Una spettacolare discesa dal campanile, un film che esplora la memoria in profondità, un pubblico molto coinvolto. Il successo il 31° Film Festival della Lessinia
Bosco Chiesanuova – Si è aperto sotto le stelle, tra il suono delle corde e il silenzio assorto del pubblico, il 31° Film Festival della Lessinia, con una serata di anteprima che ha lasciato il segno. La piazza della Chiesa si è trasformata in un vero e proprio anfiteatro verticale, dove gli speleologi del Gruppo Grotte Falchi hanno rievocato con una spettacolare calata dal campanile la prima esplorazione della Spluga della Preta, avvenuta esattamente cento anni fa, nel 1925.

Un gesto simbolico ma potente, che ha dato corpo all’“abisso” ancor prima della proiezione del film omonimo: L’Abisso di Alessandro Anderloni, un’opera intensa che ha saputo intrecciare immagini d’archivio e riflessioni contemporanee sul senso dell’esplorazione sotterranea. Il pubblico, numeroso e attento, ha accolto l’opera con un lungo applauso, suggellando l’inizio di una rassegna che promette ancora una volta emozione e profondità – nel senso più letterale del termine.
Il giorno successivo, l’evento ha trovato un seguito tangibile: una escursione alla scoperta dei forni collettivi in contrada Grobbe e l’inaugurazione della mostra “Cento anni nell’abisso”, curata da Francesco Sauro e Paola Beccherle, presso il Centro Socio Culturale. L’allestimento ha proposto un percorso immersivo e multisensoriale attraverso fotografie, filmati e attrezzature storiche utilizzate dagli speleologi in un secolo di discese.
Sulla pagina social della Speleoteca della Società Speleologica Italiana, la storia: la Spluga della Preta è molto più di una cavità naturale: è un simbolo culturale, scientifico e spirituale. Un luogo che ha visto generazioni di esploratori sfidare il buio, il freddo e la verticalità in nome della conoscenza e del desiderio umano di andare oltre. Il racconto fotografico e testuale di questa lunga avventura speleologica è affidato a Maui Perissinotto della Biblioteca del Gruppo Grotte Treviso – Centro di Documentazione Speleologica “F. Dal Cin”, che ne restituisce con sensibilità il valore epico e umano.
“80-100 anni è un’unità di misura che si avvicina molto alla nostra idea di futuro” – ha detto Marco Albino Ferrari nella serata inaugurale del Festival – “È un futuro che ci permette di proiettare lo sguardo a un tempo che dovrà venire.”
Se il futuro ha radici, allora la Lessinia ne custodisce alcune tra le più profonde d’Europa.
Nel buio, la conoscenza: attesa per il dialogo di sabato 30 agosto
Come è riportato sulla pagina Facebook del Film Festival della Lessinia, «Nel mito di Platone, il passaggio dal buio alla luce simboleggia il confine tra mistero e conoscenza. Le grotte, ancora avvolte nell’oscurità, ci proiettano in un mondo fantastico, facendoci toccare i limiti tra realtà e immaginazione, vita e morte, ere geologiche e percezione umana. Per noi, abitanti della superficie, il confine tra sopra e sotto evoca paure ancestrali».

Un’introduzione densa di significato per il dialogo speciale in programma sabato 30 agosto, tra Francesco Sauro e alcuni tra i protagonisti della cultura speleologica e della narrazione del sottosuolo: Andrea Gobetti, Tullio Bernabei, Lucia Convente, Martina Cappelletti. Speleologi, scrittori, documentaristi, soccorritori e scienziati rifletteranno insieme sull’esplorazione del buio e sull’eredità umana e simbolica delle profondità.