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Una fotografia UV svela l’inquinamento invisibile delle grotte. Un appello del CISSA Aps – CENTRO IGLESIENTE STUDI SPELEO ARCHEOLOGICI·alla responsabilità collettiva per chi vive e ama il sottosuolo

Durante una recente escursione in una rinomata cavità del Comune di Iglesias, come documentato sulla pagina social da Francesco Ballocco, il CISSA Aps – Centro Iglesiente Studi Speleo Archeologici ha utilizzato luci UV per fotografare una piccola porzione del suolo argilloso di grotta.

Il risultato? Una rivelazione silenziosa ma potente.

Nel buio, la luce ultravioletta ha acceso frammenti dimenticati: minuscole porzioni di fogliame, ossa di millepiedi, ma anche microplastiche, fibre sintetiche, brandelli di tessuti. Rifiuti umani, probabilmente non arrivati dall’esterno, ma lasciati da anni di visite speleologiche e turistiche.

Ad occhio nudo, nulla. Alla luce UV, tutto. Un’immagine che ci pone davanti a una verità difficile da ignorare: anche chi ama e frequenta questi ambienti può, senza volerlo, danneggiarli.

Verso una nuova consapevolezza

L’esperienza ha portato con sé una domanda cruciale: cosa possiamo fare, adesso?

Ecco alcune pratiche immediate e concrete:

  • Prepararsi con cura: controllare abiti e attrezzatura per evitare il rilascio di fibre o detriti.
  • Ogni oggetto conta: tutto ciò che entra in grotta, deve anche uscirne.
  • Muoversi con rispetto: limitare i contatti inutili con pareti e pavimenti riduce l’impatto.
  • Rimuovere, se possibile: piccoli rifiuti visibili possono essere raccolti con attenzione.

Ma non basta agire da soli. È necessario costruire cultura:

  • Parlare apertamente del problema.
  • Definire codici etici comuni tra gruppi e associazioni.
  • Portare fuori dalle grotte la consapevolezza: scuole, comunità, social network.
  • Educare i più giovani, i custodi di domani.
  • Collaborare con altri enti per progetti di monitoraggio, studio e pulizia controllata.

La grotta conserva tutto. Ogni cosa.

Grazie a Francesco Ballocco del CISSA APS per questa riflessione lucida e necessaria, che condividiamo profondamente, e per i consigli.

La fotografia UV ha reso visibile ciò che spesso preferiamo non vedere: le nostre tracce restano, anche quando crediamo di non lasciarne. Ogni gesto, ogni passo, ogni appoggio ha un impatto: piccolo, silenzioso, reale.

Per questo, quando esploriamo, dovremmo coltivare una consapevolezza più profonda. Essere presenti significa anche prendersi la responsabilità del proprio passaggio.

In grotta, siamo sempre ospiti. E da ospiti, impariamo ad usare rispetto.

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