Marietto Gherbaz (foto arch. CGEB)

Il tributo a una figura centrale della speleologia

Il 9 febbraio 2016, la comunità speleologica italiana perdeva Mario “Marietto” Gherbaz, speleologo triestino tra i più rappresentativi e generosi della sua generazione. A distanza di dieci anni, il ricordo di chi lo ha conosciuto e ha condiviso con lui l’esperienza del mondo sotterraneo rimane vivido e carico di riconoscenza.

In un lungo articolo pubblicato da Rino Semeraro nell’ultimo numero di Sopra e Sotto il Carso (che riportiamo in calce), emerge il ritratto di uno speleologo completo: instancabile esploratore, abile tecnico, guida affidabile e spirito generoso. Un uomo capace di ispirare fiducia, trasmettere sapere senza ostentazione e di guidare intere squadre dentro e fuori le grotte, con discrezione e fermezza.

Mario “Marietto” Gherbaz (1943-2016) è stato uno dei protagonisti della speleologia italiana della seconda metà del Novecento, con una carriera lunga e intensa al servizio dell’esplorazione, della tecnica speleologica e della didattica. Mario Gherbaz si formò nella Trieste speleologica degli anni Cinquanta e Sessanta, in un ambiente segnato da rivalità vivaci tra gruppi ma anche da un fervore esplorativo senza pari. Entrò giovanissimo nella Commissione Grotte Eugenio Boegan del CAI Trieste, dove si distinse per competenza tecnica, capacità organizzativa e passione.

Gherbaz iniziò a frequentare le grotte fin da giovane e, a partire dagli anni Sessanta, partecipò con la Commissione Grotte “Eugenio Boegan” a molte delle esplorazioni più importanti del Carso. Si distinse soprattutto per le sue imprese sul massiccio del Canin, in particolare nell’Abisso Boegan e nell’Abisso Gortani, che rilevò con accuratezza nei primi nove chilometri.

Nella Boegan, maturò una visione personale dell’esplorazione, fatta non solo di profondità, ma di lettura attenta del reticolo sotterraneo e della sua articolazione in sistemi complessi, intuendo in anticipo molte dinamiche che sarebbero poi diventate centrali nella speleologia moderna.

Accanto all’esplorazione, si dedicò al soccorso speleologico, alla documentazione grafica e alla divulgazione. I suoi schizzi, le sue mappe e i suoi articoli sono ancora oggi materiale prezioso per chi studia la speleologia del Carso e dei grandi abissi alpini. E la sua visione tecnica – unita a una naturale propensione alla condivisione – ha lasciato un’impronta in decine di speleologi che, grazie a lui, hanno potuto imparare e poi proseguire da soli.

Nel 1969 superò l’esame per diventare Istruttore Nazionale di Speleologia CAI, ruolo che mantenne fino a diventare istruttore emerito. Contribuì allo sviluppo di attrezzature tecniche innovative per le esplorazioni, tra cui scalette superleggere, sistemi di trasporto del materiale e l’“Universore”, strumento che combinava funzioni di discesa e risalita.

Oltre alla sua attività pratica in grotta, Gherbaz si dedicò alla organizzazione di convegni nazionali di speleologia e di soccorso, contribuendo in modo significativo alla diffusione e alla professionalizzazione della speleologia in Italia.

Mario Gherbaz è ricordato anche per il suo “senso dell’esplorazione”, inteso come capacità di pensare e pianificare oltre la singola impresa: un pensiero esplorativo maturo, fondato su osservazione, ascolto e metodo. E’ stato tra i primi a intuire e sostenere una visione della speleologia che, non solo verticale o legata al record, sapesse anche leggere e inseguire le logiche della complessità ipogea, soprattutto nel massiccio del Canin.

La sua produzione comprende decine di pubblicazioni tecniche e scientifiche, in gran parte dedicate agli aspetti tecnici e alla sicurezza in grotta.

A dieci anni dalla sua scomparsa, il suo nome resta legato a una stagione importante della speleologia italiana: un riferimento per chi esplora, progetta, insegna, e comunque per chi considera la speleologia un’esperienza da vivere e da trasmettere.

Marietto Gherbaz in Canin anni 60? (foto arch. CGEB)

Un bel ricordo, completo e appassionato di Mario Gherbaz, è sulla pagina della Commissione Grotte Eugenio Boegan, a cui rimandiamo: https://www.boegan.it/2016/04/mario-gherbaz/

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