Le anguille delle Grotte di Frasassi

Nel 2001 gli speleo del GSF di Fabriano e del GSM di Ancona hanno scoperto un nuovo ramo nella Grotta del Fiume e lo hanno battezzato “New Mexico”.
Oltre che per la spettacolarità di quei grandi volumi ipogei la sorpresa è stata grande nel trovare centinaia di anguille sub-fossili aderenti ai bordi di laghi distanti 1,5 km dall’esterno.


Foto di Marco Bani – Galleria delle Anguille – Frasassi
Le anguille sono disposte a diversi livelli rispetto alla falda freatica attuale, fino ad un’altezza di 5 m.
Indagini basate sul radio-carbonio hanno evidenziato che gli esemplari posti più in alto appartengono ad un’epoca più remota, con un gradiente di circa ottomila anni rispetto a quelli posti alle quote inferiori risalenti a circa 4400 anni fa. Tanto hanno vissuto nella grotta questi enigmatici e sorprendenti animali.
I radio-isotopi hanno anche dimostrato che le anguille si sono nutrite dei crostacei del genere Niphargus, ostracodi e gasteropodi presenti nella grotta e di molti altri organismi presenti nella piramide alimentare avente come base i solfobatteri. La risalita di acque sulfuree ha consentito infatti la vita di organismi autotrofi capaci di operare le proprie sintesi organiche ossidando i composti dello zolfo. Un esito del metabolismo di questi batteri è la produzione di acido solforico, fenomeno che spiega la potenza della corrosione nei casi di carsismo ipogenico come il complesso di Frasassi. L’ecosistema esistente in quell’atmosfera ricorda quello della Terra ai primordi dell’evoluzione biologica.
Si può supporre realisticamente che dopo morte le anguille abbiano galleggiato sulla superficie dei laghi finendo per “spiaggiarsi” sui bordi. Se questo è vero si possono usare i risultati delle datazioni come cronologia del livello delle acque. Questo dato fornisce informazioni sull’approfondimento della falda freatica della valle del Sentino, mentre esaminando le tracce dei vari livelli marcati nelle pareti si possono valutare i movimenti verticali e di basculaggio della montagna in relazione alle spinte tettoniche.
Questa scoperta aggiunge nuovo fascino alla peculiare specie ittica Anguilla anguilla. Queste abbandonano i fiumi delle nostre regioni, e persino i laghi chiusi serpeggiando fuori d’acqua, per raggiungere dopo un lungo viaggio il Mar dei Sargassi, in mezzo all’Atlantico. Questo è il luogo della riproduzione. Con un viaggio di 3 anni le piccole anguille (leptocefali) tornano nel luogo da dove sono partite le madri. (N.d.R. di Giuseppe Moro Mayo, Biologo e speleologo:
Come anguillologo sono molto molto gasato da questa cosa! Piccola correzione: non tornano nelle acque da cui sono partiti i genitori, la popolazione è unica e panmittica, le larve vengono distribuite casualmente dalle correnti.
Ho osservato un’anguilla nella grotta del Bue Marino nel 2013, a una distanza dall’ingresso che fa capire come questo animale non fosse lì per caso, ma per scelta. Evidentemente ecosistemi con poca competizione, anche se poveri, sono adatti a una specie ittica che in esterno popola dalle paludi della Scandinavia meridionale a quell dell’Africa. Stupenda!)

Sapere che hanno popolato una grotta per migliaia di anni rende ancora più emozionante studiare la complessità fisiologica e comportamentale di questa specie. Oltre all’incredibile adattabilità ad acque dolci e salate, a variazioni estreme di temperatura e pressione, ora sappiamo che possono eccezionalmente vivere e riprodursi anche nel buio delle grotte quando una fatalità, che è difficile immaginare, le confina lontano dal loro fiume come è avvenuto migliaia di anni or sono a Frasassi.
(Le ricerche sono state dirette dal prof. Alessandro Montanari, direttore dell’Osservatorio Geologico di Coldigioco – Macerata).
Tratto da “Stigobionti”, Vita acquatica nelle Grotte di Frasassi – Federazione Speleologica Marchigiana.

L’articolo è stato pubblicato da Marco Bani sul suo profilo facebook

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