I seicento metri di cunicoli della miniera bresciana si aprono al pubblico grazie al progetto di valorizzazione del patrimonio minerario
La Miniera Quattro Ossi di Pisogne si appresta a diventare un importante attrattore culturale nel bresciano.
Situata a Pontasio, nel comune di Pisogne, questa miniera dismessa rappresenta uno dei tesori del patrimonio minerario della Valtrumpia.
Il Gruppo Speleo Montorfano di Coccaglio prosegue il lavoro di riscoperta e mappatura di questa cavità, in vista dell’apertura parziale ai visitatori.
La miniera, che in passato apparteneva alla società Ferromin, conserva ancora oggi aspetti che testimoniano secoli di attività estrattiva nel territorio bresciano.
Una miniera da scoprire: i seicento metri visitabili
La Miniera Quattro Ossi si articola su diversi livelli, di cui solo una porzione sarà destinata alla fruizione turistica.
Sono stati mappati circa seicento metri di cunicoli che potranno essere visitati dal pubblico generico.
Gli altri livelli rimangono accessibili solo agli speleologi con maggiore esperienza, per ragioni di sicurezza e difficoltà tecniche.
Uno di questi livelli risale addirittura all’epoca romana, testimonianza della lunga storia estrattiva di questa zona.
All’interno dei cunicoli, i visitatori potranno osservare elementi naturali di notevole valore.
La miniera ospita cascate sotterranee e piccoli laghetti nelle varie zone.
Altre caratteristiche affascinanti includono bellissime concrezioni dai colori bianco, rossastro e azzurro.
Sono presenti anche pisoliti, comunemente conosciute come perle di grotta, formazioni mineralogiche di grande interesse speleologico.
I Minor e i Maister: storie di lavoro nei cunicoli
La riapertura della Miniera Quattro Ossi porterà i visitatori a scoprire la storia dei minatori che hanno lavorato in questi spazi durante i secoli.
I cunicoli racconteranno la quotidianità dei Minor, ovvero i minatori, e dei Maister, i capominiera che dirigevano il lavoro.
Non si dimenticheranno nemmeno i Portini, bambini che prestavaano la loro forza lavoro all’interno della miniera.
Le condizioni di lavoro erano estremamente difficili. I minatori utilizzavano pezzi di abete bianco accesi e tenuti in bocca, fungendo da fonte di luce portatile.
Questa soluzione permetteva ai lavoratori di mantenere le mani libere per operare efficacemente all’interno dei cunicoli stretti e bui.
Era uno stratagemma ingegnoso, seppur precario, per affrontare l’ambiente sotterraneo.
Il Gruppo Speleo Montorfano ha deciso di affiancare allo studio sul campo anche la ricerca documentale.
Questo approccio combina l’esplorazione diretta dei luoghi di lavoro con l’analisi della storia mineraria attraverso archivi e testimonianze scritte.
Così emerge un quadro più completo della realtà estrattiva del passato.
L’om de la Löm: la leggenda nei tunnel di Pisogne
Tra gli elementi più affascinanti emersi dalle ricerche del Gruppo Speleo Montorfano spicca la figura dell’om de la Löm, un personaggio che compare nelle saghe valtrumpline.
Si tratta di una leggenda locale che merita attenzione. Il Gruppo ha raccolto testimonianze dirette da anziani minatori pisognesi, che dopo anni di silenzio hanno deciso di condividere le loro esperienze.
Le storie riportate dai minatori più anziani sono intriganti. Molti riferivano di aver sentito una presenza dietro di loro durante il lavoro nei cunicoli.
Era qualcuno che non faceva parte del gruppo di lavoratori. Nessun minatore restava mai solo in miniera. La paura dell’om de la Löm era reale tra coloro che scendevano nei tunnel.
Secondo le testimonianze, vi erano stati anche scomparsi tra i cunicoli. Si diceva che questi uomini fossero stati rapiti dal misterioso personaggio dei tunnel.
Queste narrazioni riflettono probabilmente una combinazione di paure ancestrali legate all’ambiente sotterraneo e alla pericolosità del lavoro minerario.
La valorizzazione del patrimonio minerario di Pisogne
Pisogne rappresenta un centro di grande interesse dal punto di vista del patrimonio minerario. Franco Di Prizio, presidente del Gruppo Speleo Montorfano, stima che nelle viscere delle montagne pisognesi si trovino almeno settanta miniere diverse.
La Miniera dei Cristalli è stata recentemente riscoperta, dopo essere stata sepolta dall’alluvione del 1953. La Quattro Ossi sarà invece l’unica miniera a diventare parzialmente visitabile dai turisti.
Secondo le stime, sotto Pisogne esistono chilometri e chilometri di percorsi minerari, molti dei quali ancora da riscoprire e mappare. Il lavoro del Gruppo Speleo è quindi destinato a proseguire nel prossimo futuro.
La creazione del Parco Archeo-Minerario comunale rappresenta un passo importante nella valorizzazione di questo patrimonio. Questo progetto mira a trasformare la memoria mineraria in una risorsa culturale accessibile.
Il Gruppo Speleo Montorfano ha deciso di esporre alcuni reperti ricavati da vecchi minatori pisognesi.
L’occasione principale è stata il Presepio Vivente del 27 e 28 dicembre, dove è stata allestita un’esposizione presso la vecchia scuola di Pontasio.
La storia della miniera: dalle origini romane alla chiusura del 1966
La Miniera Quattro Ossi affonda le radici nella preistoria. L’estrazione del minerale è retrodatabile all’età del ferro, con certi riscontri di escavazioni risalenti all’epoca romana nel XVI secolo a.C. La miniera si trova nel territorio di Pisogne, che rappresentava il centro minerario più importante della Valle Camonica. Nel periodo di massimo sviluppo, circa settanta miniere erano attive simultaneamente in questa zona, costituendo una delle principali risorse economiche locali.[caidesio +1]
La gestione moderna della miniera ebbe inizio agli inizi del ventesimo secolo. La società Ferromin, di proprietà di Corna Pellegrini Spandre, intraprese l’estrazione sistematica del minerale. Nel 1942, durante il periodo di massima produzione, la miniera contava circa millecinquecento operai. Questa cifra testimonia l’importanza economica della struttura nel contesto territoriale bresciano.[enciclopediabresciana]
L’attività estrattiva nella miniera proseguì con alterni sviluppi fino al 1966, anno che segna la conclusione completa di tutte le estrazioni minerarie nella Valle Camonica. Da quel momento, la miniera rimase abbandonata per decenni, fino alla riscoperta da parte degli speleologi negli ultimi anni.[caidolo]
Il minerale estratto: siderite e minerali associati
Nella Miniera Quattro Ossi veniva estratto principalmente un minerale di ferro denominato siderite. Questo carbonato di ferro rappresentava la materia prima principale dell’attività economica. Nelle gallerie erano presenti anche altre sostanze minerali, tra cui ossidi di rame e ossidi di manganese, che nel tempo hanno generato le suggestive colorate presenti all’interno dei cunicoli.[caidesio +1]
La qualità del minerale estratto era apprezzata dal mercato dell’epoca. L’estrazione avveniva mediante due metodi distinti. Nelle gallerie più antiche, il lavoro procedeva con tecniche tradizionali: piccone e mazza coppia erano gli attrezzi principali dei minatori. Con il passare del tempo e il progresso tecnologico, vennero introdotti metodi più moderni di estrazione del minerale, rendendo il lavoro in parte più efficiente.[caidolo +1]