Un articolo su Science Robotics (2025) documenta la riuscita esplorazione robotica di skylight e condotti vulcanici a Lanzarote, in vista di missioni lunari e marziane
Le grotte non sono solo una delle frontiere della conoscenza terrestre: potrebbero presto diventare la chiave per la sopravvivenza dell’uomo nello spazio. È quanto emerge da un articolo pubblicato su Science Robotics nel 2025 (“Cooperative robotic exploration of a planetary skylight surface and lava cave site”, doi: 10.1126/scirobotics.adj9699), che descrive la prima dimostrazione sul campo di un team eterogeneo di robot in grado di accedere, esplorare e mappare un condotto lavico attraverso lo skylight.
Lo scenario scelto per la missione analogica è stato l’isola di Lanzarote, nota anche agli speleologi per i suoi vasti sistemi lavici. Qui i ricercatori hanno messo alla prova tre robot – SherpaTT, Coyote III e LUVMI-X – in una sequenza di operazioni simile a quella di una futura missione lunare o marziana.
Quattro fasi di missione
Come riporta Science Robotics (2025), la missione è stata articolata in quattro fasi successive:
- Mappatura cooperativa di superficie (MP-1) – SherpaTT e LUVMI-X hanno esplorato l’area attorno allo skylight generando un modello digitale del terreno (DEM), mentre Coyote III ha effettuato misure georadar (GPR) sul condotto sottostante.
- Caratterizzazione dello skylight con un cubo sensorizzato (MP-2) – LUVMI-X ha espulso un piccolo cubo dotato di telecamere e sistemi di localizzazione, che ha fornito una ricostruzione tridimensionale dell’ingresso e indicazioni sulla sua rugosità e dimensioni.
- Discesa in corda doppia di Coyote III (MP-3) – SherpaTT ha svolto il ruolo di ancoraggio mobile, manovrando il sistema di cavo TMDS e permettendo a Coyote III di calarsi autonomamente di 5 metri all’interno dello skylight.
- Esplorazione interna del condotto (MP-4) – Una volta atterrato, Coyote III ha percorso più di 200 metri all’interno della grotta, affrontando terreni complessi (sabbia, ghiaia, lava Pahoehoe e ‘A‘?) e ricostruendo in 3D la morfologia della cavità.
Un team di robot con ruoli differenziati può riprodurre in ambiente analogico le tipiche operazioni speleologiche: esplorazione, discesa, mappatura.
Un nuovo orizzonte
La ricerca documentata da Science Robotics (2025) apre scenari affascinanti. Le grotte laviche extraterrestri, già note da osservazioni orbitali sulla Luna e su Marte, rappresentano ambienti potenzialmente ideali per l’insediamento umano: offrono protezione naturale contro radiazioni, micrometeoriti e forti escursioni termiche.
L’esperienza maturata dall’umanità, e dagli speleologi in particolare, nello studio delle cavità terrestri trova qui una nuova dimensione. I concetti di skylight, rilievo topografico, progressione su terreni instabili, accesso in sicurezza tramite corde sono gli stessi che guidano l’attività speleologica quotidiana. La differenza sta negli strumenti: non più uomini con tute e strumenti di rilievo, ma robot equipaggiati con georadar, telecamere, algoritmi di localizzazione e manipolatori.
Limiti e prospettive
Gli autori dell’articolo segnalano alcune criticità emerse durante i test. Le misure georadar (GPR), ad esempio, sono risultate compromesse dall’umidità del terreno, ben diversa dalle condizioni secche attese su Marte. La navigazione completamente autonoma all’interno della grotta resta ancora una sfida, e sarà necessario sviluppare algoritmi di localizzazione e comunicazione più robusti per ambienti extraterrestri.
Nonostante questo, la dimostrazione condotta a Lanzarote e descritta in Science Robotics (2025) costituisce una prova convincente: l’esplorazione robotica delle grotte laviche extraterrestri non è più soo un concetto teorico: è una possibilità concreta.
Non è soltanto una curiosità tecnologica: è il riconoscimento che le grotte – habitat esplorati da generazioni di speleologi terrestri – potrebbero diventare anche il primo rifugio dell’uomo su altri mondi.
Il mio solito dubbio: c’entra con la speleologia?
Eccome se c’entra.
Le tecniche, i concetti e perfino le difficoltà affrontate dai robot nello studio delle grotte laviche extraterrestri sono gli stessi che conoscono bene gli speleologi: accessi verticali, sicurezza, rilievi tridimensionali, esplorazione di ambienti estremi.
Cambiano solo i protagonisti (rover invece di uomini) e lo scenario (la Luna o Marte invece del sottosuolo terrestre): ma lo spirito rimane identico: spingersi oltre i limiti conosciuti, scendere nell’ignoto per riportarne conoscenza.
Fonte principale: Science Robotics, “Cooperative robotic exploration of a planetary skylight surface and lava cave site”, 2025, doi: 10.1126/scirobotics.adj9699.
