Una grotta a 2.235 metri di quota in Spagna conserva tracce di lavorazione preistorica della malachite dal Neolitico all’Età del Bronzo


La Grotta 338 e la Scoperta della Malachite nei Pirenei

Una grotta alta-montana nei Pirenei spagnoli nascondeva un segreto lungo quattromila anni. Quasi 200 frammenti di roccia verde brillante, identificati come malachite, sono stati rinvenuti all’interno della Grotta 338, situata a 2.235 metri di quota nella provincia di Girona, vicino al confine con la Francia. La malachite è un minerale ricco di rame che può essere fuso per ottenere il metallo. La sua presenza sistematica nella grotta, in strati ben distinti e associata a tracce di carbone e focolari preistorici, suggerisce che popolazioni preistoriche abbiano sfruttato questo sito per la lavorazione del rame in modo continuativo per circa quattromila anni.

La ricerca è stata pubblicata il 5 maggio 2026 sulla rivista scientifica Frontiers in Environmental Archaeology, a cura di un team dell’Università Autonoma di Barcellona e dell’Istituto Catalano di Paleoecologia Umana ed Evoluzione Sociale (IPHES-CERCA).


Una Cronologia Senza Precedenti per la Lavorazione del Rame Preistorico

Le datazioni al radiocarbonio indicano che la Grotta 338 fu occupata in modo ricorrente a partire almeno dal primo quarto del V millennio a.C. fino alla tarda Età del Bronzo. Si tratta di un arco temporale che abbraccia il Neolitico finale, il Calcolitico e l’Età del Bronzo. Le occupazioni non furono continue, ma si alternarono a periodi di assenza o ridotta frequentazione.

La malachite non è presente naturalmente nel sito. Questo dato è cruciale: significa che le popolazioni preistoriche trasportavano appositamente il minerale fin lassù, insieme alle strutture di combustione necessarie per lavorarlo. La densità dei focolari documentati e la distribuzione dei frammenti minerali confermano una lavorazione in situ ripetuta nel tempo.


Un Sito Preistorico ad Alta Quota unico nei Pirenei

La Grotta 338 è attualmente il sito preistorico in caverna con occupazione prolungata documentata a più alta quota nei Pirenei. Prima di questa scoperta, i siti preistorici sopra i 2.000 metri erano interpretati come rifugi stagionali, episodici e di breve durata. La Grotta 338 rovescia questo schema interpretativo.

Il record archeologico è particolarmente ricco. Gli scavi, condotti tra il 2021 e il 2023, hanno portato alla luce:

  • Resti umani
  • Ossa animali
  • Frammenti di ceramica preistorica
  • Numerosi focolari sovrapposti in sequenza stratigrafica
  • Quasi 200 frammenti di roccia verde (malachite)

La sequenza stratigrafica ben conservata testimonia una frequentazione organizzata e strutturata, non episodica. La Grotta 338 era parte di un sistema di mobilità stagionale e verticale che integrava gli ambienti alpini nella rete insediativa preistorica.


Il Progetto ARRELS e gli Scavi nella Valle del Freser

La scoperta della Grotta 338 è il risultato del progetto ARRELS (2018–2025), un programma di ricerca a lungo termine coordinato da Carlos Tornero. Il progetto ha riattivato la ricerca preistorica nella Valle del Freser dopo oltre tre decenni di relativa inattività. La Valle del Freser è uno dei principali corridoi naturali dei Pirenei orientali, che collega gli ambienti alpini con le pianure attraverso un gradiente altitudinale continuo.

Il progetto ha combinato nuovi scavi con la rivisitazione sistematica di collezioni museali e vecchie documentazioni d’archivio. Parallelamente alla Grotta 338, sono stati riesaminati siti classici come il Roc de les Orenetes, il Tut de Fustanyà e il sito mesolitico di Sota Palou. Nuovi scavi al sito di Bauma dels Fadrins hanno fornito sequenze stratigrafiche che coprono dal Paleolitico superiore finale fino ai periodi preistorici più recenti.


Lavorazione del Rame in Alta Montagna: Implicazioni Archeometallurgiche

La lavorazione preistorica della malachite nei Pirenei apre nuove prospettive sull’archeometallurgia europea. Fino a oggi, i contesti ad alta quota erano considerati marginali rispetto alle attività produttive preistoriche. La Grotta 338 dimostra che ambienti alpini complessi potevano essere integrati in sistemi strutturati di sfruttamento delle risorse minerarie.

La presenza di focolari multipli e sovrapposti indica che la fusione del rame avveniva in più fasi e in tempi diversi. Le combustioni non erano legate a un singolo evento, ma a pratiche ricorrenti trasmesse nel corso delle generazioni. Questo dato introduce la Grotta 338 come uno dei più antichi contesti di sfruttamento minerario in alta quota documentati in Europa.

Il sito rappresenta un riferimento chiave per comprendere la mobilità preistorica, le strategie di sfruttamento delle risorse e l’organizzazione dello spazio nelle aree montane durante la preistoria recente. La Regione della Catalogna ha già disposto la protezione e la chiusura al pubblico del sito fino al completamento delle ricerche in corso.


Verso una Nuova Lettura dell’Archeologia Speleologica dei Pirenei

I risultati della Grotta 338 impongono una revisione dei modelli interpretativi correnti. I siti preistorici ad alta quota non erano necessariamente rifugi temporanei e marginali. Potevano essere nodi logistici integrati in reti di mobilità a lungo termine, con funzioni specializzate come l’estrazione e la lavorazione di minerali.

La ricerca speleologica e paleoecologica nei Pirenei sta producendo dati sempre più dettagliati sulle modalità di frequentazione delle grotte in quota durante la preistoria. La Grotta 338 aggiunge a questo quadro un elemento di rilievo: la prova che la lavorazione preistorica del rame in grotta, a oltre 2.000 metri, era una pratica sistematica e non occasionale, capace di lasciare tracce stratigrafiche eccezionalmente ben conservate attraverso millenni.

Cova 338: La Grotta Preistorica dei Pirenei e le Origini della Metallurgia del Rame in Alta Quota

Sintesi Esecutiva

Il 5 maggio 2026, sulla rivista Frontiers in Environmental Archaeology, è stato pubblicato uno studio rivoluzionario che documenta la più alta grotta preistorica con occupazione intensa finora identificata nei Pirenei. Il sito, noto come Cova 338 (o Cave 338), si trova a 2.235 metri sul livello del mare nella Valle di Núria, nel comune di Queralbs (Ripollès, Girona, Spagna nord-orientale). Al suo interno sono stati rinvenuti circa 200 frammenti di un minerale verde vivace, probabilmente malachite, un minerale ricco di rame che può essere fuso per ricavarne metallo — portati appositamente nella grotta da popolazioni preistoriche tra il Neolitico Finale e l’Età del Bronzo.[^1][^2][^3][^4]

La scoperta sfida radicalmente il modello interpretativo dominante, secondo cui le aree alpine oltre i 2.000 metri erano percorse solo sporadicamente. Cova 338 dimostra, al contrario, che le alte quote potevano svolgere un ruolo centrale nelle strategie di sfruttamento delle risorse e di mobilità stagionale delle comunità preistoriche, fornendo uno dei più antichi contesti europei di sfruttamento minerario in alta montagna.[^2][^4]


1. Il Sito: Posizione e Contesto Geografico

Cova 338 si trova a 2.235 m s.l.m. nelle Alpi Pirenee orientali, nella Valle del Freser (Queralbs, Girona, Spagna nord-orientale), vicino al confine montuoso con la Francia. L’accesso alla grotta avviene esclusivamente a piedi dalla Valle di Núria, senza possibilità di supporto motorizzato: ogni materiale e ogni sedimento estratto durante gli scavi ha dovuto essere trasportato manualmente. Questa condizione ha reso le indagini straordinariamente impegnative dal punto di vista logistico.[^4][^1][^2]

Il sito attuale rappresenta la grotta preistorica di alta quota con occupazione intensa più elevata documentata nei Pirenei. Il Governo della Catalogna ha disposto la protezione e la chiusura al pubblico del sito almeno fino al completamento della ricerca in corso, data la sua eccezionale importanza scientifica e lo stato di conservazione dei depositi.[^2][^4]

La Valle del Freser come corridoio naturale

La Valle del Freser costituisce uno dei principali corridoi naturali dei Pirenei orientali, collegando gli ambienti alpini d’alta quota con le zone di mezza montagna e i fondovalle, facilitando la circolazione umana attraverso la catena montuosa. La combinazione di versanti accessibili, formazioni carsiche ricche di ripari e nicchie ecologiche diversificate rende il bacino del Freser particolarmente favorevole alla mobilità preistorica, alla circolazione stagionale e alle occupazioni ricorrenti.[^2]


2. Il Progetto ARRELS e le Ricerche Precedenti

La ricerca è parte del progetto ARRELS (2018–2025), coordinato da Carlos Tornero (Università Autonoma di Barcellona / IPHES-CERCA), un programma di ricerca a lungo termine su scala di bacino idrografico, che combina nuovi scavi con la rivalutazione sistematica di collezioni museali e l’identificazione di nuove sequenze archeologiche. Il progetto è finanziato dal Dipartimento di Cultura della Generalitat de Catalunya.[^4][^2]

Le istituzioni coinvolte nello studio del 2026 comprendono:[^4]

  • Università Autonoma di Barcellona (UAB) – Dipartimento di Preistoria
  • Istituto Catalano di Paleoecologia Umana ed Evoluzione Sociale (IPHES-CERCA)
  • Università Rovira i Virgili
  • Università di Granada
  • Università Pompeu Fabra
  • Università delle Isole Baleari

I primi sondaggi diagnostici nella grotta erano stati condotti dal team di Josep Maria Palet tra il 2010 e il 2017 nell’ambito del GIAP-ICAC, rivelando fin da subito l’eccezionale potenziale del sito. Gli scavi sistematici si sono svolti tra il 2021 e il 2023.[^2]


3. Le Scoperte Principali

3.1 Stratigrafia e Cronologia

Gli archeologi hanno scavato un’area di 6 m² all’ingresso della grotta, identificando quattro strati di occupazione:[^3][^1] Strato Datazione Contenuto 1° (più recente) Periodo storico Sottile, raramente frequentato; alcuni reperti storici 2° ~3.000 anni fa 23 focolari con frammenti di minerale verde bruciato; pendenti 3° ~5.500–4.000 anni fa Focolari sovrapposti; malachite lavorata; dente e falangetta di bambino 4° (più antico) ~6.000 anni fa Solo frammenti di carbone

Le datazioni radiocarboniche indicano occupazioni ricorrenti dal primo millennio del V millennio cal a.C. fino alla fine del I millennio cal a.C., con fasi distinte separate da intervalli di ridotta o assente attività.[^2]

3.2 I Frammenti di Minerale Verde: La Malachite

Elemento più straordinario della scoperta sono quasi 200 frammenti di un minerale verde vivace (eye-catching green rock) non presente naturalmente nella grotta, che i ricercatori identificano provvisoriamente come malachite. La malachite [Cu?(CO?)(OH)?] è un carbonato di rame idrato che, se sottoposto a calore sufficiente in presenza di carbone (agente riducente), produce rame metallico — uno dei processi alla base della metallurgia preistorica.[^1][^3]

Caratteristiche chiave dei frammenti:[^3][^1]

  • Alterazione termica: molti frammenti risultano termicamente alterati, mentre altri materiali nella grotta non lo sono — prova diretta di una lavorazione intenzionale con il fuoco
  • Frantumazione deliberata: i minerali appaiono frantumati e bruciati in modo sistematico
  • Non presenti naturalmente: la malachite non è presente nella geologia locale della grotta, il che significa che le persone la importavano da altri luoghi
  • Distribuzione in tutti gli strati con focolari: il minerale appare costantemente associato alle strutture di combustione

«Non erano bruciati per caso», ha dichiarato la dott.ssa Julia Montes-Landa dell’Università di Granada, co-autrice dello studio. «Il fuoco aveva un ruolo importante nella loro lavorazione e c’era un’intenzione deliberata dietro di essa».[^3]

3.3 Le 23 Strutture di Combustione

Negli strati 2 e 3 sono stati documentati 23 focolari con caratteristiche significative:[^1][^3]

  • I focolari si intersecano tra loro, indicando un riutilizzo frequente dello spazio nel corso del tempo
  • Rimangono tuttavia distinti come strutture separate, a indicare che le visite erano separate da intervalli temporali apprezzabili
  • Sono associati sistematicamente ai frammenti di minerale verde
  • La densità delle strutture di combustione è senza precedenti per siti preistorici d’alta quota nei Pirenei

3.4 Reperti Funerari e Ornamentali

Nello strato 3 sono stati rinvenuti resti umani infantili: una falangetta (osso del dito) e un dente da latte appartenenti ad almeno un bambino di circa 11 anni. Questi reperti aprono la possibilità che la grotta fosse utilizzata anche come sito sepolcrale, ma non vi sono ancora prove sufficienti per determinarne la causa di morte o stabilire se i due resti appartengano allo stesso individuo.[^3]

Nello strato 2 sono stati recuperati due pendenti preistorici:[^4][^3]

  1. Un pendente ricavato da una conchiglia marina (Glycymeris sp.) — con paralleli documentati in altri siti catalani, a suggerire tradizioni condivise o connessioni tra comunità distinte
  2. Un pendente ricavato da un dente di orso bruno — molto più raro, probabilmente con significato simbolico legato all’ambiente locale

3.5 Altri Materiali Recuperati

  • Resti di fauna (ossa animali)
  • Frammenti di ceramica artigianale
  • Resti di carbone vegetale dai focolari (usati per le datazioni radiocarboniche)
  • Industria litica (strumenti in pietra)

4. Interpretazione: Un Campo Minerario d’Alta Quota

L’insieme delle evidenze porta i ricercatori a interpretare Cova 338 come un sito logistico integrato in sistemi di mobilità stagionale strutturati — non una residenza permanente né un rifugio occasionale, ma un campo specializzato per lo sfruttamento del minerale di rame.[^4][^2]

Organizzazione dello spazio

L’analisi spaziale del sito mostra una chiara organizzazione interna delle attività, con strutture e aree differenziate. I gruppi umani si recavano periodicamente alla grotta per compiti specifici: raccogliere malachite nelle vicinanze, frantumarla, sottoporla al calore per estrarne il rame, e poi ripartire.[^4]

Durata e frequenza delle visite

«Non possiamo dire esattamente quanto a lungo le persone si fermassero ogni volta, ma il riutilizzo ripetuto dello spazio e la densità dei reperti suggeriscono occupazioni di breve-media durata, che si ripetevano però continuamente nel corso di lunghi periodi», ha spiegato il prof. Carlos Tornero. Le visite erano dunque pianificate, ben organizzate e rifornite di materiali — non casuali.[^3]

La montagna come risorsa, non come barriera

«La montagna non era una barriera, ma un luogo attivo nell’organizzazione economica e territoriale delle comunità preistoriche», ha sottolineato Eudald Carbonell, ricercatore di IPHES-CERCA e coautore dello studio. Cova 338 dimostra che le Alpi Pirenee erano pienamente integrate nelle strategie di mobilità e sfruttamento territoriale delle popolazioni preistoriche.[^4]


5. Contesto Storico: La Metallurgia del Rame in Europa Preistorica

Le origini globali

Le prime evidenze di lavorazione del rame risalgono all’VIII–VII millennio a.C. in Vicino Oriente e Anatolia. In Europa, l’uso del rame iniziò nei Balcani e nel Sud-Est europeo intorno alla metà del VI millennio a.C. (cultura Vin?a). La fusione del rame dalle sue miniere (pirolurgia) era nota nelle Alpi orientali già nel V millennio a.C..[^5][^6]

La Penisola Iberica: un caso precoce

La Penisola Iberica è una delle aree in cui la produzione del rame da minerali ossidati è documentata più precocemente in Europa occidentale: le prime evidenze risalgono al Neolitico Medio locale (V millennio cal a.C.), prima rispetto ai paesi circostanti. Le caratteristiche di questa metallurgia iberica primitiva includono:[^7][^8][^9]

  • Utilizzo di minerali ossidati (malachite e azzurrite) facilmente riducibili
  • Strutture di fuoco semplici e aperte
  • Utilizzo di vasi ceramici come reattori per la fusione dei minerali

Il Calcolítico e l’Età del Bronzo

Durante il Calcolítico (Età del Rame, III millennio a.C.), la metallurgia del rame si diffuse in modo capillare nella Penisola Iberica, con siti di produzione specializzata documentati in tutta Andalusia e nel Levante. La successiva Età del Bronzo vide una vera e propria industrializzazione del processo, con miniere organizzate in Gran Bretagna, Irlanda, Austria e nell’arco alpino.[^10][^11][^7]

Dove si colloca Cova 338?

Cova 338 fornisce evidenze di sfruttamento sistematico di minerali ricchi di rame dal Neolitico Finale all’Età del Bronzo (circa 5.500–3.000 anni fa), collocandosi tra i più antichi contesti di alta quota di sfruttamento minerario documentati in Europa. Anteriori indizi di attività metallurgica in alta quota sono stati documentati nell’area alpina (V millennio a.C.) ma Cova 338 è il primo sito di questo tipo nei Pirenei e uno dei più ricchi per continuità temporale.[^2][^4]


6. Importanza Scientifica e Rivoluzione Interpretativa

Sfida al paradigma della marginalità alpina

Per decenni, l’archeologia preistorica ha interpretato le aree al di sopra dei 2.000 metri come territori marginali, occupati solo occasionalmente per attraversamenti transumanti o per brevi soste di cacciatori. Questo modello era parzialmente condizionato dalle metodologie adottate, che privilegiavano la ricognizione estensiva sulla superficie rispetto agli scavi stratigrafici intensivi.[^2][^4]

Cova 338 ribalta questa interpretazione: la densità dei reperti, la diversità delle attività documentate e la qualità delle sequenze stratigrafiche indicano una forma di occupazione d’alta quota che va ben oltre l’uso transitorio o episodico. La grotta era un nodo funzionale inserito in reti di circolazione stagionale strutturate, dove gruppi umani tornavano generazione dopo generazione per svolgere attività specifiche e ad alto valore economico.[^2]

Metodologie innovative

Gli scavi hanno incorporato metodologie ad alta risoluzione:[^4]

  • Documentazione 3D di tutti i materiali in situ
  • Campionamento sistematico dei sedimenti
  • Flottazione per il recupero dei resti più piccoli (semi, carbone, microvertebrati)
  • Datazioni radiocarboniche multiple per una cronologia robusta

Limiti attuali e ricerche in corso

Occorre sottolineare che l’identificazione del minerale verde come malachite è ancora provvisoria al momento della pubblicazione. «L’identificazione del minerale verde come malachite è ancora preliminare», ha precisato il prof. Tornero. «La ricerca in corso da parte dell’Università di Granada e dell’Università Autonoma di Barcellona fornirà risposte definitive a breve». Inoltre, lo scavo non ha ancora raggiunto la profondità massima del sito, e la sequenza non è completamente documentata. La ripresa degli scavi è prevista per l’estate 2026.[^3]


7. Domande Aperte e Prospettive di Ricerca

Le principali domande ancora senza risposta includono:[^1][^3]

  1. Provenienza della malachite: da dove veniva portata? Esistevano giacimenti vicini o i gruppi la trasportavano da lontano?
  2. Conferma mineralogica definitiva: le analisi in corso all’Università di Granada e alla UAB determineranno con certezza se si tratta di malachite e in quale stato di lavorazione si trovava
  3. Profondità del deposito: scavi futuri potrebbero rivelare occupazioni ancora più antiche
  4. Contesto funerario: chi era il bambino i cui resti sono stati rinvenuti? Si tratta di sepolture intenzionali o depositi accidentali?
  5. Rete di scambio: le connessioni suggerite dai pendenti con altri siti catalani indicano l’esistenza di reti commerciali o rituali tra le comunità alpine e quelle di pianura?
  6. Rapporto con altri siti della Valle del Freser: come si integra Cova 338 nella rete di siti preistorici documentati dal progetto ARRELS?

8. Cronologia degli Studi Arqueologici nella Valle del Freser

La ricerca preistorica nella Valle del Freser ha seguito una traiettoria discontinua:[^2]

  • Anni 1920–1930: prime esplorazioni di Josep Colominas (Institut d’Estudis Catalans), con scarso controllo stratigrafico
  • 1960: sondaggio stratigrafico al Tut de Fustanyà (G. López Pérez)
  • 1971–1982: ciclo di ricerche di Eudald Carbonell e collaboratori (Grup Grober Xaialsa), con scavi sistematici in tutto il bacino; scoperta della necropoli di Roc de les Orenetes e del sito mesolitico di Sota Palou
  • 2010–2017: ricerche di Josep Maria Palet (GIAP-ICAC) in alta quota; primi sondaggi a Cova 338
  • 2018–2025: progetto ARRELS (Carlos Tornero, UAB/IPHES-CERCA), che ha riattivato la ricerca preistorica nella valle con scavi a Cova 338 (2021–2023), Bauma dels Fadrins e Roc de les Orenetes

9. Significato per la Speleologia e l’Archeologia delle Grotte

La scoperta di Cova 338 ha implicazioni dirette per la speleologia e l’archeologia delle grotte alpine:

  • Dimostra che le cavità d’alta quota non sono solo rifugi temporanei ma possono essere nodi funzionali di sistemi economici preistorici complessi
  • Sollecita una revisione delle metodologie di survey in alta montagna, privilegiando scavi stratigrafici estensivi rispetto alle sole ricognizioni di superficie
  • Offre un modello di riferimento per l’interpretazione di altri siti d’alta quota nei Pirenei e nelle Alpi
  • Evidenzia come la conservazione dei depositi nelle grotte d’alta quota possa essere eccezionale, grazie alla stabilità climatica e al basso disturbo antropico recente

Come sottolinea il prof. Tornero, «Cova 338 obbliga a ripensare il ruolo degli ambienti di alta montagna nelle società preistoriche pirenaiche. Per molto tempo questi spazi erano considerati marginali. Quello che documentiamo qui è un’occupazione ricorrente, con attività complesse e un chiaro sfruttamento delle risorse minerarie».[^4]


10. Scheda Riassuntiva del Sito

Parametro Dettaglio Nome Cova 338 / Cave 338 Posizione Valle di Núria, Queralbs, Girona (Catalogna, Spagna) Altitudine 2.235 m s.l.m. Periodo di occupazione ~6.000–3.000 anni fa (Neolitico Finale – Età del Bronzo) Scavi 2021–2023 (6 m² all’ingresso) Strati documentati 4 livelli stratigrafici Focolari 23 strutture di combustione Frammenti di minerale ~200 (probabilmente malachite) Altri reperti Ceramica, fauna, pendenti, resti umani infantili Istituzione capofila UAB + IPHES-CERCA (progetto ARRELS) Responsabile scientifico Prof. Carlos Tornero PubblicazioneFrontiers in Environmental Archaeology, 5 maggio 2026 DOI 10.3389/fearc.2026.1811493


Conclusioni

Cova 338 rappresenta una svolta nell’archeologia preistorica dei Pirenei e, più in generale, nella comprensione del rapporto tra le comunità umane del Neolitico-Età del Bronzo e gli ambienti alpini. Il sito fornisce la prima prova diretta di sfruttamento sistematico di minerali ricchi di rame in alta quota nei Pirenei, integrando questa attività in un quadro più ampio di mobilità stagionale strutturata e di gestione pianificata delle risorse montane.[^2][^4]

Se le analisi in corso confermeranno l’identità della malachite e la sua effettiva trasformazione in rame per via pirometallurgica, Cova 338 diventerà uno dei più importanti siti di archeologia mineraria in Europa, spostando indietro di millenni e spostando in quota l’orizzonte delle pratiche metallurgiche preistoriche nella Penisola Iberica. La ripresa degli scavi nell’estate 2026 promette ulteriori rivelazioni sulle profondità ancora inesplorate del deposito e sulla rete di relazioni culturali di cui questa straordinaria grotta era parte integrante.[^7][^2]


References

  1. Burned stone, child’s bones, and lost jewelry hint at prehistoric mining camp high in the Pyrenees – In the past, scientists thought that prehistoric peoples only traveled briefly through high-altitude…
  2. Beyond 2000 meters, first evidence of intense prehistoric occupation … – Cave 338 is a high-altitude prehistoric site located at 2235 m a.s.l. in the eastern Pyrenees (Quera…
  3. ‘They weren’t burned by accident’: burned stone, child’s bones, and lost jewelry could reveal prehistoric mining camp high in the Pyrenees – Archaeologists uncover possible evidence of ancient copper smelting spanning more than 2,000 years i…
  4. Cova 338: New Discovery Alters Pyrenean Prehistory | Mirage News – The site, known as Cova 338, is located at 2,235 meters above sea level in the Núria Valley (Queralb…
  5. EARLY COPPER USE IN NEOLITHIC NORTH- EASTERN EUROPE: AN OVERVIEW – Introduction Copper was known and used in different parts of Eurasia several millennia before the be…
  6. Metallurgy during the Copper Age in Europe – Wikipedia – Some of the earliest Copper Age artifacts were found in the 5th and 6th millennia BCE archaeological…
  7. (PDF) Iberia: Technological Development of Prehistoric Metallurgy – Evidence for copper production dates back as early as the local Middle Neolithic (5th millennium cal…
  8. [PDF] Early Technologies for Metal Production in the Iberian Peninsula – Abstract. This paper focuses on the characterization of technological processes used for producing c…
  9. Iberia: Technological development of Prehistoric metallurgy – Evidence for copper production dates back as early as the local Middle Neolithic (5 th millennium ca…
  10. O’Brien, W; (2013) ‘Bronze Age copper mining in Europe’ In: Oxford Handbook of the Bronze Age. Oxford: Oxford University Press. – A review of geo-archaeological research on copper mining across Europe during the Bronze Age.
  11. The first specialised copper industry in the Iberian peninsula – A new research project has revealed a fully specialised copper industry in south-west Iberia at the …