La notizia della scomparsa di Roberto Abiuso è arrivata alla comunità speleologica attraverso un messaggio di Dino Bonucci sulla mailing list Speleo-IT. Poche righe, che sono in realtà un ritratto.
«C’è sempre un uomo con lo stetoscopio nella vita di ognuno di noi. Ma non sempre lo si incontra nei luoghi in cui ci si aspetterebbe: un ambulatorio, un ospedale. A volte lo si scopre nei posti più impensati.
Uno di quelli che hanno attraversato la mia vita è stato Roberto Abiuso, scomparso in questi giorni. Con lui ho condiviso alcune avventure lontanissime dagli ambulatori, eppure ho sempre percepito in lui quella presenza vigile, quell’attenzione “con lo stetoscopio”. Eravamo lontanissimi dalle nostre case, ma, proprio in quelle lontananze, in qualche modo vicinissimi.
Non potrò dimenticare la sua espressione perplessa, ma calma e distaccata, con cui sembrava chiedermi, senza fretta: “Ma cosa ci stiamo facendo, esattamente, qui?”.
E addio anche a te, Roberto.»
Parole che hanno trovato eco anche nel ricordo pubblicato da Giulio Falcetta e di molti altri su vari canali, e che restituiscono bene una delle qualità più riconosciute di Roberto Abiuso: essere medico non solo per professione, ma per modo di stare accanto agli altri.
Nato a Roma nel 1950, laureato in Medicina e Chirurgia, Roberto Abiuso ha svolto per molti anni la professione di medico di famiglia a Magliano Sabina. Parallelamente ha coltivato una passione sempre più intensa per la montagna e la speleologia. Iscritto al CAI dal 1996, speleologo dal 2003, nello stesso anno entra a far parte dell’associazione La Venta, partecipando a spedizioni in Messico, nelle Filippine e in Argentina e collaborando anche alle attività editoriali dell’associazione. Nel 2005, insieme a Tullio Bernabei, è tra i fondatori del Gruppo Speleologico Sabino, di cui è stato segretario.
È proprio Tullio Bernabei, nel ricordo pubblicato da La Venta Esplorazioni Geografiche, a completare questo ritratto. Racconta di un medico che ha messo le proprie competenze al servizio della sicurezza delle spedizioni, ma anche di una persona che, con grande modestia, esitava a partecipare alle esplorazioni perché temeva di non essere abbastanza esperto come speleologo.
Una preoccupazione che, scrive Bernabei, era del tutto infondata. Roberto avrebbe dato molto alle spedizioni non solo per le sue competenze sanitarie, ma per il buon senso, la prudenza, l’ottima preparazione fisica e soprattutto per il suo carattere: il buonumore costante, l’ironia, la disponibilità verso tutti, spesso accompagnata da improvvisate strofe in rima che erano diventate un tratto distintivo della sua compagnia.
L’ultima grande spedizione condivisa con La Venta risale al 2018, in Chiapas, tra il canyon del Río La Venta e il Sumidero, un’esperienza che ricordava con particolare affetto. Negli anni successivi aveva progressivamente lasciato gli impegni associativi per dedicarsi completamente all’assistenza della compagna Teresa, con una dedizione che Bernabei definisce «una simbiosi totale» e che racconta forse meglio di ogni altra cosa la sua umanità.
Le parole di Dino Bonucci tornano allora a risuonare con ancora maggiore forza. Per molti Roberto Abiuso è stato proprio questo: un uomo che, anche lontano dagli ambulatori e dagli ospedali, continuava a portare con sé uno stetoscopio invisibile, fatto di attenzione, prudenza e cura per gli altri. Un modo di essere medico che non si interrompeva mai, nemmeno nel cuore di una grotta o durante una spedizione dall’altra parte del mondo.
