Il concorso “Ti racconto il mio soccorso” dà voce a chi ha vissuto un intervento di soccorso in montagna o in grotta
Un’occasione per trasformare esperienze difficili in memoria condivisa
Nel mondo della speleologia e dell’alpinismo il soccorso è spesso un momento intenso, carico di emozioni, responsabilità e insegnamenti.
Tuttavia, queste esperienze sono raccontate di rado.
Per questo motivo è particolarmente interessante l’iniziativa “Ti racconto il mio soccorso”, il concorso letterario promosso dal Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS), che invita chiunque abbia vissuto un intervento di soccorso – come persona soccorsa, soccorritore o testimone – a trasformare la propria esperienza in un racconto.
Non solo incidenti o emergenze: il concorso vuole raccogliere storie che restituiscano anche la dimensione umana degli interventi, le decisioni, le paure, la solidarietà e le lezioni apprese in ambienti complessi come la montagna, le forre o le grotte.
Come raccontare gli incidenti in montagna? Da questa domanda è nata una collaborazione tra L’Altramontagna, quotidiano online che approfondisce i temi ambientali e sociali delle Terre Alte,
e il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, con il fine di raccogliere le testimonianze di chi è stato soccorso o di chi ha prestato soccorso in montagna, con l’obiettivo di acquisire elementi utili per frequentare i territori montani con maggiore consapevolezza e contribuire alla prevenzione delle situazioni di pericolo.
Il concorso “Ti racconto il mio soccorso” nasce da un’idea di Melania Lunazzi: la premiazione della prossima edizione (è possibile iscriversi fino al 31 marzo sulla piattaforma Kepown) si svolgerà nell’ambito del festival L’Altramontagna, il cui programma sarà annunciato prossimamente.
È un invito che riguarda da vicino anche la comunità speleologica: in grotta – lo sappiamo bene – ogni esperienza può diventare conoscenza utile per altri.
Raccontare cosa è successo – errori, intuizioni, difficoltà, collaborazione – significa contribuire alla memoria collettiva della nostra attività.
Negli ultimi tempi alcuni speleologi hanno già raccolto questa sfida, dimostrando che anche nel nostro ambiente c’è spazio per la scrittura e il racconto delle esperienze vissute. È il caso, ad esempio, dell’amico Claudio Schiavon, caduto e soccorso qualche anno fa nel pozzo iniziale dell’abisso Noè, che ha raccontato quell’esperienza in un testo pubblicato sull’Altramontagna.
Il concorso è aperto a tutti e i racconti possono essere pubblicati sulla piattaforma Kepown, dove saranno letti e valutati da una giuria di esperti e dal pubblico.
Naturalmente, quando si racconta un incidente che riguarda altre persone è sempre opportuno prestare particolare attenzione alla tutela della privacy. Se esiste anche solo la possibilità che l’infortunato possa essere riconosciuto, è buona norma informarlo prima della pubblicazione e, in ogni caso, rendere il racconto completamente anonimo, eliminando nomi, riferimenti precisi a luoghi, date o altri dettagli identificativi. Questo principio è coerente con quanto previsto dal Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) dell’Unione Europea (Regolamento UE 2016/679), che tutela i dati personali delle persone fisiche.
Per approfondire: https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/2016/679/oj
In questi casi il protagonista del racconto non deve essere la persona coinvolta, ma l’esperienza del soccorso: ciò che è accaduto, le difficoltà affrontate, le decisioni prese e gli insegnamenti che se ne possono trarre.
Per gli speleologi può essere l’occasione giusta per fare qualcosa che facciamo ancora troppo poco: raccontare le nostre storie.
Dietro ogni soccorso c’è – sì – l’intervento tecnico, ma anche e asoprattutto un’esperienza umana che merita di essere ricordata e condivisa.
FONTI:
https://www.kepown.com/it/15943/regolamento-ti-racconto-il-mio-soccorso