La ricerca su Speleomantes strinatii misura uso dello spazio, attività stagionale e differenze tra i sessi in una popolazione sotterranea ligure

Un nuovo studio dedicato alle salamandre delle caverne europee analizza come gli individui utilizzino lo spazio in ambiente ipogeo.

La ricerca riguarda il geotritone di Strinati, Speleomantes strinatii, e porta la firma di Giacomo Rosa, Andrea Costa e Sebastiano Salvidio.

Il lavoro è apparso il 6 agosto 2025 sulla rivista Population Ecology con il titolo Moving in the Dark: Enlightening the Spatial Population Ecology of European Cave Salamanders.

La ricerca applica modelli di cattura-ricattura spaziale a una popolazione sotterranea.

L’obiettivo è descrivere movimenti, aree frequentate, sovrapposizione tra individui e condizioni che rendono più probabile osservare gli animali.

Il risultato offre elementi utili per comprendere l’ecologia delle salamandre delle caverne europee, un gruppo per il quale il sottosuolo è rifugio e ambiente di attività, ma non l’unico spazio vitale.

Salamandre delle caverne europee e il contesto di studio

Speleomantes strinatii è un urodelo pletodontide distribuito nel sud-est della Francia e nel nord-ovest dell’Italia.

È una specie terrestre e priva di polmoni: gli scambi respiratori avvengono attraverso pelle e mucosa orale.

Per questo la disponibilità di aria umida è un vincolo biologico rilevante.

La specie frequenta grotte, fessure, accumuli di blocchi, affioramenti rocciosi e ambienti forestali umidi.

Le cavità e gli ambienti sotterranei superficiali possono offrire riparo nelle fasi climaticamente sfavorevoli.

La presenza all’esterno resta importante, soprattutto per l’alimentazione e per l’uso stagionale del mosaico di microhabitat.

Questa premessa aiuta a leggere il nuovo lavoro senza ridurre il geotritone a un animale esclusivamente cavernicolo.

Le salamandre delle caverne europee studiate dagli autori appartengono infatti a una specie capace di collegare habitat epigei e ipogei.

La qualità del reticolo di rifugi, delle foreste e delle cavità può quindi incidere sulla continuità ecologica locale.

Cattura-ricattura spaziale per seguire i geotritoni

Il campione comprendeva 104 individui riconosciuti fotograficamente: 43 maschi, 35 femmine e 26 subadulti. Il riconoscimento individuale è stato ottenuto dalle caratteristiche del disegno ventrale, evitando la marcatura fisica diretta. Le osservazioni sono state collocate nello spazio e analizzate con il metodo della cattura-ricattura spaziale, noto con la sigla SCR dall’inglese spatial capture-recapture.

Questo approccio non considera soltanto quante volte un individuo viene ritrovato. Tiene conto anche del punto in cui avviene l’osservazione. In questo modo è possibile stimare densità, centro dell’area frequentata, estensione dell’home range e probabilità di rilevamento in rapporto alle caratteristiche dell’ambiente.

Una comunicazione scientifica precedente degli autori, riferita alla Stazione Biospeleologica A. Issel di Besolagno, nel Genovese, indicava già l’impiego di una griglia permanente e della foto-identificazione del ventre con il software WILD-ID. Gli autori avevano rilevato una probabilità di osservazione più elevata in estate e sulle pareti più scabre. Il nuovo articolo integra questi elementi in un’analisi della dinamica individuale e dell’organizzazione spaziale.

Ecologia spaziale delle salamandre delle caverne europee

I dati mostrano differenze tra maschi e femmine. Le femmine hanno percorso distanze maggiori in tempi più brevi: 0,60 metri al giorno contro 0,22 metri al giorno per i maschi durante il monitoraggio. Anche la sovrapposizione delle aree frequentate non è risultata simmetrica. Una quota più ampia dell’home range dei maschi era coperta dall’home range delle femmine, rispetto alla situazione opposta.

Il dato non definisce da solo le cause di questa configurazione. Può però orientare nuove verifiche su disponibilità delle risorse, incontri riproduttivi, comportamento alimentare e struttura dei microhabitat. In una cavità, differenze anche piccole nella rugosità delle pareti, nell’umidità o nella distanza dall’ingresso possono influenzare la distribuzione degli animali.

Le salamandre delle caverne europee sono risultate più attive nel periodo estivo. Gli animali hanno inoltre mostrato una preferenza per i settori interni della cavità e per pareti più rugose. Le superfici irregolari possono mettere a disposizione appigli, fessure e discontinuità utili come rifugio, oltre a generare microcondizioni diverse su scala molto ridotta.

Monitoraggio di Speleomantes strinatii e tutela degli habitat

Il valore dello studio riguarda anche il metodo. Le cavità sono spesso ambienti con struttura apparentemente semplice, ma ospitano gradienti climatici e microhabitat molto selettivi. Dati di presenza privi di localizzazione precisa rischiano di perdere una parte essenziale di questa variabilità.

L’integrazione tra foto-identificazione, griglia di rilievo e modelli SCR permette invece di collegare le osservazioni individuali alla struttura dello spazio. Lo stesso impianto può sostenere programmi di monitoraggio ripetuti, purché le procedure di visita siano standardizzate e a basso impatto.

La letteratura recente segnala per S. strinatii associazioni con microhabitat freschi, umidi e poco illuminati. Studi demografici di lungo periodo hanno anche indicato la sopravvivenza degli adulti come parametro centrale per la crescita della popolazione. Ne deriva l’importanza di evitare alterazioni dei regimi di umidità, della copertura forestale e dei rifugi sotterranei, naturali o artificiali.

Per speleologi e gestori, il messaggio operativo è misurabile: documentare con precisione il luogo delle osservazioni può generare informazioni utili senza trasformare la cavità in un laboratorio invasivo. La ricerca sulle salamandre delle caverne europee mostra che il sottosuolo non è uno spazio uniforme. È un insieme di settori, superfici e condizioni microclimatiche che gli animali selezionano nel tempo.

Fonti