Dalla “lectio magistralis” di Giancarlo Zuffa al corso nazionale CNSS-SSI: la conoscenza come primo strumento dello speleologo
Un messaggio inviato sulla lista Speleo-it da Stefano Cattabriga — coordinatore Emilia-Romagna della CNSS-SSI — ha offerto qualche settimana fa uno spunto prezioso per riflettere su un tema spesso dato per scontato: il valore della documentazione nell’attività speleologica.
Scintilena ne ha già parlato, ma vale la pena un promemoria.
Al centro del racconto c’è una figura di riferimento della speleologia italiana, Giancarlo Zuffa, decano del Gruppo Speleologico Bolognese e protagonista di alcune tra le più significative imprese speleo alpinistiche del secolo scorso. Durante la recente assemblea annuale del gruppo, Zuffa ha tenuto una breve ma incisiva “lectio magistralis” che ha colpito tutti, anche un gruppo di giovani esploratori già esperti.
Pochi minuti, ma densissimi: il richiamo alla necessità di studiare, analizzare e comprendere a fondo i documenti d’archivio prima di pianificare nuove esplorazioni. È l’approccio che, come sottolinea Cattabriga, ha già avuto un impatto concreto nella definizione delle campagne esplorative previste per il 2026, tra gessi, Apuane e altri contesti.
Non per caso Zuffa è affettuosamente soprannominato “Il Sommo” dai più giovani: la sua capacità di leggere il passato per orientare il futuro resta un punto di riferimento in un’attività dove l’esperienza diretta va a braccetto con la memoria storica.
Da qui nasce l’invito a partecipare a un’iniziativa formativa di rilievo nazionale: il corso “Come, dove (e perché) documentarsi?”, organizzato dalla CNSS-SSI a Bologna, con il supporto del Centro Italiano di Documentazione Speleologica Biblioteca Franco Anelli e il patrocinio dell’Alma Mater Studiorum Università di Bologna (Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali).
Il corso, a numero chiuso ma aperto a tutti gli speleologi indipendentemente dal livello di esperienza, si articolerà in tre momenti: un primo incontro online il 6 maggio 2026, seguito dalle giornate in presenza il 16 e 17 maggio a Bologna, tra il Campus dei Campioni di San Lazzaro di Savena e la Biblioteca “Franco Anelli” in via Zamboni.
La quota di partecipazione è fissata in 85 euro per i soci SSI e 91 euro per i non soci e comprende materiali, pasti principali e attestato finale; restano esclusi pernottamento e colazioni.
Il titolo, volutamente provocatorio, mette al centro una questione cruciale: la documentazione non è un’attività accessoria, ma parte integrante dell’esplorazione. Sapere dove cercare, come interpretare le fonti e perché farlo può fare la differenza tra una spedizione efficace e una ripetizione inutile di quanto già noto.
Chiude il messaggio di Stefano Cattabriga la citazione di una parte di un aforisma Friedrich Nietzsche, tratta da Al di là del Bene e del Male, il saggio in cui il filosofo riflette anche sul senso critico (la riporto intera):
“Chi lotta con i mostri deve guardarsi di non diventare, così facendo, un mostro. E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te”.
Un aforisma particolarmente adatto agli speleologi. Le interpretazioni possono essere molte, ma una è immediata: esplorare non è solo scendere nel buio, ma anche imparare a leggere ciò che altri hanno visto prima di noi.
Corso a numero chiuso, aperto a tutti gli speleologi: qui il programma completo e la scheda di iscrizione (in allegato): https://speleo.it/site/corso-come-dove-perche-documentarsi/
Docenti:
- Luca Pisani – responsabile del Centro Italiano di Documentazione Speleologica “Franco Anelli”
- Michele Sivelli – già responsabile del Centro
- Stefano Gambari – bibliotecario del Circolo Speleologico Romano





