Celebrate con noi la diversità biologica nelle grotte il 22 Maggio. Una iniziativa della Commissione Biospeleologia della UIS

Gli ecosistemi sotterranei – grotte, fratture carsiche, acquiferi e falde – sono tra i biomi più ricchi di specie specializzate e, al tempo stesso, tra i meno conosciuti e più vulnerabili del pianeta. Forniscono acqua potabile a oltre un miliardo di persone, contribuiscono ad almeno il 75% dei servizi ecosistemici classificati a livello internazionale e custodiscono un patrimonio unico di biodiversità, archivi geologici e culturali. Tuttavia, meno del 7% di questi ambienti è oggi protetto in modo formale.[^1][^2][^3]

Nel 2026 il tema ufficiale della Giornata internazionale per la Diversità Biologica è “Acting locally for global impact”, sottolineando come le azioni locali siano decisive per raggiungere gli obiettivi globali del Kunming–Montreal Global Biodiversity Framework. In questo contesto si inserisce il workshop globale proposto dalla UIS Biology Commission (UIS/BC) e la campagna internazionale “Cave Animal of the Year”, che usano specie simbolo degli ambienti di grotta per creare consapevolezza e stimolare iniziative di conservazione dal basso.[^4][^5][^6]

In questo articolo:

  • perché il mondo sotterraneo è cruciale per la biodiversità globale e per i servizi ecosistemici;
  • le principali minacce (inquinamento, alterazioni idrologiche, turismo non controllato, cambiamenti climatici);
  • il ruolo delle politiche (Direttiva Habitat, rete Natura 2000, aree protette) e degli strumenti di monitoraggio speleologico;
  • come funziona la campagna “Cave Animal of the Year” a livello internazionale e nazionale;
  • esempi concreti di azioni locali che generano benefici globali, utili come spunti per il workshop UIS/BC e per la campagna 2026.


1. Il mondo sotterraneo come bioma chiave ma sottovalutato

1.1 Estensione e importanza degli ambienti ipogei

Grotte, sistemi carsici e acquiferi sotterranei coprono quasi un quarto della superficie emersa della Terra e forniscono acqua potabile a oltre un miliardo di persone, rendendoli infrastrutture naturali essenziali per la società umana. Gli ambienti sotterranei comprendono non solo le cavità accessibili all’uomo, ma anche una vasta rete di microfratture, pori e fessure nelle rocce e nei sedimenti, spesso invisibili ma decisivi per i flussi idrici e per la vita ipogea.[^2][^3][^1]

Una revisione sistematica pubblicata su Biological Reviews ha mostrato che gli ecosistemi sotterranei contribuiscono a 68 su 90 servizi ecosistemici primari definiti dalla classificazione CICES 5.1, pari al 75% del totale, includendo servizi di approvvigionamento (acqua, cibo, energia), regolazione (ciclo del carbonio, depurazione, regolazione idrologica) e servizi culturali. Nonostante questo contributo, meno del 7% degli ecosistemi sotterranei risulta coperto da strumenti di protezione formale.[^2]

1.2 Biodiversità sotterranea: troglobiti, stygobiti e specie di transizione

Per decenni gli ecosistemi sotterranei sono stati considerati poveri di specie, ma studi recenti mostrano l’esistenza di comunità molto ricche e altamente specializzate. La fauna ipogea comprende:[^1]

  • troglobiti (terrestri) e stygobiti (acquatici), organismi obbligati alla vita sotterranea, spesso ciechi, depigmentati e con arti o appendici allungate;
  • troglophili e stygofili, specie che frequentano regolarmente l’ambiente ipogeo ma possono vivere anche in superficie;
  • trogloxeni, ospiti occasionali come molti chirotteri e alcuni invertebrati, che usano le grotte per rifugio, svernamento o riproduzione.[^1]

Ricerche su acquiferi carsici europei, come l’acquifero del Monte Albo in Sardegna, hanno documentato comunità con decine di specie stygobitiche, alta diversità tassonomica e numerose specie nuove per la scienza, indicando una lunga e complessa storia evolutiva e un elevato valore di conservazione. La diffusione di tecniche molecolari e l’uso di barcoding e eDNA stanno rivelando un’ampia presenza di specie criptiche e una biodiversità ancora largamente sottostimata.[^1]


2. Servizi ecosistemici forniti dagli ambienti sotterranei

2.1 Servizi di approvvigionamento: acqua, cibo ed energia

Gli acquiferi carsici e le falde sotterranee rappresentano serbatoi naturali che immagazzinano, filtrano e rilasciano acqua potabile a valle, alimentando sorgenti, fiumi e sistemi irrigui. La revisione internazionale coordinata dal CNR?IRSA ha evidenziato che gli ambienti sotterranei forniscono la maggior parte dei servizi di approvvigionamento connessi all’acqua dolce, inclusa l’acqua per uso potabile, agricolo e industriale.[^7][^2][^1]

In alcune regioni, gli ecosistemi sotterranei contribuiscono anche a servizi di approvvigionamento alimentare (per esempio pesci di grotta o fauna acquatica raccolta tradizionalmente) ed energetico (risorse geotermiche, gas, minerali), sebbene queste forme di sfruttamento richiedano grande cautela per evitare impatti irreversibili sulle comunità ipogee.[^2]

2.2 Servizi di regolazione e mantenimento

Il reticolo sotterraneo di fratture, cavità e pori regola il ciclo idrologico locale e regionale, attenuando piene e siccità grazie alla capacità di immagazzinare e rilasciare acqua nel tempo. Le comunità microbiche e la fauna ipogea contribuiscono alla depurazione naturale delle acque, decomponendo sostanza organica e trasformando nutrienti, e partecipano al ciclo del carbonio tramite processi di dissoluzione e precipitazione dei carbonati e attività chemoautotrofe.[^7][^1]

Lo studio sui servizi ecosistemici sotterranei ha mostrato che questi ambienti sono cruciali per i servizi di regolazione del clima, della qualità dell’acqua e dei cicli biogeochimici, con valori di contributo percentuale superiori rispetto ad altri biomi molto studiati come praterie o mangrovie.[^2]

2.3 Servizi culturali, scientifici ed educativi

Le grotte conservano archivi geologici e paleoclimatici (per esempio speleotemi con record isotopici), reperti paleontologici e archeologici e siti di rilevanza culturale e spirituale. Offrono inoltre opportunità di turismo speleologico, educazione ambientale e divulgazione scientifica, se gestite in modo sostenibile.[^3][^2]

Organizzazioni come l’Unione Internazionale di Speleologia (UIS) e, a livello italiano, la Società Speleologica Italiana (SSI) promuovono campagne, congressi e giornate tematiche per valorizzare questo patrimonio, come la neo istituita Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo del 13 settembre, proclamata dall’UNESCO nel 2025.[^8][^9][^3]


3. Minacce al bioma sotterraneo: vulnerabilità e rischio

3.1 Vulnerabilità intrinseca degli acquiferi carsici

Gli acquiferi carsici sono estremamente vulnerabili all’inquinamento perché l’acqua si muove rapidamente in condotti e fratture, con scarsa o nulla filtrazione da parte del suolo. Studi divulgativi e tecnici sui territori carsici italiani sottolineano che anche piccole quantità di sostanze inquinanti possono raggiungere in tempi brevi le falde e le sorgenti, con limitata capacità autodepurante e possibili impatti di lunga durata.[^7]

Le caratteristiche tipiche dei territori carsici – rocce carbonatiche fessurate, doline, inghiottitoi, corsi d’acqua effimeri e rete idrografica superficiale poco sviluppata – amplificano la velocità di trasferimento degli inquinanti dalle attività in superficie agli ecosistemi sotterranei.[^7]

3.2 Inquinamento chimico: pesticidi, metalli pesanti, idrocarburi

Le principali fonti di inquinamento in aree carsiche includono:

  • uso intensivo di fertilizzanti e pesticidi in agricoltura;
  • scarichi civili e industriali non trattati o mal gestiti;
  • discariche abusive o gestite in modo inadeguato;
  • sversamenti accidentali di sostanze chimiche (idrocarburi, solventi, metalli pesanti).[^7]

Questi contaminanti possono penetrare rapidamente nel sottosuolo attraverso fratture e inghiottitoi, accumulandosi nelle acque e nei sedimenti delle grotte, con effetti tossici spesso cronici e irreversibili sulla fauna ipogea e sulla qualità delle risorse idriche. La letteratura evidenzia in particolare la pericolosità di pesticidi, metalli pesanti (piombo, mercurio, cadmio, arsenico) e idrocarburi, oltre a microinquinanti emergenti come microplastiche, detergenti e residui farmaceutici, rinvenuti anche in sistemi carsici e grotte turistiche.[^10][^7]

3.3 Pressioni antropiche: urbanizzazione, traffico, turismo non regolamentato

L’espansione urbana e infrastrutturale vicino alle aree carsiche comporta impermeabilizzazione del suolo, aumento del deflusso superficiale e maggiore apporto di contaminanti verso gli ingressi di grotta e le zone di ricarica degli acquiferi. Il traffico veicolare produce una miscela di inquinanti (particolato, idrocarburi, metalli) che possono essere rapidamente convogliati nel sottosuolo durante gli eventi di pioggia.[^7]

Il turismo in grotta, se non gestito, può aggiungere rifiuti, disturbo alla fauna (in particolare pipistrelli e invertebrati sensibili alla luce e al rumore) e alterazioni microclimatiche; per questo molte linee guida internazionali raccomandano contingentamento degli accessi, illuminazione adeguata e percorsi obbligati.[^9][^1]

3.4 Cambiamenti climatici e alterazioni idrologiche

I cambiamenti climatici modificano i regimi di precipitazione, con periodi più intensi di piogge estreme alternati a fasi di siccità prolungata, influenzando direttamente la ricarica degli acquiferi carsici, la stabilità delle cavità e la dinamica delle comunità sotterranee. Studi su sorgenti carsiche monitorate ad alta frequenza mostrano che eventi di piena possono mobilitare grandi quantità di materiale e organismi, con effetti sulla struttura delle comunità e sui processi di trasporto di nutrienti e inquinanti.[^1][^2]


4. Strumenti normativi: dalla Direttiva Habitat alle aree protette

4.1 Direttiva Habitat e habitat 8310 “Grotte non ancora sfruttate a livello turistico”

La Direttiva 92/43/CEE (Direttiva Habitat) tutela habitat e specie di interesse comunitario, includendo le grotte nei codici 8310 (grotte non ancora sfruttate a livello turistico), 8320 (tubi di lava) e 8330 (grotte marine sommerse o semisommerse). Gli Stati membri devono monitorare lo stato di conservazione di habitat e specie inclusi negli allegati, sia all’interno che all’esterno dei siti della rete Natura 2000, e trasmettere un rapporto ogni sei anni alla Commissione Europea.[^1]

Nel caso delle grotte, la normativa ha storicamente posto molta enfasi su singole specie di vertebrati (per esempio pipistrelli, salamandre di grotta, Proteus anguinus) inserite negli allegati II e IV, mentre la fauna invertebrata troglobitica è stata solo marginalmente considerata, con un unico coleottero elencato a livello europeo. Questo approccio limita l’efficacia della tutela della biodiversità sotterranea nel suo complesso.[^1]

4.2 Rete Natura 2000 e aree protette nazionali

I siti Natura 2000 (SIC/ZSC e ZPS) e le aree protette istituite secondo la legge italiana 394/1991 (Parchi nazionali e regionali, riserve naturali, aree marine protette) costituiscono il principale strumento di protezione degli habitat carsici e delle grotte. Tuttavia, molti siti con habitat 8310 non dispongono di piani di monitoraggio specifici e continui, e l’assenza di un piano nazionale coordinato crea un mosaico frammentato di iniziative locali.[^7][^1]

Studi recenti a livello europeo, sintetizzati nel 6° EuroSpeleo Protection Symposium, evidenziano la necessità di un approccio più olistico, che consideri la connettività tra grotte, acquiferi, habitat superficiali e ecosistemi dipendenti dalle acque sotterranee (GDEs), andando oltre i singoli siti e specie.[^1]

4.3 Valutazione di incidenza e valutazione di impatto ambientale

L’articolo 6 della Direttiva Habitat prevede che piani e progetti che possano avere incidenze significative su siti Natura 2000 siano sottoposti a Valutazione di Incidenza (VIncA); analogamente, le grandi opere sono soggette a Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) secondo la normativa nazionale. Nel contesto carsico, questi strumenti dovrebbero considerare in modo specifico l’idrogeologia sotterranea, la vulnerabilità degli acquiferi e la fauna ipogea.[^7][^1]

Casi studio, come quello della Grotta del Bue Marino in Sardegna, mostrano come studi di incidenza ben progettati possano integrare analisi idrogeologiche, monitoraggi biologici e modelli di circolazione sotterranea per valutare gli effetti di infrastrutture e interventi sul sistema di grotte.[^1]

4.4 Necessità di norme più specifiche per il carsismo

Analisi giuridiche e dossier tecnici della Società Speleologica Italiana indicano che, pur esistendo un quadro normativo generale, la tutela dei territori carsici richiede strumenti dedicati che tengano conto della loro estrema vulnerabilità (rapida propagazione degli inquinanti, rischi di sinkhole, funzioni idriche strategiche). Tra le proposte ricorrenti vi sono: zonizzazione delle aree di ricarica, limiti specifici all’uso del suolo, criteri costruttivi adattati al rischio carsico e obbligo di considerare la componente sotterranea in tutte le pianificazioni.[^9][^7]


5. Monitoraggio e citizen science in speleologia

5.1 Monitoraggio fisico chimico in grotta e alle sorgenti

Nei progetti di studio e tutela degli acquiferi carsici si usano sempre più spesso reti di monitoraggio ad alta frequenza che registrano livello idrico, temperatura, conducibilità elettrica e altri parametri alle sorgenti e in cavità chiave. Questi dati permettono di comprendere il funzionamento degli acquiferi (compartimentazione, tempi di risposta alle piogge, miscelazione tra acque superficiali e di base) e di individuare eventi di inquinamento o cambiamenti strutturali.[^1]

Nel caso del Monte Albo, ad esempio, serie temporali e analisi di autocorrelazione e crosscorrelazione hanno permesso di distinguere componenti capacitive (zone profonde con risposta lenta) e conduttive (condotti con risposta rapida), evidenziando la compartimentazione dell’acquifero in almeno due sottobacini con diverse dinamiche idrologiche e faunistiche.[^1]

5.2 Monitoraggio biologico standardizzato della fauna di grotta

Per la fauna terrestre e acquatica di grotta sono stati sviluppati protocolli standardizzati che evitano o minimizzano l’uso di trappole letali, privilegiando osservazioni dirette, conteggi visuali lungo transetti, campionamenti mirati e tecniche non invasive. Tali metodi consentono di stimare abbondanza, strutture di popolazione, comunità e trend temporali, e sono compatibili con la presenza di specie protette.[^1]

L’uso di eDNA e metabarcoding consente di rilevare specie rare o difficili da osservare direttamente, ricostruire comunità complesse e identificare connessioni idrologiche tra grotte e sorgenti, con potenziale applicazione in programmi di monitoraggio a scala regionale.[^1]

5.3 Monitoraggio dei chirotteri in cavità naturali e artificiali

I pipistrelli rappresentano un gruppo chiave per la conservazione delle grotte, in quanto tutte le specie europee sono protette e molte utilizzano cavità naturali e artificiali come rifugi di riproduzione, svernamento o transito. Protocolli nazionali di monitoraggio prevedono censimenti visivi, conteggi tramite fotografie o sistemi a infrarossi, registrazione di ultrasuoni con bat?detector e controlli stagionali mirati.[^11][^12][^1]

Studi condotti in Sardegna hanno documentato colonie riproduttive e di svernamento composte da migliaia di individui e la presenza di specie endemiche o a distribuzione ristretta, evidenziando l’importanza di misure gestionali quali la regolamentazione degli accessi, la chiusura selettiva di ingressi con griglie compatibili con il volo dei chirotteri e la protezione dei siti più sensibili.[^1]

5.4 Tecnologie IR e fototrappolaggio per i chirotteri

Sistemi di rilevamento a infrarossi, fototrappole e videocamere IR ad alta sensibilità permettono di registrare i movimenti dei pipistrelli ai varchi di ingresso delle grotte, ottenendo dati quantitativi e qualitativi su specie, dimensione delle colonie, periodi di attività e comportamenti, con minimo disturbo. Progetti come LIFE Gypsum hanno dimostrato l’efficacia di queste tecniche per valutare gli effetti di opere di chiusura o regolamentazione degli accessi, verificando la compatibilità delle strutture di protezione con il passaggio dei chirotteri.[^1]

5.5 Citizen science e ruolo degli speleologi

Speleologi e associazioni speleologiche sono spesso i primi osservatori sul campo di fenomeni di inquinamento, degrado o presenza di specie rare, e possono contribuire in modo decisivo a programmi di citizen science strutturati. Attraverso reti come la SSI, UIS e gruppi locali, è possibile raccogliere dati su fauna, acque, rifiuti e pressioni antropiche, alimentare database nazionali e internazionali e supportare le autorità nella gestione.[^13][^7]


6. La campagna internazionale “Cave Animal of the Year”

6.1 Origini e obiettivi della campagna

La campagna “Cave Animal of the Year” nasce nel 2009 in Germania, quando la Federazione speleologica tedesca decise di designare ogni anno un “animale di grotta” simbolo per aumentare la consapevolezza sulla diversità zoologica degli habitat sotterranei. L’iniziativa è stata premiata con il France HABE Prize della Commissione Karst and Cave Protection dell’UIS per il suo impatto sulla comunicazione e la tutela.[^14][^15]

Negli anni successivi altri paesi hanno adottato la campagna, tra cui Spagna, Australia, Italia, Svizzera, Stati Uniti, Austria, Grecia e Portogallo, selezionando specie rappresentative della propria fauna cavernicola. Ogni paese sceglie una specie o un gruppo di specie e realizza materiali divulgativi, attività educative, uscite in grotta, monitoraggi e azioni di conservazione collegati al “Cave Animal” designato.[^16]

6.2 Il ruolo della UIS Biology Commission

Dal 2021, durante l’Anno Internazionale delle Grotte e del Carsismo, l’UIS ha deciso di lanciare un Cave Animal of the Year internazionale, coordinando le campagne nazionali sotto l’ombrello della Commissione di Biologia (UIS-BC). L’obiettivo è dare coerenza globale al messaggio, promuovere scambio di materiali tra paesi e portare l’attenzione di media e istituzioni sui servizi ecosistemici e sulla fragilità del mondo sotterraneo.[^17]

Il sito uis-caveanimal raccoglie informazioni sulle campagne nazionali, le specie scelte e gli eventi associati, e annuncia iniziative comuni, come sessioni online in occasione della Giornata internazionale della Biodiversità (22 maggio) e presentazioni ai congressi internazionali di speleologia.[^18][^17]

6.3 Esempi di specie scelte e messaggi chiave

La campagna ha messo in luce, negli anni, un’ampia varietà di taxa:

  • crostacei anfipodi come Niphargus spp., simbolo della fauna stygobitica europea e della sua elevata endemismo e vulnerabilità;
  • coleotteri troglobi, spesso ciechi e pigmento lessi, minacciati da inquinamento e alterazioni idrologiche;
  • pipistrelli di grotta, che rappresentano il legame tra superfici e cavità e sono bioindicatori della qualità degli habitat;
  • ragni e altri invertebrati della zona crepuscolare, sentinelle del delicato equilibrio tra luce e oscurità.

In Italia, la Società Speleologica Italiana ha aderito alla campagna europea “Animale di grotta dell’anno” dal 2019, usando specie come il miniottero di Schreibers, geotritoni, Niphargus e, per il 2026, i ragni del genere Meta (Meta menardi e Meta bourneti), tipici della zona di transizione all’ingresso delle grotte e sensibili ai cambiamenti climatici e al disturbo antropico.[^19]

6.4 Cave Animal of the Year 2026 a livello internazionale

Il portale internazionale segnala per il 2026, tra gli altri, l’”amfipode di grotta” Niphargus salzburgensis come Cave Animal of the Year in Austria e il “Cave Dwarf Amphipod” Crangonyx subterraneus in Germania, entrambe specie di crostacei altamente adattate alla vita sotterranea. Queste scelte sottolineano l’importanza della fauna acquatica di grotta come bioindicatore della qualità degli acquiferi e della connettività idrogeologica.[^18]

6.5 Collegare la campagna al tema IBD 2026

Il tema della Giornata internazionale per la Diversità Biologica 2026, “Acting locally for global impact”, offre un quadro ideale per la campagna “Cave Animal of the Year”.

Ogni specie simbolo può diventare un punto di accesso per raccontare come azioni locali – monitoraggio di una sorgente, chiusura di un ingresso per proteggere una colonia, riduzione dei pesticidi nel bacino di alimentazione, campagne di pulizia in grotta – contribuiscano alla tutela di servizi ecosistemici e obiettivi globali del Kunming–Montreal Global Biodiversity Framework.[^20][^5][^6][^4]


7. “Acting locally for global impact”: come le azioni locali nelle grotte incidono sulla biodiversità globale

7.1 Il quadro del Kunming–Montreal Global Biodiversity Framework

Il Kunming–Montreal Global Biodiversity Framework (KMGBF) definisce 23 obiettivi globali per arrestare e invertire la perdita di biodiversità entro il 2030, tra cui la protezione efficace di almeno il 30% delle aree terrestri e marine, la riduzione dell’inquinamento e il ripristino degli ecosistemi degradati. La campagna IDB 2026 mira a collegare iniziative locali in tutto il mondo a questi target, evidenziando il ruolo di comunità, città, imprese, giovani e società civile.[^5][^4][^20]

In questo contesto, le azioni di conservazione nelle aree carsiche e nelle grotte – spesso in mano a piccole comunità speleologiche e amministrazioni locali – possono contribuire direttamente a target su acqua dolce, inquinamento, aree protette, connettività ecologica e partecipazione sociale.

7.2 Esempi di azioni locali con impatto sistemico

Esempi di buone pratiche in ambienti carsici includono:

  • istituzione di micro riserve in grotta per proteggere colonie di pipistrelli o comunità stygobitiche rare, integrandole nella rete Natura 2000 o in aree protette nazionali;
  • monitoraggio continuo di sorgenti carsiche e gestione delle aree di ricarica per ridurre ingressi di nitrati, pesticidi e microplastiche, con benefici sia per la fauna sotterranea sia per la qualità dell’acqua potabile;
  • regolamentazione del turismo in grotta tramite piani di gestione che fissano limiti di carico, percorsi, illuminazione e periodi di chiusura stagionale (per esempio durante la riproduzione o l’ibernazione dei chirotteri);
  • campagne di citizen science in cui speleologi e cittadini raccolgono dati su fauna, rifiuti, microplastiche e parametri idrochimici, contribuendo a database nazionali e internazionali e alla ricerca scientifica.[^10][^2][^1]

7.3 Collegare le iniziative locali a UIS BC e alle campagne internazionali

La UIS Biology Commission può agire come piattaforma di coordinamento, aiutando gruppi locali e nazionali a:

  • tradurre azioni locali (pulizia di una grotta, monitoraggio di una sorgente, protezione di un ingresso) in metriche collegabili ai target del KMGBF;
  • condividere protocolli standardizzati per il monitoraggio faunistico e idrochimico;
  • integrare i risultati delle campagne “Cave Animal of the Year” nei report nazionali sulla biodiversità e nelle attività della Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo e dell’IDB.[^21][^3][^17]


9. Raccomandazioni operative per azioni locali e campagne nazionali

9.1 Linee guida per gruppi speleologici e associazioni

  1. Mappare e descrivere le pressioni locali su grotte e aree carsiche (inquinamento, rifiuti, urbanizzazione, turismo), usando schede standard e georeferenziazione.
  2. Integrare attività speleologiche e monitoraggio, programmando visite dedicate alla raccolta di dati su fauna, parametri idrochimici e rifiuti.
  3. Collaborare con enti locali e aree protette per includere grotte e zone di ricarica in strumenti di pianificazione, piani di gestione e misure di tutela specifiche.
  4. Usare il “Cave Animal of the Year” come leva comunicativa, sviluppando materiali divulgativi, incontri pubblici, attività con scuole e media locali.
  5. Partecipare a reti internazionali, condividendo dati e buone pratiche con UIS?BC, SSI e altre organizzazioni, per dare visibilità globale alle azioni locali.

9.2 Suggerimenti per autorità locali e gestori di aree protette

  1. Riconoscere formalmente il rischio carsico (idraulico, geologico, ambientale) negli strumenti urbanistici, con vincoli mirati nelle aree di ricarica e nelle zone a sinkhole.
  2. Integrare il monitoraggio delle acque sotterranee con indicatori biologici (fauna stygobitica, eDNA) oltre a parametri chimico?fisici, per avere un quadro più completo dello stato dell’acquifero.[^1]
  3. Regolamentare l’uso turistico delle grotte, stabilendo limiti di carico, periodi di chiusura e criteri di illuminazione compatibili con la conservazione di fauna e concrezioni.
  4. Promuovere progetti di educazione ambientale centrati su grotte e carsismo, anche in collaborazione con scuole, università e gruppi speleologici.
  5. Sostenere campagne come “Cave Animal of the Year”, adottandole a livello comunale o regionale come strumenti di comunicazione istituzionale.

9.3 Ruolo della ricerca scientifica e delle reti internazionali

  1. Colmare le lacune di conoscenza su distribuzione delle specie, processi ecologici sotterranei e servizi ecosistemici, con studi interdisciplinari che integrino speleologia, ecologia, idrogeologia, genetica e scienze sociali.[^2][^1]
  2. Sviluppare protocolli standard internazionali per il monitoraggio di habitat 8310 e di altri sistemi sotterranei, per rendere comparabili i dati tra paesi e nel tempo.
  3. Partecipare alle piattaforme globali su biodiversità e servizi ecosistemici, assicurando che gli ecosistemi sotterranei siano adeguatamente rappresentati nelle valutazioni globali.
  4. Supportare UIS?BC e campagne coordinate come “Cave Animal of the Year” con contributi scientifici, dati e materiali di divulgazione basati su evidenze.

10. Conclusioni

Il mondo sotterraneo è un bioma chiave per la vita sul pianeta, ma ancora largamente invisibile alle politiche e all’opinione pubblica. Le grotte e gli acquiferi carsici sostengono servizi ecosistemici essenziali, dalla fornitura di acqua potabile alla regolazione dei cicli biogeochimici, e ospitano una biodiversità unica e fragile, con numerose specie endemiche e linee evolutive antiche.[^3][^2][^1]

Il tema 2026 “Acting locally for global impact” offre un’occasione strategica per mostrare come azioni localizzate – proteggere una sorgente, mappare e ripulire una grotta, monitorare una specie simbolo, limitare l’uso di pesticidi in un bacino carsico – possano contribuire direttamente a obiettivi globali di conservazione e al Kunming–Montreal Global Biodiversity Framework.[^5][^4][^20]

Attraverso il coordinamento della UIS Biology Commission, la sinergia con la Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo e la campagna “Cave Animal of the Year”, la comunità speleologica può diventare un attore centrale nel collegare esplorazione, ricerca e conservazione, dimostrando che proteggere il buio significa, concretamente, proteggere il futuro.


Fonti principali e link utili

  • Caves Monitoring Reports, Memorie dell’Istituto Italiano di Speleologia, Serie II, vol. XLIV, 2023 (monitoraggio idrogeologico e biologico in grotta).[^1]
  • “Guida completa ai territori carsici e tutela ambientale” – vulnerabilità delle aree carsiche italiane, inquinamento e normativa.[^7]
  • Mammola S., Brankovits D. et al., revisione sui servizi ecosistemici sotterranei su Biological Reviews.[^2]
  • Convenzione sulla Diversità Biologica, tema ufficiale IDB 2026 “Acting locally for global impact”.[^6][^4]
  • Notizie e dossier su Scintilena – notiziario italiano di speleologia, inclusi articoli su Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, campagne di tutela e Cave Animal of the Year.[^22][^23][^8][^19][^13][^10][^9][^2]
  • UIS – Union Internationale de Spéléologie: sito ufficiale e calendario eventi 2025–2026.[^21][^9]
  • UIS Cave Animal of the Year – portale uis-caveanimal e pagina nazionale con le campagne nei vari paesi.[^15][^24][^16][^18][^17]
  • Convention on Biological Diversity – documenti su KMGBF e materiali di comunicazione per IDB 2026.[^25][^4][^20][^5]
  • ISPRA e manuali di monitoraggio specie e habitat di interesse comunitario, inclusi habitat 8310 e chirotteri.[^1]

References

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  2. Il 75% dei servizi ecosistemici del pianeta nasce nel buio – Scintilena – ## Grotte, acquiferi e falde non sono solo buchi nel terreno: una ricerca internazionale guidata dal…
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