Nel Bus de la Genziana, pendoli, GPS e sonde trasformano le piene in dati: deformazioni fino a 1,6 cm e una citizen science speleologica senza finanziamenti.
La Stazione Geofisica Ipogea Del Bus De La Genziana in Cansiglio Compie 20 Anni
Di Barbara Grillo Radicio
Dal gennaio 2006 sono in atto ricerche idrologiche e geofisiche sul Cansiglio: consistono nel monitoraggio delle sorgenti presso Polcenigo, dell’acqua in grotta e in osservazioni geofisiche dei pendoli geodetici e GPS installati in varie località del Cansiglio.
I pendoli Marussi tipo Zöllner sono clinometri installati il 15 ottobre 2005 a 25 m di profondità nel Bus de la Genziana, la prima e unica Riserva Naturale Ipogea in Italia gestita dai Carabinieri Forestali che si apre nella parte veneta del Pian Cansiglio.
Questa strumentazione fa parte della rete di monitoraggio geodetico del Friuli Venezia Giulia a cura dell’Università di Trieste: le altre due cavità sono la Grotta Nuova di Villanova a Lusevera (UD) e la Grotta Gigante a Trieste.
Era stato deciso di installarli qui per le particolari caratteristiche geofisiche del Cansiglio, luogo di intensi terremoti nel 1873 e 1936.
Le parti più basse del Bus de la Genziana sono caratterizzate da ambienti che possono allagarsi anche completamente.
Nel marzo 2013 il Dipartimento di Matematica e Geoscienze UniTS aveva installato a 550 m di profondità una sonda multiparametrica per il monitoraggio della falda mediante la misura del livello, temperatura e conducibilità dell’acqua.
Era la prima volta che veniva svolto questo tipo di monitoraggio in una grotta in Cansiglio e per poterlo fare è stato estremamente importante il contributo degli speleologi, all’epoca dell’Unione Speleologica Pordenonese CAI.
Il monitoraggio è stato portato avanti per 7 anni con l’aiuto di speleologi locali ed è poi ripreso nel 2023 grazie all’interesse dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.
Sono stati analizzati diversi eventi di piena registrando anche un record da oltre 100 m di acqua dalle parti basse della grotta.
I dati sono stati utili per caratterizzare l’idrodinamica del massiccio in relazione allo studio dei movimenti lenti della montagna, oltre che per conoscere le dinamiche idrauliche utili agli speleologi.
Tutte queste informazioni idrogeologiche sono state messe insieme alle registrazioni dei clinometri nella grotta e di una rete di GPS esterni, curati dal Centro di Ricerche Sismologiche dell’OGS e I.N.G.V. di Roma e Bologna: ne risulta la presenza di deformazioni del massiccio del Cansiglio dell’ordine del centimetro indotte dal carico idraulico, che rappresentano non solo il deflusso lento, ma tutti i momenti di carico e scarico impulsivi delle acque ipogee durante abbondanti eventi di pioggia.
L’Altopiano del Cansiglio fa parte di una notevole idro-struttura elastica non omogenea, che si muove con un sistema di drenaggio diretto lungo la direttrice NW-SE, proprio in direzione del complesso sorgentifero di Polcenigo –Caneva che genera il Fiume Livenza.
Questo modello interdisciplinare, che vanta ormai 20 anni di continuità e non è finanziato da nessuno, ha fatto da punto di partenza per studiare anche altri sistemi carsici italiani, confermando che le strutture carsiche si deformano.
Il record di deformazioni locale rimane quello dell’alluvione del Livenza del 2010, dove in pochi giorni si sono registrati 550 m di pioggia e la montagna si è deformata di 1,6 cm verso le sorgenti per poi tornare nella posizione originaria.
Stanno cercando di capire quanto questi movimenti influenzino l’accumulo di energia elastica per generare i terremoti, essendo localizzati in particolari aree sismiche di una certa importanza.
Tutte queste conoscenze non sarebbero state possibili senza il fondamentale aiuto degli speleologi, soprattutto sacilesi e poi pordenonesi, che nel ottobre 2005 hanno creato le condizioni per l’installazione e il trasporto dei clinometri in grotta, strumenti estremamente delicati che hanno necessitato di 6 ore per il posizionamento.
Successivamente nel 2011 è stato necessario intervenire per cambiare un clinometro, in quanto ignoti ne avevano manomesso il funzionamento.
Nei tempi più recenti gli speleologi di Conegliano, sempre avvalendosi di collaborazioni locali contando su amici nel Gruppo Speleologico Sacile, sono attivi per il monitoraggio delle acque di fondo della grotta, continuando a rappresentare un bel esempio di citizen science, cioè collaborazione con gli Enti di ricerca per raccogliere dati che non sarebbe possibile avere in altro modo e conoscere così i fenomeni naturali.
Grazie a tutti quelli che hannoaiutato in passato e che continuano, nonostante la mancanza di risorse, a svolgere un azione di volontariato utile alla comunità scientifica e non solo.
Testo e foto a cura di Barbara Grillo (Speleo Team Conegliano)
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