Nel momento in cui scriviamo, dobbiamo integrare questo articolo con notizie sopraggiunte dopo la pubblicazione dell’articolo originale.

Il fatto/ la protesta del delegato filippino della UIS: Al Congresso internazionale di Speleologia di Belo Orizzonte parte la protesta ufficiale del delegato UIS delle Filippine, che denuncia la presunta attività speleologica senza permesso di non ben precisati speleologi italiani all’interno di un parco delle Filippine.

Il comunicato congiunto SSI / CAI: le due principali associazioni speleologiche italiane presenti al Congresso, cioè la Società Speleologica Italiana (SSI) e il Club Alpino Italiano (CAI), senza prima sentire i presunti speleologi, prendono le parti del delegato filippino e efficientissimi hanno emesso un comunicato a firma congiunta, mai successo a memoria nostra, dove condannano l’episodio come “frutto di una superficiale organizzazione” della innominata spedizione nelle Filippine, che non rispecchierebbe i valori e lo stile delle loro associazioni, facendo riferimento alla Carta di Casola e al codice etico, smarcandosi, senza fare i nomi dei presunti speleologi, ma riversando su di loro le colpe.

L’eco mediatica: il comunicato viene pubblicato sulle pagine Facebook della SSI e Del CAI, al quale faranno eco il giorno successivo Lo Scarpone e, ahimè, La Scintilena.

Le spedizioni incriminate: far finta di non sapere che le spedizioni italiane nelle Filippine le porta avanti da trent’anni Matteo Rivadossi sarebbe ridicolo, perché i risultati delle esplorazioni sono davvero davanti a tutti, con decine di km esplorati ad ogni spedizione, per più di 150 km di grotte esplorate. Così un sottofondo crescente di voci porta inevitabilmente le accuse verso l’ultima spedizione all’isola filippina di Samar, ad opera di componenti del Gruppo Grotte Brescia, dello Speleo CAI Malo e di altri speleologi tra cui due filippini.

La replica del GGB: dopo una prima, innocente richiesta di chiarimenti direttamente sulla pagina Facebook della SSI, del tipo ‘ma ci fate vedere di cosa ci accusa il filippino, noi abbiamo tutti i permessi’ e un inquietante silenzio dall’altra parte, dopo due giorni il siluro di Rivadossi, Guido Rossi & C. arriva, colpisce e affonda, con un comunicato di smentita, foto dei permessi, relazioni inequivocabili che rimandano al mittente ogni accusa, pubblicate sulla pagina Facebook del GGB, con l’accusa al CAI e alla SSI di non aver verificato in casa italiana i fatti, prima di buttare discredito ai suoi affiliati.

L’articolo rimosso su Scintilena: le bordate di Rivadossi quando partono arrivano dirompenti, specialmente se è sicuro di aver ragione, e ci vado di mezzo pure io, che non me la sento di tenere su un articolo che, anche senza fare nomi, spinge qualsiasi speleologo a pensare a Samar. Colpa mia? Si, di non aver sentito Rivadossi prima di scrivere del Comunicato Congiunto SSI e CAI, che non si poteva ignorare.

Dall’altra parte ancora silenzio. Se ci sarà una replica di CAI o SSI la pubblicheremo.

Questi sono i fatti incontrovertibili, poi ognuno si farà la propria idea. Comunque vada, chiunque abbia ragione, qualunque sia l’opinione del lettore, la speleologia italiana non ne esce bene, e questo è il mio rammarico più grande, perché sono uno speleologo italiano, al di là delle sigle.

Andrea Scatolini, La Scintilena

Qui di seguito metto i link alle pagine Facebook, ai comunicati e alla replica del GGB.

Il Comunicato Congiunto CAI / SSI: https://docs.google.com/document/d/1U2M8rR7bl_C9MoGefv84oVYyDrISxrN3DF3bT5csvpc/edit?usp=sharing

La replica del GGB: https://www.facebook.com/share/p/12JqSTLDUtL/?mibextid=wwXIfr