Coyote III si cala all’interno di un skylight lavico utilizzando un sistema di cablaggio e docking fornito da SherpaTT, durante i test in analogia lunare nel progetto europeo CoRob-X (Lanzarote, 2023).- Foto: DFKI (Tom Becker), concessione per uso nella comunicazione della missione CoRob-X

Un articolo su Science Robotics (2025) documenta la riuscita esplorazione robotica di skylight e condotti vulcanici a Lanzarote, in vista di missioni lunari e marziane

Le grotte non sono solo una delle frontiere della conoscenza terrestre: potrebbero presto diventare la chiave per la sopravvivenza dell’uomo nello spazio. È quanto emerge da un articolo pubblicato su Science Robotics nel 2025 (“Cooperative robotic exploration of a planetary skylight surface and lava cave site”, doi: 10.1126/scirobotics.adj9699), che descrive la prima dimostrazione sul campo di un team eterogeneo di robot in grado di accedere, esplorare e mappare un condotto lavico attraverso lo skylight.

Lo scenario scelto per la missione analogica è stato l’isola di Lanzarote, nota anche agli speleologi per i suoi vasti sistemi lavici. Qui i ricercatori hanno messo alla prova tre robot – SherpaTT, Coyote III e LUVMI-X – in una sequenza di operazioni simile a quella di una futura missione lunare o marziana.

Quattro fasi di missione

Come riporta Science Robotics (2025), la missione è stata articolata in quattro fasi successive:

  1. Mappatura cooperativa di superficie (MP-1) – SherpaTT e LUVMI-X hanno esplorato l’area attorno allo skylight generando un modello digitale del terreno (DEM), mentre Coyote III ha effettuato misure georadar (GPR) sul condotto sottostante.
  2. Caratterizzazione dello skylight con un cubo sensorizzato (MP-2) – LUVMI-X ha espulso un piccolo cubo dotato di telecamere e sistemi di localizzazione, che ha fornito una ricostruzione tridimensionale dell’ingresso e indicazioni sulla sua rugosità e dimensioni.
  3. Discesa in corda doppia di Coyote III (MP-3) – SherpaTT ha svolto il ruolo di ancoraggio mobile, manovrando il sistema di cavo TMDS e permettendo a Coyote III di calarsi autonomamente di 5 metri all’interno dello skylight.
  4. Esplorazione interna del condotto (MP-4) – Una volta atterrato, Coyote III ha percorso più di 200 metri all’interno della grotta, affrontando terreni complessi (sabbia, ghiaia, lava Pahoehoe e ‘A‘?) e ricostruendo in 3D la morfologia della cavità.

Un team di robot con ruoli differenziati può riprodurre in ambiente analogico le tipiche operazioni speleologiche: esplorazione, discesa, mappatura.

Un nuovo orizzonte

La ricerca documentata da Science Robotics (2025) apre scenari affascinanti. Le grotte laviche extraterrestri, già note da osservazioni orbitali sulla Luna e su Marte, rappresentano ambienti potenzialmente ideali per l’insediamento umano: offrono protezione naturale contro radiazioni, micrometeoriti e forti escursioni termiche.

L’esperienza maturata dall’umanità, e dagli speleologi in particolare, nello studio delle cavità terrestri trova qui una nuova dimensione. I concetti di skylight, rilievo topografico, progressione su terreni instabili, accesso in sicurezza tramite corde sono gli stessi che guidano l’attività speleologica quotidiana. La differenza sta negli strumenti: non più uomini con tute e strumenti di rilievo, ma robot equipaggiati con georadar, telecamere, algoritmi di localizzazione e manipolatori.

Limiti e prospettive

Gli autori dell’articolo segnalano alcune criticità emerse durante i test. Le misure georadar (GPR), ad esempio, sono risultate compromesse dall’umidità del terreno, ben diversa dalle condizioni secche attese su Marte. La navigazione completamente autonoma all’interno della grotta resta ancora una sfida, e sarà necessario sviluppare algoritmi di localizzazione e comunicazione più robusti per ambienti extraterrestri.

Nonostante questo, la dimostrazione condotta a Lanzarote e descritta in Science Robotics (2025) costituisce una prova convincente: l’esplorazione robotica delle grotte laviche extraterrestri non è più soo un concetto teorico: è una possibilità concreta.

Non è soltanto una curiosità tecnologica: è il riconoscimento che le grotte – habitat esplorati da generazioni di speleologi terrestri – potrebbero diventare anche il primo rifugio dell’uomo su altri mondi.

Il mio solito dubbio: c’entra con la speleologia?

Eccome se c’entra.

Le tecniche, i concetti e perfino le difficoltà affrontate dai robot nello studio delle grotte laviche extraterrestri sono gli stessi che conoscono bene gli speleologi: accessi verticali, sicurezza, rilievi tridimensionali, esplorazione di ambienti estremi.

Cambiano solo i protagonisti (rover invece di uomini) e lo scenario (la Luna o Marte invece del sottosuolo terrestre): ma lo spirito rimane identico: spingersi oltre i limiti conosciuti, scendere nell’ignoto per riportarne conoscenza.

Fonte principale: Science Robotics, “Cooperative robotic exploration of a planetary skylight surface and lava cave site”, 2025, doi: 10.1126/scirobotics.adj9699.

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