“Un nuovo articolo che ci racconta di uomini e cani di 14.000 anni fa in Liguria… alla Grotta della Bàsura, ovviamente!”
Con queste parole Fabio Negrino, docente di Preistoria e Protostoria all’Università di Genova e speleologo, ha condiviso sui suoi canali social un’importante pubblicazione scientifica che lo vede tra gli autori.
Lo ringraziamo per la divulgazione e per aver rilanciato una scoperta che tocca da vicino il mondo della speleologia archeologica.
“The dog domestication: new ichnological evidence from the Upper Palaeolithic of the Bàsura cave (Toirano, NW Italy)”
Federico De Sario, Marco Avanzini, Isabella Salvador, Marta Zunino, Elisabetta Starnini, Daniele Arobba, Paolo Citton, Fabio Negrino, Ivano Rellini, Marco Romano
Quaternary Science Reviews, Vol. 371 (2026), DOI 10.1016/j.quascirev.2025.109697
Un cane, cinque umani e una grotta: il racconto inciso nella roccia
La Grotta della Bàsura, situata a Toirano (SV), custodisce un’eccezionale sequenza di impronte risalenti a circa 14.400 anni fa: un grande cane ha camminato insieme a cinque esseri umani (tra cui adulti e bambini), penetrando negli ambienti più profondi della cavità. Le tracce, fossilizzate nel fango e conservate fino a oggi, costituiscono la più antica prova diretta di interazione tra uomo e cane mai documentata.
Gli autori dello studio hanno analizzato 25 impronte di canide, tutte riconducibili a un unico esemplare adulto. Grazie a tecniche di fotogrammetria digitale, analisi delle componenti principali (PCA) e confronti con orme moderne, è stato possibile ricostruire le caratteristiche dell’animale: circa 39 kg di peso, 69 cm di altezza al garrese e 108 cm di lunghezza.
Il dato più significativo non è solo la presenza del cane, ma la sovrapposizione bidirezionale delle orme: in alcuni tratti, il cane calpesta le impronte umane; in altri, succede il contrario. Questo mostra che gli spostamenti sono avvenuti insieme, in un unico evento.
Non si tratta quindi solo di una coabitazione o di un contesto funerario, come nella sepoltura di Bonn-Oberkassel (Germania, 14.200 anni fa), ma di un’azione condivisa in ambiente ipogeo, probabilmente illuminato da torce, in un contesto potenzialmente esplorativo o rituale.
L’ichnologia: tracce che raccontano
Lo studio è un esempio eccellente di applicazione dell’ichnologia, la disciplina scientifica che analizza le tracce fossili lasciate dagli esseri viventi (come orme, scavi, tane, piste).
Il termine deriva dal greco “íchnos“, che significa traccia, e “logos“, studio: quindi“studio delle tracce”.
In questo caso, l’approccio neoichnologico ha permesso di distinguere tra zampe anteriori e posteriori, confrontare le impronte con quelle di lupi e cani moderni, e ricostruire in dettaglio l’attività del gruppo umano e del cane nel cuore della grotta.
La Grotta della Bàsura, situata a 186 m di altitudine, è un sito speleoarcheologico di valore mondiale, noto da tempo per le testimonianze del Paleolitico superiore: impronte umane, segni di torce, resti di orso delle caverne, pigmenti e carbone.
Questa nuova scoperta arricchisce il quadro già complesso del sito e lo colloca tra i pochissimi luoghi al mondo dove sia possibile osservare l’inizio di un legame millenario tra esseri umani e cani: non un contesto statico, ma un momento in movimento, condiviso tra specie diverse.
Riferimenti
- De Sario, F., Avanzini, M., Salvador, I., Zunino, M., Starnini, E., Arobba, D., Citton, P., Negrino, F., Rellini, I., Romano, M. (2026).
The dog domestication: new ichnological evidence from the Upper Palaeolithic of the Bàsura cave (Toirano, NW Italy).
Quaternary Science Reviews, 371, 109697 - DOI: 10.1016/j.quascirev.2025.109697
- disponibile anche qui: https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0277379125005177?utm_source
