Vermi marini dalle Canarie nelle cavità sommerse della Sardegna rivelano antichi legami biogeografici e una fauna relittica di eccezionale valore scientifico
Le grotte di Capo Caccia rivelano specie sconosciute
Le cavità sommerse e costiere del Parco Regionale di Porto Conte continuano a fornire risposte agli interrogativi della ricerca scientifica.
Un recente progetto di ricerca ha identificato diverse nuove specie animali nelle acque sotterranee costiere del territorio, testimonianze viventi di un passato geologico complesso e affascinante.
Il ritrovamento più rilevante riguarda una specie del genere Gesiella, un verme marino marino che fino ad oggi era considerato esclusivamente endemico delle Isole Canarie.
La scoperta di questa specie nelle grotte della Sardegna riveste un’importanza scientifica significativa.
Secondo i ricercatori, la sua presenza rappresenta una traccia di una fauna molto antica.
Gli animali del genere Gesiella possiedono origini chiaramente oceaniche profonde, e la loro localizzazione a Capo Caccia apre nuove prospettive sulla storia biogeografica del Mediterraneo occidentale.
La Crisi Messiniana e le origini di una fauna relittica
La comunità scientifica ipotizza che le specie rinvenute nelle grotte possano rappresentare relitti di un periodo precedente alla Crisi Messiniana di Salinità, l’evento che circa 5–6 milioni di anni fa trasformò drasticamente l’ecosistema marino.
In quella fase, il Mediterraneo subì un abbassamento radicale del livello del mare e modificazioni ecologiche profonde.
Le specie rinvenute potrebbero costituire testimonianze dirette di processi biologici ed ecologici antecedenti a quel drastico cambiamento.
L’ipotesi è avvalorata da ulteriori evidenze. Sardegna e Canarie condividono almeno altri tre generi di copepodi esclusivi di ambienti cavernicoli.
Questo dato suggerisce l’esistenza di antichi legami biogeografici tra regioni oggi molto distanti nel Mediterraneo e nell’Atlantico occidentale.
La distribuzione geografica di questi organismi indica quindi una connessione biologica remota, risalente a milioni di anni.
Altre scoperte nelle acque sotterranee costiere
Oltre a Gesiella, le esplorazioni nelle acque sotterranee costiere del parco hanno individuato nuove specie della famiglia dei Nerillidae.
Si tratta di piccoli anellidi tipici di ambienti cavernicoli e interstiziali, adattati a vivere negli spazi più ridotti e nascosti delle formazioni rocciose sommerse.
Sono state inoltre scoperte diverse nuove specie di Platelminti Proseriati e di crostacei, organismi che confermano il valore ecologico e biologico delle grotte di Capo Caccia.
Questi ritrovamenti testimoniano l’elevata biodiversità degli ecosistemi sotterranei.
Le cavità sommerse rappresentano ambienti isolati dove specie arcaiche hanno potuto sopravvivere ai cambiamenti globali.
La conservazione di questa biodiversità nascosta assume un significato scientifico prioritario per comprendere la storia naturale del Mediterraneo.
Il lavoro collaborativo tra istituzioni e ricerca
Il progetto è il risultato di una collaborazione scientifica internazionale che riunisce istituzioni di rilievo. Coinvolge ricercatori italiani ed europei provenienti dall’IRSA-CNR di Verbania (Alejandro Martínez, Dávid Brankovits e Francesco Di Nezio), dall’Università Complutense di Madrid (Marta García Cobo), dal Leibniz Institute for the Analysis of Biodiversity Change di Amburgo (Nancy Mercado-Salas), e dall’Università di Sassari (Marco Curini-Galletti). A questi si aggiungono il subacqueo scientifico Álvaro Roldán e il parco stesso nel ruolo di ente coordinatore.
Un elemento centrale nel team è rappresentato dal G.E.A. – Grup Espeleològic Alguerès, in particolare dal subacqueo ed esploratore Giampiero Mulas. Da molti anni, in collaborazione diretta con il parco, questo gruppo esplora e cartografa sistematicamente le cavità di Capo Caccia. Il patrimonio di conoscenze accumulato, che include mappe dettagliate, rilievi topografici, percorsi documentati e indicazioni sui punti chiave, ha permesso una pianificazione scientifica più precisa ed efficace dei campionamenti.
Il progetto PRIN e la ricerca sulle acque sotterranee
Le esplorazioni e le ricerche si inseriscono nel progetto PRIN 2022 ANCHIALOS, coordinato da Alejandro Martínez. L’obiettivo del progetto è lo studio approfondito delle acque sotterranee costiere italiane, della loro biodiversità nascosta, e della resilienza di questi ecosistemi fragili di fronte ai cambiamenti climatici. La ricerca quindi non si limita all’aspetto descrittivo delle specie, interessandosi di temi cruciali per il futuro ambientale del Mediterraneo.
La metodologia adottata impiega il moderno approccio della ricerca biologica marina. Gli ambienti cavernicoli costieri rappresentano laboratori naturali dove osservare fenomeni biologici che altrove sono scomparsi. La preservazione di questi habitat acquatici diviene quindi una priorità sia scientifica che conservazionistica.
Un archivio vivente della storia profonda del Mediterraneo
Le grotte di Capo Caccia si confermano come un patrimonio naturalistico di grande rilevanza e un archivio vivente della storia biologica marina. Questi ecosistemi sotterranei conservano specie e processi biologici che raccontano capitoli ancora poco conosciuti dell’evoluzione della vita nei mari. La ricerca condotta rappresenta uno sforzo sistematico di decodifica di questa memoria biologica, permettendo di comprendere meglio la complessa storia naturale del Mediterraneo e del bacino atlantico occidentale.
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