Scoperto nelle profondità della grotta Krubera, il piccolo artropode è l’animale terrestre osservato alla maggiore profondità sotto la superficie della Terra

Nelle profondità della Terra, vve una creatura minuscola, che ha stabilito un record sorprendente.

Si tratta di Plutomurus ortobalaganensis, un piccolo collembolo — un artropode simile a un insetto — che vive a circa 1,9 chilometri sotto la superficie terrestre.

La scoperta è avvenuta nella grotta Krubera-Voronya, situata nel massiccio dell’Arabika, nel Caucaso occidentale. Considerata una delle grotte più profonde del mondo, Krubera è da anni oggetto di spedizioni scientifiche che cercano di esplorare gli ambienti più remoti del sottosuolo terrestre.

collemboli sono microscopici organismi che, normalmente, vivono nel suolo, tra foglie in decomposizione e ambienti umidi. Nonostante le dimensioni di pochi millimetri, svolgono un ruolo importante negli ecosistemi perché contribuiscono alla decomposizione della materia organica.

A quasi due chilometri sotto terra, tuttavia, l’ambiente è estremamente difficile per la vita. L’oscurità è totale, la temperatura è stabile, ma bassa, e le risorse alimentari sono molto scarse. Nonostante questo, alcune specie hanno sviluppato nel tempo adattamenti straordinari che permettono loro di sopravvivere.

Il Plutomurus ortobalaganensis mostra infatti caratteristiche tipiche degli animali che vivono stabilmente nelle grotte profonde, chiamati troglobiti. Il suo corpo è quasi privo di pigmentazione, perché in assenza di luce il colore non è necessario. Anche gli occhi sono ridotti o assenti. Le antenne sono molto lunghe e sensibili, utili per orientarsi nel buio completo.

Gli adattamenti sono il risultato di lunghi processi evolutivi che hanno permesso alla specie di specializzarsi nella vita sotterranea.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, le grotte profonde ospitano veri e propri ecosistemi. Batteri, funghi e piccoli invertebrati riescono a sopravvivere grazie a quantità minime di materia organica trasportata dall’acqua o proveniente dalla superficie. Qui, organismi come i collemboli svolgono spesso un ruolo fondamentale nella decomposizione della materia organica.

La scoperta di specie capaci di vivere a profondità tanto estreme è molto importante per la ricerca scientifica. Studiare questi organismi aiuta infatti gli scienziati a comprendere meglio i limiti della vita sulla Terra e la capacità degli esseri viventi di adattarsi ad ambienti estremi.

Le ricerche potrebbero avere implicazioni anche per lo studio della vita oltre il nostro pianeta. Alcuni scienziati ipotizzano che forme di vita microbica possano esistere sotto la superficie di Marte o nelle lune ghiacciate di Giove e Saturno, in ambienti che potrebbero ricordare quelli delle grotte terrestri più profonde.

Il Plutomurus ortobalaganensis vive quasi due chilometri sotto terra, senza luce, con pochissimo cibo, in un ambiente durissimo. Eppure la vita si adatta, resiste, continua.

Noi esseri umani invece abbiamo intelligenza, tecnologia, cultura, possibilità di cooperare su scala globale, e spesso usiamo queste capacità per distruggerci a vicenda invece che per proteggerci.

La natura tende alla sopravvivenza e all’equilibrio, mentre l’uomo è una delle poche specie capace di andare contro il proprio stesso interesse collettivo.

E forse è proprio questo il messaggio implicito di scoperte come questa:
anche nelle condizioni più difficili la vita cerca sempre di continuare, non di eliminarsi.

Fonte: MSN News –
https://www.msn.com/fr-be/actualite/other/l-animal-terrestre-le-plus-profond-du-monde-vit-%C3%A0-1-9-kilom%C3%A8tre-sous-terre-dans-l-une-des-cavernes-les-plus-profondes-de-la-terre/ar-AA1Xj27y

foto: Plutomurus ortobalaganensis, collembolo cavernicolo adattato alla vita nel buio delle grotte profonde.
Autore: Jean-Paul Mauries / Biospeleology collection
Licenza: Creative Commons CC BY-SA

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