Ricercatori internazionali identificano una delle specie più invasive al mondo nelle acque sotterranee del capoluogo giuliano

Una scoperta scientifica inattesa è emersa dai sotterranei di Trieste durante i monitoraggi ambientali condotti nell’acquedotto teresiano. La chiocciola di fango neozelandese (Potamopyrgus antipodarum), considerata una delle specie più invasive al mondo, è stata rinvenuta in colonie di centinaia di migliaia di esemplari nelle acque sotterranee del rione di San Giovanni[1][2][3][4].

La ricerca è stata condotta da un team internazionale guidato dal malacologo slovacco Jozef Grego, esperto in molluschi sotterranei, in collaborazione con il Museo Civico di Storia Naturale di Trieste, l’Università di Trieste, la Società Adriatica di Speleologia e l’Università di Greifswald in Germania con il professor Martin Hasse[1][4].

Caratteristiche della specie e potenziale invasivo

La Potamopyrgus antipodarum rappresenta una minaccia significativa per gli ecosistemi acquatici.

Come spiega Nicola Bressi, zoologo del Museo di Storia Naturale di Trieste, “la specie è una delle più invasive al mondo, capace di raggiungere una densità sino a mezzo milione di gusci in un metro quadro”[1][2].

Nei corsi d’acqua invasi, il mollusco può monopolizzare fino ai tre quarti dei nutrienti disponibili, riducendo drasticamente la presenza di altre specie e la pescosità delle acque[1][2].

In condizioni particolarmente favorevoli, la specie può diventare così abbondante da creare problemi meccanici di intasamento in tubature e sistemi di filtraggio[1][2].

La sua capacità riproduttiva eccezionale consente a un singolo esemplare di avviare una nuova colonia, rendendo la gestione dell’invasione estremamente complessa[4].

Metodologia di ricerca e scoperta nell’acquedotto teresiano

Il progetto di ricerca ha avuto origine dall’analisi delle collezioni del Museo di Storia Naturale, seguita da campionamenti diretti sul campo.

Grego, supportato dalla Società Adriatica di Speleologia, ha condotto rilevamenti in oltre una dozzina di sorgenti carsiche e grotte, incluso l’abisso di Trebiciano a 300 metri di profondità[1][5][4].

La metodologia di campionamento si è rivelata meticolosa ma efficace: il materiale viene setacciato dal deposito di pietrisco o fango utilizzando retini in metallo a maglie strette.

“Tutto quello che passa attraverso i fori della maglia metallica viene raccolto, siglato e conservato”, spiegano gli esperti.

Il lavoro di identificazione prosegue poi in laboratorio attraverso ore di osservazione al microscopio per identificare le piccole conchiglie[1].

L’acquedotto teresiano: un laboratorio sotterraneo riscoperto

Gli speleologi della Società Adriatica di Speleologia hanno individuato la presenza massiccia delle chiocciole nell’acquedotto teresiano sin dalle prime fasi del maestoso progetto di riqualificazione iniziato nel 2018[1][6][5][7].

I lavori di recupero di questa opera ingegneristica del XVIII secolo hanno portato alla luce oltre un chilometro di gallerie sotterranee precedentemente inaccessibili[6][5][8].

L’acquedotto, costruito nel 1751 per volontà dell’imperatrice Maria Teresa, rappresenta un patrimonio storico e architettonico di valore inestimabile per Trieste.

I volontari della SAS hanno lavorato per anni per liberare le gallerie da acqua e detriti, rendendo possibile l’accesso a zone rimaste inesplorate per oltre un secolo[6][5][8].

Equilibrio ecologico e fauna locale nelle acque sotterranee

Dalle prime indagini biologiche emerge un quadro rassicurante per quanto riguarda l’equilibrio dell’ecosistema sotterraneo.

La fauna tipica locale delle acque sotterranee “sembrerebbe aver trovato un equilibrio con l’invasiva chiocciola neozelandese”, infatti le popolazioni di numerose specie di crostacei, molluschi e insetti risultano comunque presenti e numerose[1].

Questa resilienza dell’ecosistema carsico potrebbe essere dovuta alle particolari condizioni ambientali dei sotterranei, che potrebbero limitare la proliferazione esplosiva tipica della specie in altri contesti[4].

Rimane cruciale il monitoraggio continuo per verificare l’evoluzione di questo equilibrio nel tempo.

Collaborazione scientifica internazionale e prospettive future

Il progetto ha coinvolto istituzioni di primo piano nel panorama scientifico europeo. Oltre al contributo fondamentale di Jozef Grego e del professor Martin Hasse dell’Università di Greifswald, la ricerca ha beneficiato della collaborazione tra il Museo di Storia Naturale di Trieste, l’Università di Trieste e la Società Adriatica di Speleologia, “dando vita a un bel lavoro di squadra internazionale”[1].

Parte del materiale analizzato è già conservato nelle collezioni del Museo di Storia Naturale di Trieste, donato dal dottor Grego, garantendo la disponibilità del materiale per future ricerche[1].

La presenza della chiocciola neozelandese ha spinto i ricercatori ad allargare il monitoraggio ad altri corsi d’acqua del territorio triestino per valutare l’eventuale diffusione della specie[2][4].

Misure preventive e sensibilizzazione ambientale

L’origine dell’arrivo della chiocciola di fango neozelandese a Trieste rimane un mistero.

Gli esperti sottolineano l’importanza di adottare buone pratiche per prevenire ulteriori diffusioni: è fondamentale lavare accuratamente stivali e attrezzature dopo aver frequentato corsi d’acqua, torrenti e ambienti umidi[2][4].

Il Comune di Trieste ha lanciato un appello specifico a chi frequenta torrenti, grotte e ambienti umidi, emphasizzando la necessità di evitare il trasporto involontario di questa specie aliena in nuove aree[1][2].

Anche un’escursione apparentemente innocua può trasformarsi in un veicolo per nuove invasioni biologiche se non vengono adottate le dovute precauzioni[4].

La scoperta rappresenta un importante contributo alla comprensione delle dinamiche delle specie invasive negli ecosistemi carsici e sotterranee dell’area mediterranea, confermando il ruolo di primo piano di Trieste nella ricerca speleologica internazionale.

Fonti
[1] Scoperta nuova specie di lumaca invasiva in Italia – Libero https://www.libero.it/tecnologia/lumaca-invasiva-italia-trieste-104166
[2] Rilevata Potamopyrgus antipodarum nel sottosuolo triestino: cos’è e … https://www.nordest24.it/chiocciola-invasiva-trieste-acquedotto-ecosistema/
[3] Scoperta a Trieste la chiocciola di fango neozelandese, una delle … https://www.ilpiccolo.it/cronaca/trieste-chiocciola-di-fango-neozelandese-specie-invasiva-acquedotto-jsm8hxem
[4] Una lumaca invasiva neozelandese nella Trieste sotterranea https://www.friulioggi.it/trieste/lumaca-neozelandese-acquedotto-teresiano-trieste-30-luglio-2025/
[5] Trieste: gli speleologi della Società Adriatica di … – Scintilena https://www.scintilena.com/trieste-gli-speleologi-della-societa-adriatica-di-speleologia-raggiungono-la-parte-finale-dellacquedotto-teresiano-a-100-metri-di-profondita-nel-cuore-del-carso-ad-attenderli-una-strao/10/19/
[6] Società Adriatica di Speleologia: Le acque nascoste di Trieste … https://friulisera.it/societa-adriatica-di-speleologia-le-acque-nascoste-di-trieste-convegno-e-ultime-scoperte-allacquedotto-teresiano/
[7] Speleologia: i segreti delle acque sotterranee di Trieste – Scintilena https://www.scintilena.com/speleologia-i-segreti-delle-acque-sotterranee-di-trieste/10/15/