Nel giro di pochi secondi, un pezzo di terreno largo sei metri e profondo 28 si apre senza preavviso e inghiotte una strada provinciale. Questo non è un film catastrofico: è successo nel Lazio, tra Carpineto e Montelanico, nel febbraio 2010. Ma quando la causa è un vulcano, il meccanismo è diverso — e spesso molto più imprevedibile. La confusione tra sinkhole carsici, maar vulcanici e collassi da attività eruttiva è ancora diffusa anche tra esperti. È tempo di fare chiarezza.
Torna al sommario dell’argomento ‘Vulcanospeleologia’
Sinkhole: una parola, troppe genesi — il problema della terminologia
Il termine sinkhole è stato introdotto nel 1968 da Fairbridge per descrivere una depressione di forma sub-circolare dovuta al crollo di piccole cavità carsiche sotterranee, sinonimo di dolina. Da allora, il vocabolo si è dilatato fino all’abuso: oggi viene impiegato — da esperti e non — per indicare fenomeni che poco o nulla hanno a che fare con il carsismo, generando una notevole confusione terminologica.[1][2][3]
In realtà, esistono almeno cinque grandi famiglie genetiche di sprofondamento del suolo:[4]
- Sinkhole carsici (dissoluzione chimica di rocce carbonatiche o evaporitiche)
- Sinkhole antropogenici (collasso di cave, catacombe, cunicoli, miniere)
- Sinkhole da evorsione (processi erosivi da turbolenze in grandi piane alluvionali)
- Sinkhole da suffosione e piping profondo (migrazione di sedimenti verso il basso, spesso in aree vulcaniche)
- Strutture vulcaniche convergenti: maar, pit crater, caldera e camini di collasso
Il problema pratico è devastante: cavità di sprofondamento, crateri di esplosione vulcanica o di degassamento, doline di crollo e maar presentano un “aspetto” simile in superficie — una forma cava sub-circolare — ma sono stati originati da processi radicalmente differenti. Riconoscere la differenza non è solo un esercizio accademico: da essa dipende la previsione dell’evoluzione del fenomeno, la delimitazione delle aree a rischio e, in ultima analisi, la sopravvivenza di chi vive sopra.[5]
La classificazione più completa in ambito internazionale è quella di Waltham et al. (2005), che suddivide i fenomeni di sinkhole in sei tipologie: da dissoluzione, da crollo, da copertura, per caduta a goccia, da suffosione e sepolti. Una classificazione rigorosa in base ai processi genetici — carsismo, attività antropica, fluidi di risalita — rimane lo strumento fondamentale per qualsiasi analisi del rischio.[3][4]
Come si forma un sinkhole vulcanico: collasso della volta di un tunnel di lava
Le grotte vulcaniche, o lava tubes, sono il principale meccanismo di formazione dei sinkhole vulcanici propriamente detti. Nascono quando la superficie di una colata lavica si raffredda più rapidamente della parte interna: si forma una crosta solida che funge da “tetto”, mentre la lava ancora incandescente continua a scorrere all’interno come in un acquedotto naturale. Quando l’alimentazione della colata diminuisce, il livello del flusso si abbassa progressivamente e lascia una struttura cava — il tunnel di lava.[6][7][8]
Questo meccanismo è particolarmente attivo nelle lave basaltiche pahoehoe, fluide e continue, tipiche dei vulcani hawaiani e dell’Etna. Grazie al fenomeno chiamato inflation, la lava in pressione può sollevarsi sotto una crosta già solidificata, gonfiandola dall’interno e creando nuovi ambienti sotterranei. L’Etna ospita oltre 200 cavità vulcaniche censite, alcune con sviluppi che raggiungono il chilometro e profondità fino a 80 metri.[9][10][11]
Il sinkhole vulcanico da collasso di tunnel di lava avviene quando la volta di una di queste gallerie perde resistenza strutturale e collassa verso il basso. Il processo è simile al collasso carsico — migra dal basso verso l’alto fino a emergere in superficie — ma ha caratteristiche fisiche e morfologiche distinte:
- Le pareti sono di basalto o altra roccia effusiva, non di calcare
- Il collasso può essere influenzato dall’attività sismica associata al vulcano
- La scoperta di tali cavità avviene spesso in modo casuale, quando i crolli della volta rivelano la presenza di strutture sotterranee[6]
Esiste poi il pit crater (cratere a pozzo), documentato soprattutto alle Hawaii e sull’Etna: una depressione vulcanica che si forma quando la lava si ritira all’interno di un condotto o di una zona di rift, lasciando un vuoto che il materiale sovrastante non riesce a sostenere. È di fatto un sinkhole di origine vulcanica che può espandersi in larghezza nel tempo, diventando più superficiale man mano che le pareti cedono.[12]
A scala ancora maggiore, la caldera vulcanica è un’ampia depressione — talvolta di decine di chilometri — che si forma quando la camera magmatica si svuota dopo una grande eruzione e il tetto collassa per effetto della pressione non più sostenuta. Esempi emblematici sono i Campi Flegrei (Napoli), Yellowstone e la caldera di K?lauea (Hawaii), dove nel solo 2018 si sono susseguiti 68 eventi di collasso sommitale.[13][14][15]
Maar ed eruzioni freatomagmatiche: quando l’acqua incontra il magma
Il maar è una delle strutture vulcaniche più pericolose e al tempo stesso meno percepite come tali dalla popolazione. Si forma quando il magma in risalita incontra acque sotterranee o superficiali, generando un’interazione esplosiva detta freatomagmatica. La vaporizzazione quasi istantanea dell’acqua — a contatto con lava a 500–1.170°C — produce un’espansione di vapore devastante che polverizza sia il magma che la roccia circostante.[16][17][18]
La struttura di un vulcano maar-diatreme è composta da tre elementi principali:[16]
- Il cratere maar (superficie): depressione ampia e poco profonda, con bordo di bassa altezza, spesso riempito da un lago circolare
- Il diatreme (struttura inferiore): imbuto profondo riempito di brecce vulcaniche caotiche, frammenti di rocce incassanti e materiale piroclastico
- La zona radicale: il punto più profondo, dove il magma incontra per la prima volta l’acquifero, scatenando le prime esplosioni
Dal punto di vista morfologico, il maar si distingue nettamente da un sinkhole carsico o antropogenico per alcune caratteristiche diagnostiche:[5]
| Caratteristica | Maar | Sinkhole carsico | Sinkhole da piping |
|---|---|---|---|
| Fianchi | Poco ripidi (~4°) | Inclinati a imbuto | Pareti verticali |
| Bordo | Anello di tefra (tufo) | Assente/minimo | Assente |
| Profondità fondo | Sotto il piano campagna | Variabile | Cilindrica, profonda |
| Litologia | Vulcanica | Carbonatica | Piroclastica/mista |
| Trigger | Eruzione freatomagmatica | Dissoluzione chimica | Risalita fluidi, sismi |
| Simmetria | Spesso asimmetrico (sottovento) | Sub-circolare | Sub-circolare |
Le eruzioni freatomagmatiche che generano i maar si svolgono attraverso una serie di esplosioni successive: ogni esplosione sedimenta uno strato sottile di piroclasti (prevalentemente lapilli e ceneri basaltiche) che forma l’anello di tefra attorno al cratere. In tempi successivi, il maar può riempirsi d’acqua formando un lago dal caratteristico aspetto circolare, come il Lago Albano nei Colli Albani o la Solfatara ai Campi Flegrei.[19][20][5]
Il rischio maggiore dei maar oggi attivi non è solo eruttivo: i laghi maar possono accumulare ingenti quantità di anidride carbonica e altri gas vulcanici in soluzione. Se disturbati da eventi sismici o da variazioni di temperatura, possono rilasciare improvvisamente questo gas in un fenomeno catastrofico detto eruzione limnica, che ha già causato migliaia di vittime in Africa (Lago Nyos, Camerun, 1986).[16]
I Colli Albani e i sinkhole dell’area vulcanica laziale: un rischio sottovalutato
I Colli Albani, situati a meno di 30 km a sud-est di Roma, rappresentano il caso italiano più emblematico di rischio combinato tra vulcanismo e sinkhole. Il complesso, considerato attualmente quiescente, mostra ancora evidenti segni di attività: circolazione idrotermale, sismicità e sollevamenti del suolo. L’ultima grande eruzione è datata a circa 36.000 anni fa, ma eruzioni minori potrebbero essersi verificate fino a 7.000 anni fa.[21][22][20]
L’attività eruttiva dei Colli Albani si è sviluppata in tre fasi principali:[5]
- Fase Tuscolano-Artemisio (600.000–350.000 anni fa): grandi colate piroclastiche che hanno deposto le pozzolane romane
- Fase dei Campi di Annibale (300.000–200.000 anni fa): edificazione di un nuovo stratovulcano interno
- Fase idromagmatica (200.000–20.000 anni fa): violente esplosioni freatomagmatiche che hanno formato i maar di Ariccia, Nemi, Albano e numerosi crateri minori nel settore settentrionale
È proprio questa terza fase a rendere il territorio dei Colli Albani così insidioso: su litologie esclusivamente vulcaniche, si trovano forme pseudocrateriche sub-circolari che per secoli sono state attribuite all’attività vulcanica (maar), ma che in realtà sono in molti casi sinkhole s.s. — camini di collasso innescati dalla risalita di fluidi profondi, gas aggressivi (CO?, H?S) e dall’erosione idraulica nelle coperture piroclastiche.[23][5]
La Provincia di Roma ha registrato due eventi emblematici:[24][1]
- Gennaio 2001, Marcellina: sprofondamento improvviso di 35 metri di diametro e 15 metri di profondità in un’area agricola
- Febbraio 2010, Carpineto–Montelanico: voragine di 6 metri di diametro e 28 metri di profondità apertasi in prossimità della strada provinciale carpinetana
Nella Piana di Forino (Avellino), su substrato piroclastico profondo 83 metri, si sono verificati almeno 8 sprofondamenti nell’arco di 100 anni, di cui due nel solo 2005: uno di 20 metri di diametro e 20 di profondità, l’altro di 7–8 metri per 3–4. Nessuno di questi eventi era prevedibile dalla superficie fino all’istante del collasso.[5]
A Roma, l’ISPRA in collaborazione con il CNR-IGAG ha aggiornato nel luglio 2025 la mappa di suscettibilità ai sinkhole della Capitale: ogni anno si registrano circa 100 nuovi sprofondamenti, e dal 1875 a oggi il censimento ha documentato circa 4.500 sinkhole antropogenici, con più di 30 km² di superficie urbana coinvolti in eventi di sprofondamento negli ultimi cento anni. Sono monitorati siti specifici come il Bacino delle Acque Albule, Montelibretti e Montelanico, e il Parco di Yitzhak Rabin a Roma.[25][24]
Il problema si aggrava se si considera la distribuzione delle faglie attive nel territorio laziale: i sinkhole tendono a localizzarsi lungo strutture tettoniche ben definite, dove la presenza di fluidi profondi mineralizzati e la pressione delle falde confinate creano le condizioni ideali per l’innesco. In quest’area, distinguere un maar da un sinkhole non è accademico: l’uno è una cicatrice del passato vulcanico; l’altro è una bomba a orologeria ancora attiva.[5]
Sinkhole e grotte vulcaniche: il confine sottile tra una voragine e una cavità esplorabile
Uno dei paradossi della vulcanospeleologia è che la stessa cavità che oggi è un laboratorio naturale di fama mondiale — come la Grotta del Gelo sull’Etna, ghiacciaio più meridionale d’Europa — potrebbe domani trasformarsi in una voragine se la sua volta cedesse. Il confine tra una grotta vulcanica esplorabile e un sinkhole in formazione è strutturale, non visivo.[26][6]
Le grotte da scorrimento lavico (lava tubes) si formano durante colate basaltiche fluide: la superficie si solidifica formando una crosta, mentre il flusso ancora incandescente drena verso valle lasciando la galleria vuota. La Grotta del Gelo sull’Etna, lunga 125 metri con un dislivello di 30 metri, si è formata durante l’eruzione del 1614–1624. Esistono anche grotte emisferiche, dovute alla formazione di grandi bolle di gas all’interno della colata, e cavità verticali lungo fratture eruttive.[27][7][28][6]
Le grotte vulcaniche si distinguono strutturalmente dalle grotte carsiche per:[28][26]
- Assenza di stalattiti/stalagmiti calcitiche (la lava contiene troppo poco calcio)
- Presenza di “denti di cane” (solidificazioni pendenti di lava dal soffitto)
- Bolle e vesciche sulle pareti (gas liberati dalla lava in raffreddamento)
- Pareti a volte lisce come vetro, a volte ruvide e irregolari, con variazioni cromatiche
La speleologia vulcanica studia proprio queste cavità: sull’Etna ne sono state censite oltre 250, con sviluppi fino a un chilometro e profondità fino a 80 metri. Sono accessibili però solo dopo il raffreddamento, che richiede tra i 6 mesi e i 2 anni dall’eruzione.[11][9]
Il rischio di collasso di un tunnel lavico aumenta con il tempo per una serie di fattori: l’erosione idrica interna, le fratture generate dai cicli termici, i terremoti associati all’attività vulcanica e — nelle grotte più antiche — la dissoluzione chimica operata dalle acque meteofiltrate che si infiltrano nelle fratture della roccia vulcanica. In questo senso, un tubo lavico antico è strutturalmente più vicino a un sinkhole in preparazione che a una grotta carsica stabile. La scoperta di nuove grotte etnee avviene tuttora spesso in modo casuale, quando un crollo di volta apre improvvisamente una depressione a cielo aperto.[7][26][6]
Su Venere, per la prima volta nel 2026, dati radar della missione NASA Magellan hanno permesso di identificare un possibile gigantesco tubo di lava sotterraneo con una profondità di collasso stimata di circa 450 metri — a conferma che il fenomeno dei sinkhole vulcanici da tunnel lavico è universale e non esclusivo del nostro pianeta.[29]
Tecnologie di monitoraggio: tomografia elettrica 3D per leggere il sottosuolo prima del collasso
La sfida cruciale nella gestione del rischio sinkhole è che i fenomeni evolvono dal basso verso l’alto, diventando visibili in superficie solo nella fase terminale del processo. Per questo le tecnologie di monitoraggio indiretto — che “vedono” il sottosuolo senza scavare — sono diventate il fronte più avanzato della ricerca.[1]
La Tomografia di Resistività Elettrica (ERT), detta anche tomografia elettrica, è oggi lo strumento non invasivo più utilizzato per la caratterizzazione dei sinkhole. Il principio è elegante: una serie di elettrodi posizionati in superficie inietta corrente elettrica nel terreno e misura come questa si distribuisce. Rocce compatte e asciutte offrono alta resistività; sedimenti argillosi saturi, vuoti, zone fratturate o canaletti riempiti d’acqua mostrano bassa resistività. Elaborando i dati con software dedicati, si ottengono sezioni e volumi 3D che “fotografano” il sottosuolo.[30][31]
Nel 2019, un team di ricercatori italiani (Bonetto, Caselle, Comina, Vagnon) ha pubblicato su Earth Surface Processes and Landforms uno studio pioneristico: la caratterizzazione mediante tomografia elettrica 3D di un sinkhole comparso a Murisengo, in Piemonte, in terreni gessosi. I risultati principali:[30]
- Cinque tomografie elettriche in superficie hanno permesso di ricostruire una geometria 3D del fenomeno senza scavi
- Il meccanismo genetico identificato è stato la suffusione: sedimenti argillosi che migrano lentamente verso il basso attraverso condotti nel gesso, finché in superficie si apre l’avvallamento
- Nelle gallerie di una cava sotterranea vicina è stato trovato contemporaneamente un cono di detriti, confermando il collegamento tra sottosuolo e superficie
- Il contrasto di resistività tra sedimenti argillosi e gesso ha garantito una ricostruzione ottimale[30]
In aree vulcaniche e sismiche, l’INGV di Roma ha recentemente applicato una tecnologia complementare — la tomografia magnetotellurica 3D — per imaging del sistema magmatico dei Campi Flegrei fino a 20 km di profondità. Questo approccio permette di identificare le zone di accumulo di magma, i condotti e le zone di degassamento, fornendo dati fondamentali per la comprensione dei meccanismi che potrebbero innescare collassi superficiali o eruzioni freatomagmatiche.[32][19]
Altre tecnologie oggi impiegate nel monitoraggio integrato dei sinkhole includono:[33]
| Tecnica | Profondità / Risoluzione | Utilizzo tipico |
|---|---|---|
| ERT 3D | Buona profondità, lettura volumetrica | Vuoti, riempimenti, geometrie |
| GPR (Georadar) | Alta risoluzione, limitata a pochi metri | Sottoservizi, discontinuità superficiali |
| InSAR / PS-InSAR | Satellite, copertura areale | Subsidenza millimetrica nel tempo |
| Tomografia sismica | Grande profondità | Camera magmatica, strutture crostali |
| Magnetotellurica | Fino a decine di km | Sistema magmatico profondo |
| Fibre ottiche distribuite | Monitoraggio continuo | Early warning su fronti di collasso |
La combinazione di queste tecniche rappresenta lo stato dell’arte per la gestione del rischio sinkhole nelle aree vulcaniche italiane. Tuttavia, come sottolinea l’INGV, non è ancora possibile prevedere con precisione dove e quando si formerà un sinkhole: è possibile delimitare le aree a rischio e condurre indagini geofisiche mirate, ma il collasso finale rimane un evento probabilistico.[24][1]
Il rischio sottovalutato: perché la confusione terminologica uccide
La convergenza morfologica tra forme di genesi radicalmente diversa — maar, sinkhole carsici, camini di collasso vulcanico, pit crater — non è solo un problema scientifico. Ha conseguenze dirette sulla pianificazione territoriale, sulla normativa, sull’assicurazione degli immobili e sulle procedure di protezione civile.
Identificare una voragine come un “residuo di attività vulcanica” quando in realtà è un sinkhole attivo da piping profondo significa non attivare il protocollo corretto, non monitorare le aree adiacenti, non evacuare preventivamente. Viceversa, allarmarsi di fronte a un maar antico — stabile da decine di migliaia di anni — significherebbe paralizzare inutilmente intere aree urbane.
La soluzione passa per tre livelli:
- Inquadramento geologico di dettaglio: ogni forma cava sub-circolare deve essere analizzata nel suo contesto strutturale, idrogeologico e stratigrafico prima di essere classificata[5]
- Monitoraggio non invasivo sistematico: l’ERT 3D e il GPR permettono di “vedere” il sottosuolo prima che il problema raggiunga la superficie[33][30]
- Formazione interdisciplinare: speleologi, geologi, vulcanologi e protezionisti civili devono condividere un linguaggio comune e procedure di intervento unificate
Il lavoro di censimento dell’ISPRA, le indagini dell’INGV nelle aree vulcaniche laziali e campane, e le ricerche speleologiche sul campo rappresentano oggi i pilastri di un sistema di conoscenza ancora incompleto, ma in rapido sviluppo. Il suolo sotto i piedi è meno solido di quanto appaia — ma la scienza ha gli strumenti per ascoltarne i segnali.[25][24][1]
Fonti e riferimenti
- Scintilena — Sinkhole: Fenomeni di Dissesto e Rischi per la Sicurezza (2024) ? https://www.scintilena.com/sinkhole-fenomeni-di-dissesto-e-rischi-per-la-sicurezza/12/07/
- Scintilena — Vulcani Maar-Diatreme e Strutture Vulcaniche Correlate (2025) ? https://www.scintilena.com/vulcani-maar-diatreme-e-strutture-vulcaniche-correlate/10/07/
- Scintilena — Sinkhole: Le cause delle voragini della Terra (2025) ? https://www.scintilena.com/sinkhole-le-cause-delle-voragini-della-terra/10/04/
- Scintilena — Rivoluzione nella speleologia italiana: tomografia elettrica 3D per decifrare i segreti dei sinkhole (2025) ? https://www.scintilena.com/rivoluzione-nella-speleologia-italiana-tomografia-elettrica-3d-per-decifrare-i-segreti-dei-sinkhole/08/18/
- Scintilena — Sicurezza urbana e sinkhole a Roma: aggiornata la mappa di suscettibilità (2025) ? https://www.scintilena.com/sicurezza-urbana-e-sinkhole-a-roma-aggiornata-la-mappa-di-suscettibilita/07/28/
- Scintilena — La Grotta del Gelo dell’Etna: Il Ghiacciaio più Meridionale d’Europa (2025) ? https://www.scintilena.com/la-grotta-del-gelo-delletna-il-ghiacciaio-piu-meridionale-deuropa-custodisce-un-equilibrio-fragile/
- Scintilena — Quando la lava si gonfia: il ruolo dell’inflation nella formazione delle grotte vulcaniche (2026) ? https://www.scintilena.com/quando-la-lava-si-gonfia-il-ruolo-dellinflation-nella-formazione-delle-grotte-vulcaniche/01/25/
- Scintilena — Scoperta una struttura risonante sotto i Campi Flegrei (2025) ? https://www.scintilena.com/scoperta-una-struttura-risonante-sotto-i-campi-flegrei-non-e-una-cavita-ma-una-frattura-piena-di-gas/
- Scintilena — Scoperto un gigantesco tubo di lava su Venere (2026) ? https://www.scintilena.com/scoperto-un-gigantesco-tubo-di-lava-su-venere-cosa-rivela-il-sottosuolo-del-pianeta-gemello/02/10/
- ISPRA — Classificazione dei sinkholes ? https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/suolo-e-territorio/sinkholes-e-cavita-sotterranee/classificazione-dei-sinkholes
- ISPRA / SGI — La classificazione dei fenomeni di sprofondamento ? https://sgi.isprambiente.it/sinkholeweb/classificazione.html
- ISPRA — Ferrazzoli F., Apparato Vulcanico dei Colli Albani — I Maar e i Fenomeni di Sinkhole (tesi di stage ISPRA) ? https://sgi.isprambiente.it/sinkholeweb/tesi%20di%20stage/Francesca%20Ferrazzoli.pdf
- ISPRA — Applicazione della tomografia elettrica per i sinkhole nelle pianure italiane ? https://www.isprambiente.gov.it/files/pubblicazioni/atti/stato-arte-sinkholes/533-542.pdf
- INGV — Colli Albani: scheda del complesso vulcanico ? https://www.ingv.it/colli-albani
- INGV — Campi Flegrei: Il sistema magmatico della caldera fino a 20 km di profondità (2025) ? https://www.ingv.it/stampa-urp/ufficio-stampa/comunicati-stampa/campi-flegrei-il-sistema-magmatico-della-caldera/
- Protezione Civile italiana — Colli Albani ? https://rischi.protezionecivile.gov.it/it/vulcanico/vulcani-italia/colli-albani/
- Academia.edu — La pericolosità da sinkhole nel territorio della provincia di Roma: il caso di Marcellina ? https://www.academia.edu/62617184/
- Wikipedia IT — Eruzione di tipo freatico-magmatico ? https://it.wikipedia.org/wiki/Eruzione_di_tipo_freatico-magmatico
- Wikipedia IT — Tunnel di lava ? https://it.wikipedia.org/wiki/Tunnel_di_lava
- Wikipedia IT — Caldera ? https://it.wikipedia.org/wiki/Caldera
- Teknics Srl — Sinkhole e cavità urbane: come individuare ipogei con Georadar ed ERT ? https://www.teknicsrl.it/blog/sinkhole-cavita-urbane-georadar-ert
- Fondazione MCR Rovereto — Tomografia elettrica ? http://www.fondazionemcr.it/tomografia_elettrica
- INGV Vulcani — Glossario dei termini vulcanologici: eruzione freatomagmatica ? https://ingvvulcani.com/glossario-dei-termini-presenti-nel-blog-ingvvulcani/
- Centro Speleologico Etneo (CSE) — Vulcanospeleologia ? https://www.cse-speleo.it/new_site/Speleologia_Vulcanica/Speleo_Vulcanica.html
- Federazione Speleologica Campana — Le grotte vulcaniche (PDF) ? https://www.fscampania.it/wp-content/uploads/2016/12/vulcano.pdf
- Bonetto S.M.R., Caselle C., Comina C., Vagnon F. — Geophysical surveys for non-invasive characterization of sinkhole phenomena: A case study of Murisengo — Earth Surface Processes and Landforms ? https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/esp.5584
- Scintilena — Sinkhole: Un Fenomeno Naturale che Minaccia la Sicurezza (2024) ? https://www.scintilena.com/sinkhole-un-fenomeno-naturale-che-minaccia-la-sicurezza/07/20/
- Scintilena — Sinkhole in Sardegna: uno studio sulle voragini e il rischio geologico (2025) ? https://www.scintilena.com/sinkhole-in-sardegna-uno-studio-sulle-voragini-e-il-rischio-geologico/02/17/
- Scintilena — Speleologia all’interno dei vulcani (2003) ? https://www.scintilena.com/speleologia-allinterno-dei-vulcani/04/28/