotta era rimasto nascosto: quello a colori.
Un programma di ricerca quadriennale (2016–2019) diretto da Elena Paillet ha rimesso in discussione l’immagine consolidata di Combarelles come grotta «solo incisa», dimostrando che il colore era un elemento costitutivo e non accessorio del suo sistema decorativo.[1][2]
I risultati principali sono stati pubblicati nel 2021 sulla rivista scientifica PALEO con il titolo evocativo «Colore le monde». Le rôle de la couleur dans le dispositif pariétal de la grotte de Combarelles I, e la scheda di sintesi del programma è apparsa nel 2026 sulla rivista ADLFI. Archéologie de la France – Informations.[3][1]
Un inventario che cambia tutto
Il team guidato da Paillet, con Emeline Deneuve (DRAC Nouvelle-Aquitaine), Patrick Paillet (MNHN) e Catherine Cretin (MNP), ha condotto un inventario sistematico di tutte le tracce colorate della cavità.
Il risultato ha sorpreso la comunità scientifica: 121 entità grafiche colorate sono state identificate, di cui ben 31 completamente inedite rispetto all’inventario precedente di Claude Barrière (1997). Di queste, 110 sono nere — realizzate quasi certamente con ossido di manganese — e 11 rosse, ottenute con ocra (ematite).[4][5]
La svolta metodologica è stata l’uso sistematico del plugin DStretch© applicato al software ImageJ©, uno strumento di elaborazione digitale dell’immagine capace di amplificare i contrasti cromatici nelle fotografie delle pareti, rendendo visibili tracce di pigmento scomparse sotto strati di calcite depositatisi nel corso di millenni.
Come spiegano i ricercatori, le infiltrazioni d’acqua hanno progressivamente dissolto i pigmenti nel tempo, mentre le incisioni si sono conservate intatte perché fisicamente intagliate nella roccia.[6][7][4]
Tecniche miste: incisione e pittura come un unico gesto
La scoperta più rivoluzionaria del programma riguarda la documentazione di tecniche miste, ovvero rappresentazioni realizzate alternando incisione e pittura nella stessa sequenza operativa.
Il caso più eloquente è quello del Cavallo 89, situato nella parte più profonda della galleria: l’artista magdaleniano delineò dapprima il collo e la linea dorsale con una leggera incisione, poi applicò il pigmento nero per completare testa, arti e criniera, e infine tornò con una seconda fase di incisione più marcata che seguiva scrupolosamente il contorno dipinto.
Un processo articolato in tre fasi che rivela una concezione integrata del gesto artistico, in cui pennello e bulino erano strumenti complementari di un’unica idea figurativa.[5][4]
Analogamente, nello Stambecco IXD123, i contorni furono prima incisi superficialmente, poi le tracce nere (probabilmente applicate con le dita) completarono il treno anteriore, e una seconda incisione concluse la rappresentazione, in alcuni punti cancellando deliberatamente il colore.[5]
Una rivalutazione storica
Per decenni il manuale di riferimento per Combarelles I era stato il grande studio di Claude Barrière (1997), che catalogò 625 motivi e sostenne con convinzione che «tutte le tracce colorate sono anteriori alle incisioni», interpretandole come strati di fondo preesistenti.
Il programma Paillet ha dimostrato che questa affermazione non è una costante: le analisi rivelano cronologie complesse, con alternanza delle tecniche nell’ambito di una stessa sequenza. Incisioni e dipinti non furono due momenti separati, ma un dialogo continuo sulla parete.[4]
La grotta, classificata Monumento Storico già nel 1902 e iscritta al Patrimonio UNESCO dal 1979 assieme agli altri siti della valle della Vézère, deve ora essere riletta come un insieme bicromatico (il nero del pigmento e il bianco-grigio della calcare incisa), con inserzioni di rosso in punti strategicamente scelti — tra cui gli antropomorfi della zona centrale e un suggestivo rettangolo compartimentato accanto a una leonessa.[7][8][4]
Un patrimonio ancora da svelare
Il programma ha confermato che la zona più ricca di tracce colorate è il settore X, il più profondo e inaccessibile della galleria, il che suggerisce come la migliore conservazione differenziale in questa area lontana dall’ingresso abbia preservato ciò che altrove il tempo ha cancellato.
La mano negativa parziale, rinvenuta in una piccola nicchia della volta nella parte terminale della cavità, resta uno dei motivi più eccezionali dell’intero corpus dipinto.[4]
Questi risultati aprono nuove prospettive per lo studio delle grotte ornate magdaleniane dell’intera regione della Vézère — tra cui Font-de-Gaume e Rouffignac — suggerendo che le tecniche miste e l’uso integrato del colore potrebbero essere state una pratica condivisa molto più diffusa di quanto finora ipotizzato.[9][5]
DiScintilena
Fonti consultate
- E. Paillet — «Les Eyzies-de-Tayac-Sireuil – Les traces colorées de la grotte de Combarelles I. Relevé d’art rupestre (2019)», ADLFI. Archéologie de la France – Informations, 2026 ? https://journals.openedition.org/adlfi/229442?lang=fr
- E. Paillet — «’Colore le monde’. Le rôle de la couleur dans le dispositif pariétal de la grotte de Combarelles I», PALEO, n° 31, 2021 ? https://journals.openedition.org/paleo/6404?lang=fr
- E. Man-Estier (Paillet), E. Deneuve, P. Paillet, L. Loiseau, C. Cretin — «Du nouveau aux Combarelles I (Les Eyzies-de-Tayac, Dordogne, France)», PALEO, n° 26, 2015 ? https://journals.openedition.org/paleo/2987?lang=fr / https://pdfs.semanticscholar.org/08f5/ebbb2f074b82b1535e7451f5b3d56bacd144.pdf
- Combarelles, grotte (Les Eyzies-de-Tayac, Dordogne, France) — Base de données «Bestiaire de la Représentation Animale», CNRS ? https://animal-representation.cnrs.fr/s/bjc-en/item/6236
- Les Combarelles, grotte — OpenEdition Books / Presses Universitaires de Provence ? https://books.openedition.org/pup/59854?lang=fr
- Grotte des Combarelles — Musée national de Préhistoire des Eyzies ? https://musee-prehistoire-eyzies.fr/grotte-des-combarelles
- Grotte des Combarelles — Wikipedia FR ? https://fr.wikipedia.org/wiki/Grotte_des_Combarelles
- Combarelles grotte — Hominidés.com ? https://www.hominides.com/musees-et-sites/les-combarelles/
- Elena Paillet — Scheda autore, OpenEdition ? https://journals.openedition.org/paleo/4088
- Découverte et découvreurs — Font-de-Gaume — Archéologie, Ministère de la Culture ? https://archeologie.culture.gouv.fr/font-de-gaume/fr/decouverte-et-decouvreurs
Fonti
[1] Les Eyzies-de-Tayac-Sireuil – Les traces colorées de la grotte de … https://journals.openedition.org/adlfi/229442?lang=fr
[2] Elena Paillet https://archeo-actu.fr/2019/11/16/2019-epaillet/
[3] « Colore le monde ». Le rôle de la couleur dans le dispositif parié… https://journals.openedition.org/paleo/6404
[4] [PDF] Du nouveau aux Combarelles I (Les Eyzies-de – Semantic Scholar https://pdfs.semanticscholar.org/08f5/ebbb2f074b82b1535e7451f5b3d56bacd144.pdf
[5] Combarelles, grotte (Les Eyzies-de-Tayac, Dordogne, France) https://animal-representation.cnrs.fr/s/bjc-en/item/6236
[6] Combarelles grotte – Hominides https://www.hominides.com/musees-et-sites/les-combarelles/
[7] Grotte des Combarelles — Wikipédia https://fr.wikipedia.org/wiki/Grotte_de_Combarelles
[8] Grotte des Combarelles – Wikipédia https://fr.wikipedia.org/wiki/Grotte_des_Combarelles
[9] Les Eyzies – Grotte de Font-de-Gaume – OpenEdition Journals https://journals.openedition.org/adlfi/163255
[10] vulnerabilita-aree-carsiche.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_aeff132f-4e90-4a57-9599-51b44b46c5c8/7bb85516-a81a-4be5-8e60-ab6ca58753a0/vulnerabilita-aree-carsiche.txt