Nel cuore dei Colli Albani, il piccolo borgo di Nemi si affaccia sull’omonimo lago vulcanico, celebre per il ritrovamento, tra il 1927 e il 1932, delle due monumentali navi romane attribuite all’imperatore Caligola. Esposte nel Museo delle Navi Romane, andarono distrutte in un incendio nel 1944, durante la Seconda guerra mondiale.
Sotto il cratere vulcanico del Lago di Nemi, si sviluppa una delle più straordinarie opere idrauliche dell’antichità: l’emissario del Lago di Nemi, una galleria artificiale lunga circa 1.650 metri, scavata probabilmente tra il V e il IV secolo a.C. per regolare il livello delle acque del lago e irrigare la sottostante Vallericcia. Ancora oggi la sua origine suscita interrogativi e rappresenta uno dei più importanti esempi di ingegneria sotterranea dell’Italia preromana.
L’opera attraversa l’intero bordo craterico del vulcano dei Colli Albani, passando sotto l’attuale abitato di Genzano a oltre cento metri di profondità. La precisione del tracciato continua a stupire gli studiosi: due squadre di scavatori avanzarono da estremità opposte, riuscendo a congiungere le gallerie con uno scarto di pochi metri, senza l’ausilio di pozzi intermedi, impresa eccezionale per l’epoca.
L’emissario è strettamente legato anche alla storia del santuario di Diana Nemorense. Secondo gli studiosi, il controllo del livello del lago rese possibile la realizzazione dell’area sacra sulle sue sponde, suggerendo che la galleria fosse già in funzione prima della costruzione del celebre tempio latino.
La struttura tornò protagonista anche nel Novecento, quando venne rimessa in funzione per abbassare il livello del lago durante il recupero delle celebri navi romane di Caligola. Grazie a questo antico condotto fu possibile svuotare parzialmente il bacino e riportare alla luce le imponenti imbarcazioni imperiali, poi distrutte durante la Seconda guerra mondiale.
Oggi l’emissario è visitabile nell’ambito delle iniziative del Parco regionale dei Castelli Romani, accompagnati dalla guardiaparco Debora Pelosi, che da oltre trent’anni ne racconta storia e caratteristiche. Da una di queste visite nasce il reportage della giornalista Silvia Mari de Santis, pubblicato da Dire e ripreso da Castelli Notizie, da cui prende spunto questo articolo.
Non si tratta solo un canale di drenaggio: l’emissario del Lago di Nemi è una testimonianza delle conoscenze idrauliche delle popolazioni latine e della loro capacità di realizzare grandi opere sotterranee in un contesto geologico complesso. Un patrimonio che continua a suscitare interesse tra archeologi, speleologi e appassionati di ipogei.
Fonte: Castelli Notizie, “Viaggio nell’emissario del Lago di Nemi: tutti i misteri di un’opera sotterranea straordinaria nel cuore dei Colli Albani”, 24 giugno 2026.

una ventina di anni fa andai a fare dei rilievi sull’ingresso di questo canale di scolmo insieme al geologo Leonardo lombardi e lo trovammo pieno di liquami perché veniva usato come fossa biologica da un numero imprecisato di scarichi fognari