di Gianluca Padovan

CORSO D’INTRODUZIONE ALL’ARCHEOLOGIA DEL SOTTOSUOLO
L’esplorazione delle nostre radici

L’Archeologia del Sottosuolo si occupa di ricercare, esplorare e studiare le opere sotterranee lasciate dal lavoro dell’Uomo nel corso della Storia. Sono un patrimonio architettonico, archeologico e storico costituito da miniere, acquedotti ipogei, pozzi, cisterne, luoghi di culto sotterranei, abitati rupestri, opere di fortificazione, rifugi antiaerei, etc. Tali opere vanno conosciute e preservate perché fanno parte della nostra cultura, delle nostre radici.

Il Corso si terrà presso la sede dell’Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia, Sezione Provinciale di Milano “Cap. par. Guido Visconti di Modrone”, via Achille Papa 22/b, 20149 Milano.
Non è prevista alcuna quota di partecipazione.

Il Corso promosso da:
Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia, Sezione Provinciale di Milano “Cap. par. Guido Visconti di Modrone”
Associazione S.C.A.M. (Speleologia Cavità Artificiali Milano)
Federazione Nazionale Cavità Artificiali (F.N.C.A.)

Introduce e conduce il Prof. Vittoriano Peyrani

Programma
Tre incontri i primi tre lunedì del mese di marzo: 2 – 9 – 16, ore 21.00 inizio degli incontri.
Uscita sul campo: 21 marzo.

2 marzo, lunedì, ore 21.00.
Le opere ipogee nel mondo antico: da patrimonio inesplorato a “mito indoeuropeo” dimenticato.
Relatore: Gianluca Padovan
L’Europa e soprattutto l’Italia sono uno scrigno di testimonianze storiche, architettoniche, archeologiche ed esiste un mondo sotterraneo, frutto di attività economiche e sociali, di vita quotidiana e di cultura, che generazioni di maestranze di cavatori e muratori hanno lasciato a testimonianza del proprio passaggio. Così come ha costruito in superficie, nel corso del tempo l’Uomo ha perforato il sottosuolo creando “spazi” e lasciando architetture civili e militari sostanzialmente integre, leggibili e pertanto studiabili, recuperabili e talora fruibili. Non sempre di facile percorrenza, gli ambienti sotterranei richiedono l’applicazione di un procedimento d’indagine che ne permetta lo studio, la comprensione e la catalogazione.
La ricerca dei minerali utili nel sottosuolo e la successiva lavorazione dei metalli per la realizzazione di strumenti di lavoro e di armi hanno dato un impulso considerevole alla civiltà europea già nel III millennio a., se non addirittura prima. La civilizzazione raggiunta ha dato luogo ad una esplosione demografica il cui effetto si è sentito in tutto il mondo e che deve essere compresa e indicata come “Civiltà Europea” e non già con desueto intendimento col termine di “indoeuropea”.

9 marzo, lunedì, ore 21.00.
La scienza dell’acqua negli acquedotti del passato: dall’Etruria all’India passando da Roma.
Relatori: Roberto Basilico e Gianluca Padovan
L’acquedotto è un sistema che consente di condurre l’acqua dal punto di presa a quello di utilizzo. Con lo sviluppo dei nuclei abitativi e dell’agricoltura si prospetta la necessità di non dipendere esclusivamente dall’acqua messa a disposizione dalla natura, in quantità variabile e soggetta a eccessi e a carenze.
Allo stato attuale delle conoscenze vediamo che già in epoca arcaica e in epoca classica esistono gli acquedotti. E certamente ne sono realizzati in precedenza, così come dopo la caduta dell’impero romano essi continuano ad essere costruiti. I cinque fattori legati all’attuale approvvigionamento idrico, ovvero il prelievo, il trasporto, il sollevamento, l’immagazzinamento e la distribuzione, erano già stati risolti almeno tremila anni fa. In Europa e soprattutto in Italia, Grecia, Spagna e Francia, abbiamo un rilevante sviluppo di opere cunicolari, destinate al trasporto dell’acqua. La maggiore concentrazione si riscontra nell’Italia Centrale, laddove si è sviluppata la civiltà etrusca. Occorre rilevare come vi sia una certa corrispondenza tra bacini minerari e sviluppo di opere cunicolari, tra l’acquisizione di tecniche minerarie da parte di determinate genti e l’applicazione delle tecniche di abbattimento della roccia per la creazione di percorsi sotterranei, generalmente ad uso di condotta idraulica. Ancor’oggi nelle regioni dell’India, del Turfan Cinese, dall’Iran, nonché tra il Medio Oriente e l’Africa del Nord, abbiamo migliaia di chilometri di acquedotti sotterranei. Molti sono ancora in uso e vengono chiamati con vari nomi a seconda della regione. Gli impianti sfruttano, a seconda dell’orografia e dell’andamento degli acquiferi, sia falde superficiali sia falde profonde.

16 marzo, lunedì, ore 21.00.
Lo scudo dell’inerme: ricoveri antiaerei e protezione della popolazione civile a Milano nella Seconda Guerra Mondiale.
Relatore: Gianluca Padovan
Il 2009 è la ricorrenza del primo anno di guerra: 1939. Con ritardo rispetto alle altre nazioni europee si stanno censendo le opere belliche in calcestruzzo di cemento armato. Ma in anticipo sugli altri nel 2007 si è organizzato uno specifico congresso sui rifugi antiaerei ad uso civile della Seconda Guerra Mondiale. Ma la popolazione civile ha che subito lutti durante la guerra, sui posti di lavoro, nelle abitazioni colpite dai bombardamenti e nella vita quotidiana, sta per essere dimenticata. La testimonianza visibile e “palpabile” dei momenti tragici della guerra è costituita dai rifugi o ricoveri antiaerei che ancora esistono presso le fabbriche, le scuole e le abitazioni civili. A detta delle persone che vissero quei tragici momenti, nel rifugio antiaereo si è vissuta per l’ultima volta la solidarietà tipica delle case popolari, delle case di ringhiera milanesi e lombarde. Con la ricostruzione e soprattutto l’impennata economica degli Anni Sessanta, ricordi, sentimenti e valori si sono dispersi. È auspicabile che da subito si operi in modo che cultura e valori siano ricordati, siano continuamente riproposti a insegnamento delle generazioni e delle future classi sociali. Ma per fare questo occorre che ci si muova con anticipo sui tempi che stanno piallando e omogeneizzando tutto, Storia compresa.
Si presentano i ricoveri antiaerei ad uso civile censiti e studiati dall’Associazione S.C.A.M. (Speleologia Cavità artificiali Milano) nella città di Milano.

21 marzo, sabato.
Uscita in grotta. Visita alla grotta citata da Leonardo da Vinci e denominata “Ferrera”.
Ubicazione: Val Meria (Rongio – Mandello del Lario – Lecco).
Escursione didattica in una cavità.
Ritrovo: ore 9.30.
Si tratta di una grande cavità naturale caratterizzata da un salone unico (185 x 47 metri di pianta e altezza della volta fino a 15 metri) e numerosi diverticoli laterali, sfruttata per l’estrazione d’idrossidi di ferro in età antica.
Itinerario: Da Mandello del Lario si sale a Rongio, dove si lascia la macchina nel primo posteggio che s’incontra. Si sale a piedi fino alla chiesetta e l’appuntamento è al bar di fronte ad essa. Una mulattiera sale gradatamente fino alla grotta; tempo di percorrenza: 30 minuti.
Attrezzatura necessaria: scarponcini da trekking, giacca a vento o giaccone, cappello di lana o bandana, torcia elettrica personale indispensabile. Chi ce l’ha porti un casco da cantiere o da alpinismo o da speleologia. L’Associazione S.C.A.M. (Speleologia Cavità artificiali Milano) porterà comunque alcuni caschi per chi ne fosse sprovvisto.
Pranzo al sacco.

Materiale didattico
Al corso verranno distribuite le dispense che trattano l’Archeologia del Sottosuolo e gli studi compiuti dall’Associazione S.C.A.M. (Speleologia Cavità artificiali Milano) nella Grotta Ferrera.

Per ulteriori informazioni:
Gianluca Padovan: padovan_g@yahoo.it
ANPdI: info@paracadutistimilano.it

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