Importante traguardo nella bonifica del Pozzo numero 340 grazie ai volontari di SOS Carso e della Società Adriatica di Speleologia

Basovizza – Il Pozzo di Basovizza numero 340 torna alla sua forma originale dopo un anno e mezzo di lavori di pulizia e bonifica. I volontari hanno rimosso tonnellate di rifiuti e detriti per raggiungere la parte originale della china detritica della cavità, segnando un momento storico per la speleologia del Carso triestino.

La china detritica originale riscoperta dopo decenni

Dopo oltre un anno e mezzo di scavi intensivi, i volontari di SOS Carso hanno finalmente raggiunto la parte originale e naturale della china detritica del Pozzo di Basovizza numero 340[1]. La cavità, catalogata nel Catasto Speleologico Regionale con una profondità di 11 metri e uno sviluppo planimetrico di 26 metri[2], era completamente ostruita da tonnellate di terra, ferraglie, materiali edili e rifiuti di ogni genere.

Il Pozzo di Basovizza è una grotta formata da un largo pozzo verticale alla cui base si sviluppa una breve caverna il cui suolo è costituito da una china detritica[2][3]. Questa caratteristica geologica naturale era stata completamente sepolta sotto i rifiuti accumulati nel corso dei decenni, rendendo la cavità inaccessibile e compromettendo il suo valore speleologico.

Il progetto di bonifica speleologica del Carso triestino

I lavori di pulizia sono iniziati il 30 gennaio 2024 con la collaborazione tra SOS Carso e alcuni soci della Società Adriatica di Speleologia[1]. Il gruppo di volontari, composto da circa una decina di persone, ha condotto 30 uscite di lavoro per scavare circa 4 metri all’interno della cavità prima di raggiungere il primo punto pulito del pozzo[1].

L’operazione ha richiesto un impegno considerevole, con ogni uscita che impegnava dalle 3 alle 9 persone per una media di 3-4 ore di lavoro intensivo[4]. La difficoltà principale consisteva nel portare tutto il materiale raccolto all’esterno della cavità, un’operazione complessa che ha richiesto tecniche speleologiche specifiche per il trasporto verticale.

I materiali rimossi dalla cavità carsica

Il bilancio dei rifiuti estratti dal Pozzo di Basovizza testimonia l’entità dell’inquinamento che aveva colpito questa cavità del Carso triestino. I volontari hanno raccolto oltre 250 sacchi di rifiuti non riciclabili, una decina di pneumatici da camion, alcuni elettrodomestici e mezza carcassa di automobile[1].

Inoltre sono stati rimossi circa 5 metri cubi di ferraglie varie, altri 5 metri cubi di mattoni e cemento, circa 3 metri cubi di pietre carsiche, oltre ad aver movimentato e setacciato circa 10 metri cubi di terra sporca[1]. Questo materiale rappresentava decenni di abbandono incontrollato di rifiuti nella cavità, una pratica purtroppo diffusa nel Carso triestino nel corso del XX secolo.

SOS Carso e la Società Adriatica di Speleologia unite per l’ambiente

La collaborazione tra SOS Carso e la Società Adriatica di Speleologia rappresenta un esempio virtuoso di come il volontariato e la competenza tecnica speleologica possano unirsi per la tutela del patrimonio naturale[1]. SOS Carso, gruppo di volontariato ambientale attivo dal 2017, ha effettuato un centinaio di interventi di bonifica nel territorio carsico[5].

La Società Adriatica di Speleologia, fondata nel 1980 ma con radici che risalgono al XIX secolo, ha messo a disposizione la propria competenza tecnica e le attrezzature necessarie per gli interventi in grotta[6]. Questa sinergia ha permesso di affrontare una bonifica particolarmente complessa dal punto di vista tecnico e logistico.

Le grotte inquinate del Carso: un problema ambientale diffuso

Il caso del Pozzo di Basovizza si inserisce in un contesto più ampio di inquinamento delle grotte del Carso triestino. Secondo i dati del 2025, nella provincia di Trieste si contano 462 grotte con problematiche ambientali[7]. Il fenomeno dell’utilizzo delle cavità carsiche come discariche risale principalmente agli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso.

Le cavità problematiche si dividono in diverse categorie: 121 risultano inquinate da sostanze pericolose, 247 sono ostruite con materiali vari, mentre 19 sono state completamente distrutte da interventi antropici[8]. Questo patrimonio speleologico compromesso rappresenta una sfida ambientale che gruppi come SOS Carso affrontano quotidianamente attraverso il volontariato.

Il futuro della bonifica del Pozzo di Basovizza

Il raggiungimento della china detritica originale rappresenta solo la prima fase di un progetto più ampio. Secondo i calcoli dei volontari, per arrivare alla completa pulizia del pozzo serviranno almeno un altro anno di pulizie e scavi[1]. I lavori futuri dovranno concentrarsi sul ripristino completo delle caratteristiche geologiche naturali della cavità.

L’obiettivo finale è riportare il Pozzo di Basovizza al suo stato originale, permettendo nuovamente l’accesso speleologico e restituendo alla comunità scientifica una cavità importante per lo studio del carsismo triestino. Il progetto viene definito dai volontari come “il lavoro più impegnativo mai fatto da SOS Carso”[1], testimoniando la complessità e l’importanza dell’intervento.

L’impegno del volontariato per la tutela del patrimonio carsico

Il successo dell’operazione al Pozzo di Basovizza dimostra come l’impegno dei volontari possa fare la differenza nella tutela del patrimonio naturale. La bonifica delle grotte inquinate rappresenta un’attività fondamentale per la conservazione degli ecosistemi carsici e per la valorizzazione del territorio.

Gruppi come SOS Carso e la Società Adriatica di Speleologia continuano a lavorare per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della tutela ambientale. Le loro attività dimostrano che la collaborazione tra competenza tecnica e spirito volontaristico può portare a risultati concreti nella salvaguardia del patrimonio speleologico regionale.

Fonti
[1] Pozzo di Basovizza, traguardo importante per SOS Carso https://www.triesteallnews.it/2025/07/pozzo-di-basovizza-traguardo-importante-per-sos-carso/
[2] Pozzo 2 presso Basovizza – Catasto Speleologico Regionale https://catastogrotte.regione.fvg.it/scheda/340-Pozzo_presso_Basovizza
[3] Commissione Grotte Eugenio Boegan – POZZO PRESSO BASOVIZZA https://www.catastogrotte.it/main/stampa_grotta/340
[4] SOS Carso, ripulita cavità sotto al Monte Cocusso (FOTO) https://www.triesteprima.it/sos-carso-cavita-carsica-rifiuti-22-luglio-2018.html
[8] veleni nel carso grotte come discariche – mglobba https://www.mglobba.altervista.org/grottediscariche.html
[9] Puliamo il Buio Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/puliamo-il-buio/