Nuove analisi su utensili litici di Grotta di Castelcivita e Riparo Bombrini documentano la lavorazione di alimenti vegetali prima dell’agricoltura

L’impiego sistematico delle piante come risorsa alimentare potrebbe essere stato molto più importante di quanto si ritenesse finora. Uno studio pubblicato sulla rivista Quaternary Science Reviews presenta nuove prove della lavorazione di alimenti vegetali in Italia prima di 40.000 anni fa, mostrando che sia i Neanderthal sia i primi gruppi di Homo sapiens utilizzavano strumenti in pietra per macinare piante selvatiche destinate al consumo.

La ricerca, coordinata da un gruppo di studiosi italiani e internazionali guidato da Maria Mariotti Lippi, amplia le conoscenze sulle abitudini alimentari del Paleolitico superiore e del Paleolitico medio finale. Le analisi indicano che la preparazione di farine vegetali non rappresenta una pratica nata con l’agricoltura, ma affonda le proprie radici in epoche molto più antiche.

Grotta di Castelcivita e Riparo Bombrini al centro della ricerca archeologica

Lo studio ha preso in esame cinque macinelli provenienti da due importanti siti archeologici italiani: la Grotta di Castelcivita, in Campania, e il Riparo Bombrini, in Liguria.

La Grotta di Castelcivita conserva una lunga sequenza stratigrafica che documenta le ultime popolazioni neandertaliane e l’arrivo dei primi Homo sapiens nella penisola italiana. Il Riparo Bombrini rappresenta invece uno dei siti di riferimento per lo studio delle prime comunità aurignaziane dell’Europa occidentale.

Gli strumenti sono stati sottoposti a osservazioni microscopiche, analisi delle superfici e ricerca di residui vegetali rimasti intrappolati nelle porosità della pietra dopo decine di migliaia di anni.

Granuli di amido e cereali selvatici sulle superfici degli utensili

Le indagini hanno identificato numerosi granuli di amido e altre tracce riconducibili alla lavorazione di vegetali. Molti di questi residui appartengono a piante della tribù delle Triticeae, che comprende gli antenati selvatici di frumento e orzo.

Le superfici degli utensili presentano inoltre segni di usura compatibili con attività ripetute di macinazione. L’insieme delle evidenze suggerisce che le piante venissero frantumate intenzionalmente per ottenere farine o impasti, probabilmente destinati a essere consumati dopo la cottura o altre forme di preparazione.

Secondo gli autori, queste pratiche permettevano di aumentare il valore nutritivo degli alimenti vegetali e di renderli più facilmente digeribili.

Una dieta più varia per Neanderthal e Homo sapiens

Per molti anni l’alimentazione dei Neanderthal è stata descritta come prevalentemente basata sulla caccia. Negli ultimi decenni, numerose ricerche hanno modificato questo quadro, dimostrando un utilizzo crescente di risorse vegetali.

I risultati ottenuti in Italia confermano che anche i primi Homo sapiens e gli ultimi Neanderthal conoscevano tecniche di trasformazione degli alimenti piuttosto sofisticate. La raccolta e la lavorazione delle piante richiedevano infatti la conoscenza delle specie commestibili, della loro stagionalità e delle modalità più efficaci per renderle utilizzabili.

La presenza di strumenti dedicati alla macinazione testimonia inoltre un’organizzazione delle attività domestiche più articolata di quanto ipotizzato in passato.

Lo studio amplia le conoscenze sulla preistoria italiana

La ricerca rappresenta un contributo importante allo studio della preistoria italiana e dell’evoluzione culturale delle popolazioni umane vissute tra 43.000 e 36.500 anni fa.

Le evidenze raccolte dimostrano che la trasformazione degli alimenti vegetali era già parte delle strategie di sussistenza molto prima della diffusione dell’agricoltura nel Neolitico. Questo risultato contribuisce a ridefinire il ruolo delle risorse vegetali nella dieta delle popolazioni paleolitiche e offre nuovi elementi per comprendere le capacità tecnologiche e cognitive sia dei Neanderthal sia dei primi Homo sapiens.

Le future ricerche potranno verificare se pratiche analoghe fossero diffuse anche in altri siti europei, contribuendo a ricostruire in modo sempre più dettagliato l’evoluzione delle tecniche alimentari durante il Paleolitico.

Fonti