A Covasna, in Romania, le mofete rivelano il degassamento profondo del pianeta. Una campagna di misura dell’INGV studia le emissioni naturali di anidride carbonica che risalgono dalla crosta e dal mantell
In alcune zone della Transilvania, in Romania, la Terra sembra letteralmente respirare. Dal suolo fuoriesce anidride carbonica che risale da profondità crostali e mantelliche attraverso sistemi di fratture ancora attivi. Questo fenomeno è noto come degassamento naturale: il rilascio verso la superficie di gas che provengono dall’interno della Terra e che riescono a risalire attraverso fratture e discontinuità delle rocce.
Una delle manifestazioni più evidenti di questo processo sono le mofete, punti del terreno da cui fuoriesce naturalmente anidride carbonica proveniente dal sottosuolo, spesso visibile sotto forma di bolle nel fango o nell’acqua. Non si tratta di gas caldo o di attività vulcanica in senso stretto: le mofete sono emissioni fredde di CO?, spesso invisibili, che rappresentano una delle tracce di attività geologica profonda ancora in atto.
Uno dei luoghi più noti dove il fenomeno è particolarmente evidente è Covasna, spesso chiamata la “città delle mille mofete”. Qui l’anidride carbonica non emerge soltanto in punti concentrati e ben riconoscibili, ma può diffondersi anche in modo invisibile nel terreno circostante. Il fenomeno è definito degassamento diffuso al suolo e può essere individuato e misurato solo grazie a strumenti scientifici specifici.
Alla fine del 2025 il personale dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha partecipato a una campagna di misura proprio a Covasna, lavorando insieme ai ricercatori della Universitatea Babe?-Bolyai di Cluj-Napoca. Le misure sono state effettuate nel parco centrale della città e nelle aree circostanti utilizzando camere di accumulo e sensori a infrarossi, strumenti che permettono di stimare i flussi di anidride carbonica che fuoriescono dal terreno.
I risultati indicano un’attività di degassamento di origine endogena, cioè collegata ai processi geologici profondi che interessano questa regione dei Carpazi orientali. L’anidride carbonica che raggiunge la superficie rappresenta quindi il segnale di dinamiche che coinvolgono la crosta terrestre e, probabilmente, anche il mantello superiore.
Le mofete non sono soltanto una curiosità naturale: rappresentano un collegamento diretto tra la superficie e i processi che avvengono nelle profondità del pianeta. Studiare queste emissioni permette agli scienziati di comprendere meglio il ciclo profondo del carbonio, cioè il modo in cui il carbonio viene trasferito dalle profondità della Terra verso l’atmosfera.
Il fenomeno interessa anche, indirettamente, il mondo sotterraneo. L’anidride carbonica è infatti uno dei gas più presenti negli ambienti ipogei e può accumularsi in cavità naturali, grotte o depressioni del terreno, soprattutto in aree dove esistono fratture attive o sistemi di degassamento naturale. In alcuni casi questi gas possono influenzare la ventilazione delle grotte e la chimica delle acque sotterranee.
Il confronto con l’Italia
La notizia ha suscitato anche qualche osservazione sui social: fenomeni di degassamento naturale non sono affatto rari in Italia. Un esempio noto è quello dell’area dei Campi Flegrei, dove la Solfatara di Pozzuoli rilascia quotidianamente grandi quantità di anidride carbonica e dove sono presenti numerose mofete e altre manifestazioni gassose diffuse nel territorio.
Proprio a questa osservazione i ricercatori dell’INGV hanno risposto ricordando che la ricerca scientifica non si limita allo studio di un singolo sito. Confrontare aree diverse – come i sistemi post-vulcanici dei Carpazi e quelli dell’Italia meridionale – permette infatti di comprendere meglio i meccanismi del degassamento profondo, migliorando i modelli interpretativi dei processi che collegano il sottosuolo alla superficie.
Studiare la Transilvania, quindi, non significa ignorare fenomeni analoghi presenti nel nostro Paese, ma ampliare il quadro di osservazione: ogni area geologica ha una storia e una struttura proprie, e il confronto tra contesti diversi è uno degli strumenti fondamentali della ricerca.
Per saperne di più:
https://buff.ly/1YHyuT2
Fonte: pagina social INGVAmbiente – Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – Dipartimento Ambiente
