Traccianti fluorescenti rivelano le connessioni sotterranee tra megastrati carbonatici e flysch nella zona carsica friulana
La ricerca speleologica nella regione del Monte Bernadia ha raggiunto una tappa importante nel 2022 con la pubblicazione di uno studio dettagliato che analizza il complesso sistema carsico delle Prealpi Giulie.
Il lavoro, coordinato dall’Università di Trieste in collaborazione con il Servizio geologico della Regione Friuli Venezia Giulia e associazioni speleologiche locali, ha utilizzato test con traccianti per mappare i flussi d’acqua sotterranei in un’area geologicamente unica.
Sistema geologico complesso con megastrati carbonatici
Il Monte Bernadia rappresenta uno dei 130 sistemi carsici identificati nella regione Friuli Venezia Giulia, caratterizzato da una configurazione geologica particolare.
L’area presenta megastrati carbonatici di notevoli dimensioni, che alternano con depositi silicoclastici del flysch paleogenico.
Questi megastrati, che possono raggiungere spessori di decine di metri, sono altamente carsificabili e ospitano sistemi di grotte sviluppati.
La struttura geologica comprende un nucleo di calcari cretacici spessi, coperti dal flysch del Grivò, costituito da depositi impermeabili di arenarie e marne silicoclastiche.
All’interno di questa formazione si trovano i grandi letti carbonatici che caratterizzano l’idrogeologia dell’area.
Grotte principali e sviluppo speleologico nel flysch
Le grotte più importanti del sistema includono la Grotta Tirfor con 7.739 metri di sviluppo, la Grotta Doviza, la Grotta Nuova di Villanova con oltre 8 chilometri di lunghezza e la Grotta Feruglio.
SOgni sistema ipogeo si sviluppa in corrispondenza di specifici megastrati: il Sistema Bernardo Chiappa nel megastrato 13, la Grotta Doviza nel 14, mentre la Grotta Nuova di Villanova e la Grotta Feruglio nel megastrato 15.
Le cavità presentano corsi d’acqua sotterranei che scorrono all’interno dei megastrati e nei passaggi inferiori.
Nonostante la vicinanza geografica, ogni grotta mantiene una circolazione idrica relativamente indipendente, separata dal flysch silicoclastico che divide i letti carbonatici.
Metodologia dei test con traccianti fluorescenti
La ricerca ha impiegato uranina e Tinopal CBS come traccianti per determinare le connessioni idrogeologiche.
Nel 2020 sono stati condotti test nella Grotta Tirfor, mentre nel 2021 l’esperimento è stato esteso alla Grotta del Partigiano.
In totale sono stati monitorati 17 punti diversi, includendo sorgenti e corsi d’acqua, con campionamenti giornalieri e monitoraggio continuo tramite fluorimetro.
I traccianti hanno rivelato tempi di percorrenza relativamente brevi, indicando un sistema carsico maturo.
L’uranina ha raggiunto una piccola sorgente a 510 metri di distanza planimetrica dal punto di iniezione in circa 13 ore, con un recupero dell’82% del tracciante. La velocità apparente calcolata varia tra 7,6 e 11 metri per ora.
Vincoli geologici sui flussi sotterranei
I risultati hanno evidenziato come i flussi d’acqua sotterranei siano condizionati dalla struttura geologica.
Le acque scorrono preferenzialmente nei megastrati e al contatto tra questi e le unità silicoclastiche, definendo un vincolo litologico preciso.
Nonostante le strutture geologiche abbiano immersione verso nord, le acque sotterranee defluiscono verso ovest a causa della presenza dei depositi silicoclastici nella parte settentrionale dell’area.
La ricerca ha identificato uno spartiacque sotterraneo in corrispondenza del torrente Tanaloho.
Le acque del ramo Elianto, seguendo i megastrati e le principali strutture tettoniche, defluiscono verso il fiume Torre.
Questa dinamica è confermata anche dal test condotto nella Grotta del Partigiano, dove le acque non raggiungono le sorgenti principali ma emergono in corrispondenza di sorgenti specifiche.
Vulnerabilità degli acquiferi carsici
Il sistema carsico del Monte Bernadia presenta vulnerabilità elevata a causa dei tempi di percorrenza brevi caratteristici dei sistemi carsici maturi.
La presenza di numerosi inghiottitoi, anche in corrispondenza della copertura silicoclastica, permette un’infiltrazione rapida e concentrata delle acque che raggiungono velocemente l’idrostruttura carsica nei megastrati.
La ricerca si inserisce nel progetto pluriennale avviato secondo la Legge Regionale FVG 15/2016, finalizzato all’identificazione degli acquiferi carsici regionali e transfrontalieri e alla valutazione della loro vulnerabilità. Il 28% dell’intera regione Friuli Venezia Giulia è costituito da acquiferi carbonatici, molti dei quali sono estensivamente carsificati e sfruttati per scopi idropotabili.
Contributo delle associazioni speleologiche
Il lavoro di ricerca è stato possibile grazie al contributo fondamentale delle associazioni speleologiche locali, in particolare il Circolo Speleologico e Idrologico Friulano e il Gruppo Speleologico San Giusto.
La collaborazione tra istituzioni accademiche, enti regionali e associazioni di volontari rappresenta un modello efficace per lo studio e la protezione degli ambienti carsici.
I risultati ottenuti contribuiscono ad ampliare le conoscenze sugli acquiferi carsici e aggiornano le mappe idrogeologiche della regione Friuli Venezia Giulia.
Questo strumento risulta essenziale per la visualizzazione dei dati idrogeologici, il monitoraggio degli acquiferi e il supporto alla pianificazione territoriale, alla gestione delle risorse idriche e alla protezione dell’ambiente carsico.
La ricerca rappresenta un importante passo avanti nella comprensione dei sistemi idrogeologici complessi delle Prealpi Giulie, fornendo dati scientifici fondamentali per la gestione sostenibile delle risorse idriche sotterranee in un contesto geologico particolare caratterizzato dalla coesistenza di megastrati carbonatici e unità silicoclastiche.
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