Le esplorazioni delle grotte non finiscono mai
Questa mattina, grazie ad Antonio Murgia che l’ha pubblicata sulla sua pagina Facebook, possiamo ripercorrere le fasi più importanti dell’esplorazione del Sistema del Supramonte Orientale.
Pezzo dopo pezzo, scoperta dopo scoperta, gli speleosub di Su Molente Cave Project stanno districando piano piano i misteri di un intricato sistema semiallagato.
Sifone dopo sifone, le grotte prima o poi sono arrivate ad unirsi fino a raggiungere, per ora, una lunghezza che ad una prima stima si aggira intorno agli 80 km.
Ecco la cronistoria raccontata da Antonio Murgia
E’ appena di qualche giorno la notizia dei nuovi successi esplorativi che hanno interessato il labirinto sotterraneo che si nasconde sotto i calcari che circondano la Codula di Luna, nel cuore nascosto dei supramontes di Dorgali e Baunei, e che hanno portato questo fantastico universo ipogeo a uno sviluppo che potrebbe aggirarsi intorno agli 80Km.
La risorgenza di Cala Luna è stata finalmente collegata alla Grotta di Su Molente, alla quale già in passato erano stati “uniti”, più a monte del sistema, il complesso di Su Palu-Monte Longos (Su Spiria) e la grotta del Bue Marino.
La grotta di Su Molente si è dimostrata ingorda e pian piano, grazie all’infaticabile lavoro del suo Team di esplorazione (il “Team Su Molente” – Su Molente Cave Project ), da sempre guidato da Roberto Loru, ha fatto suo l’intricato intorno sotterraneo.
E allora torniamo a parlare di questo grande lavoro reso possibile dalla dedizione di quanti negli anni hanno perseverato nel correr dietro al cuore segreto della montagna, e di quanti hanno passato il testimone lasciando un’impronta indelebile in questa grande storia di esplorazione.
Si, perché, e qui mi permetto di usare parole non mie dal momento che non saprei trovarne di migliori (grazie Carla Corongiu 😉 ), “la storia di Su Molente e della sua squadra è scritta ed è una delle più belle e grandiose della speleologia sarda”.
Permettetemi quindi di ripercorrerla questa bella storia di esplorazione, a grandi tappe. Un’avventura che rimane scolpita nella mente e nel cuore di quanti vi hanno preso parte e che lascia una grande eredità a coloro che continueranno a portarla avanti. Si perché il nostro lavoro è ben lungi dall’essere concluso, “ci aspetta ancora tanta fatica e, come sempre, non ci tireremo indietro”.
Ecco allora alcune delle più importanti pagine del libro di Su Molente.
2007 – Roberto Loru in solitaria, superato un impegnativo sifone di sabbia, esplora nella nuova grotta di Su Molente, scoperta dal Gruppo Speleologico Sassarese, un’angusta condotta sommersa che lo porta a trovare le acque cristalline del collettore sotterraneo che dal complesso ipogeo di Su Palu-Monte Longos, corrono fino al mare che bagna la spiaggia di Cala Luna.
2007-2008 – Roberto Loru e Leo Fancello, appartenente al Gruppo Ricerche Ambientali di Dorgali e pioniere dell’esplorazione speleosubacquea in Sardegna, ma prima di tutto un amico, portano avanti le esplorazioni nei tratti a monte del sistema. I due superano centinaia di metri di profondi sifoni e gallerie sabbiose. Ignari e con l’obiettivo di colmare l’enorme spazio vuoto che sul rilievo li separa dalle gallerie remote di Su Spiria (Monte Longos) spingono le sagole oltre uno specchio d’acqua che nasconde un sifone laterale. Quest’ultimo, se percorso, li avrebbe condotti dentro i rami terminali del Bue Marino nelle sue propaggini sud a ridosso della Codula di Luna. E invece solo nel 2013 il Bue Marino diventerà una cosa sola con la grotta di Su Molente con l’immersione dei forti speleosubacquei della Repubblica Ceca, Daniel Hut?an e Miroslav Manhart, i quali, trovato l’accesso al sifone di giunzione fra le frane di basalto nel caos del ramo terminale, scopriranno l’ennesima bella galleria sotto la Codula di Luna e per condotte sommerse poco profonde raggiungeranno le regioni attraversate da Leo e Roberto cinque anni prima.
2008-2009 – Roberto Loru e Leo Fancello, stavolta con Daniel Hut?an si spostano sempre più a nord nel cuore del sistema cogliendo i passaggi segreti nei profondi specchi d’acqua e rubando al gigante sotterraneo ancora centinaia di metri di enigmatiche gallerie, per condotte sabbiose animate dallo scorrere del torrente sotterraneo o, più spesso, in immersione subacquea.
2010 – Roberto Loru, prima in solitaria, quindi in compagnia di Diego Vacca (con il supporto, in questa occasione, della Federazione Speleologica Sarda), supera il precedente limite esplorativo fermandosi sott’acqua in corrispondenza di una grande sala sommersa con un pozzo che sprofonda nel più assoluto mistero.
E’ del 2014 l’immersione di Daniel Hut?an e Miroslav Manhart che, diretti ancora una volta verso monte, forzano decisi le parti più profonde del sistema ritrovandosi a risalire in un grande ambiente, sempre sommerso. Si lasciano alle spalle occhieggianti condotte sulla volta dalla ridotta sezione rispetto al ramo principale. Non lo sanno ancora ma proprio da lassù, da quei soffitti tormentati, arriveranno nel 2016 gli speleosubacquei della Federazione Speleologica Sarda partiti dal lontano sifone terminale di Sa Ciedda a Su Spiria. Sarà giunzione, resa possibile dalla presenza della sagola guida che il Team Su molente ha saputo e voluto con ostinazione portare fin lì, in quelle acque profonde e apparentemente sconfinate, dentro i grandi vuoti della montagna. I due forti speleologi della Repubblica Ceca, parte integrante ormai di una nutrita squadra di esplorazione intergruppi che chiamiamo Team Su Molente, non si fermano e scoprono che la galleria ampia e profonda continua. Dopo una lunga decompressione, riescono ad emergere in corrispondenza di un lago sormontato da un alto pozzo non arrampicabile senza attrezzature. Che lassù si nascondano ancora sconosciute gallerie di Su Spiria? Probabile. Insomma la giunzione è a un passo, potrebbe essere ovunque in quel dedalo di condotte, ma ancora sfugge agli esploratori. Prima di rientrare percorrono ancora un tratto sommerso di galleria. La grotta continua per ampi e ad oggi ancora inviolati sifoni. Un mistero, l’ennesimo, ancora da sciogliere.
L’esplorazione, dopo la giunzione del 2016 del sistema di Su Palu e Monte Longos con le grandi condotte di Su Molente, si sposta con decisione verso i grandi sifoni a valle dell’intricato labirinto ipogeo solo parzialmente esplorati da Roberto Loru (2007), Leo Fancello (2008), Toddy Waelde della Protec Sardinia (2013) con quest’ultimo che conclude l’esplorazione del primo sifone a valle riemergendo in una bella galleria aerea (La Perla Nera).
Gli speleosubacquei decidono stavolta di inseguire il fiume sotterraneo e non più di risalirne il corso. Si spingono sempre più a valle, verso il mare, con l’obiettivo stavolta di collegare il già enorme “sistema del supramonte orientale”, di cui Su Molente si è rivelato essere il cuore pulsante, con la risorgenza di Cala Luna, un intrico di condotte sommerse dalle quali il torrente ipogeo, partendo dai lontani altopiani carsici, e fluendo per passaggi ancora segreti nella pietra, incontra da sempre le acque cristalline della costa orientale sarda per disperdersi fra gli splendidi fondali.
Importanti sifoni si alterneranno a tratti asciutti dai nomi curiosi, la “Perla Nera”, la “Grande Piramide”, La “Pelosa”, e da qui un impressionante galleria sommersa, il sifone Daniel Hut?an la cui complessa esplorazione viene dedicata all’amico prematuramente scomparso nel 2020, uno dei giganti dell’esplorazione speleosubacquea mondiale.
Ecco allora la sequenza inarrestabile delle esplorazioni subacquee che riaprono e portano avanti l’avventura a valle del sistema.
2016 – Roberto Loru coadiuvato da Michele Secchi supera il limite esplorativo in precedenza toccato da Toddy Waelde. Roberto affronta in solitaria il tratto sommerso oltre la galleria aerea della “Perla Nera” esplorando il secondo sifone a valle, emergendo in una galleria allagata culminante in nuovi passaggi sifonanti.
2017 (giugno) – Roberto Loru e Giampiero Mulas (del GEA – Grup Espeleològic Alguerès), con il supporto di Sergio Sedda del TAG di Thiesi, esplorano il terzo sifone a valle, raggiungono l’ambiente denominato Grande Piramide, conquistando 300m. di nuova grotta fino ad un quarto sifone.
2017 (settembre) Roberto Loru, Giampiero Mulas e Sergio Sedda, raggiungono il bell’ambiente aereo della “Pelosa” spingendosi fino alle sponde del quinto sifone a valle.
2018-2019 Roberto Loru e Giampiero Mulas con una serie di punte esplorative impegnative portano lo sviluppo esplorato del quinto sifone a 750 m. dal punto di immersione, fermandosi su grandi ambienti che sembrano non volere accennare ad uscire all’asciutto.
2020-2021 – Roberto Loru e Giampiero Mulas con il supporto degli amici speleosubacquei della Slovacchia Karol Kyška e Mira Manhart, si immergono per proseguire l’esplorazione del sifone terminale ma, a causa delle scarse condizioni di sicurezza (2020), e del necessario impegno nella riparazione delle sagole guida, danneggiate dalle piene invernali (2021), son costretti a desistere e rimandare l’appuntamento con le nuove scoperte.
2022 – Roberto Loru e Giampiero Mulas, sempre con il supporto di Karol Kyška e Mira Manhart spingono ancora oltre il limite esplorativo del quinto sifone in ambienti sempre più grandi portandola a oltre 800m. dall’ingresso.
2023 – Roberto Loru e Sergio Sedda con il supporto di Karol Kyška e Martin Tká?ik sono costretti a interrompere l’ennesima punta esplorativa per il crollo della visibilità nei tratti sifonanti terminali dovuto alle recenti piene del sistema.
2024 (giugno) – Roberto Loru e Sergio Sedda, ancora con il supporto di Mira Manhart e Martin Tká?ik, esplorano ulteriori 150m. di condotte sommerse nel sifone terminale portandone lo sviluppo a 950m.
2024 (settembre) – Roberto Loru, Karol Kyška e Martin Tká?ik riescono finalmente a riemergere dal sifone Daniel Hut?an dopo oltre un chilometro di grandi e belle gallerie sommerse in corrispondenza di un grande lago, impostato su faglia, sovrastato da un imponente e alta galleria dai cui soffitti si affacciano altissimi vuoti, buchi neri che sembrano raccontare di ambienti fossili a più alti livelli. Si fermano su un salto di qualche metro non affrontabile senza attrezzi. In basso oltre la verticale la galleria si perde in un nero inviolato.
Tornano sui loro passi. Ridiscendono il ripido pendio franoso ribattezzato “Big Wall”, per riconquistare le sponde dello specchio d’acqua da cui sono arrivati fino a queste lande remote e da qui riprendere la via per il lungo ritorno a casa.
Le acque del lago, intorno, nascondono complessi passaggi in frana dai quali, è notizia di questi giorni, confluiranno in queste regioni regioni tanto lontane, i ragazzi del team Phreatic A.P.S. che da anni esplorano nuovi e complessi ambienti diramantesi nel cuore della risorgenza di Cala Luna. Anche questa un’esplorazione non semplice che rende merito ai propri protagonisti. E’ ancora una volta giunzione. L’ennesima giunzione di tutti, a lungo cercata, ma resa possibile da quella sagola portata una volta ancora fin laggiù dai ragazzi del Team Su Molente. Un’esplorazione incredibile che negli anni dai calcari segreti sotto Pedra Molina, molto più a monte, ha saputo condurci fin qui.
2025 – Roberto Loru, Sergio Sedda, coadiuvati dagli amici della Slovacchia capitanati dal solito Karol Kyška, risalgono una volta ancora l’imponente china detritica del “Big Wall” per consentire a Roberto Loru di attrezzare e discendere il pozzo successivo, percorrere un tratto di bella galleria e affacciarsi sulle sponde di un nuovo lago sifone probabile porta per accedere a nuove e remote aree della montagna.
Ragazzi. Insomma. Son quasi 18 anni. Mica pochi. Abbiate pazienza. Non potevo metter giù solo due righe.
E poi. Lasciatemelo dire. Con un po’ di sano orgoglio. Io ci sono stato, sempre. Ci sono e proverò ad esserci ancora un po’ , perché questa storia non finisce qui. Umile sherpa. Come tantissimi altri senza i quali quest’impresa non si potrebbe raccontare. Per questo mi permetto di scriverne, di provare a tesserne le fila, mettendole in ordine, unendo le mie parole a quelle dei tanti protagonisti di un avventura davvero più grande di noi, fatta di impegno, incrollabile fiducia, tenacia ma soprattutto di amore per questi luoghi magici, e di amicizia profonda che lega gli uni agli altri i compagni di ieri e di oggi con cui, negli anni, ho avuto il privilegio di condividere quel tempo prezioso che scorre, anch’esso intriso di mistero, fra le montagne dei supramontes orientali.
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