tubo di lavatubo di lava

Il possibile primo tubo di lava su Venere, identificato nei dati radar Magellan, rilancia lo studio dei tubi di lava su Venere e del vulcanismo nascosto sotto la crosta venusiana

Per la prima volta è stata identificata su Venere una possibile grotta formatasi in un enorme tubo di lava sotterraneo.

Il risultato arriva dalla rianalisi ad alta precisione dei dati radar SAR della missione NASA Magellan, condotta dal Remote Sensing Laboratory dell’Università di Trento.

Nella regione vulcanica di Nyx Mons gli scienziati hanno riconosciuto uno “skylight”, un pozzo da crollo che lascia intravedere un grande vuoto sotto la superficie, interpretato come un antico condotto lavico di circa 1 chilometro di diametro, coperto da centinaia di metri di roccia.

Questa è la prima evidenza osservativa di un tubo di lava su Venere e suggerisce che il pianeta abbia ospitato complessi sistemi di condotti sotterranei, cruciali per ricostruirne la storia vulcanica e per guidare le future missioni radar come EnVision ed ERITAS.

Di seguito una guida di studio strutturata sulla scoperta del (probabile) grande tubo di lava sotterraneo su Venere, utile anche in ottica “ripasso/esame”.


1. Sintesi della scoperta

  • Un team dell’Università di Trento, guidato da Lorenzo Bruzzone (RSLab), ha identificato in dati radar della missione NASA Magellan un “skylight” – una cavità da crollo – nella regione di Nyx Mons su Venere.[1][2]
  • L’analisi dettagliata del segnale radar mostra che il pozzo non è solo un cratere di superficie, ma la bocca di un grande condotto vuoto sotterraneo, interpretato come un tubo di lava (pyroduct).[3][1]
  • È la prima volta che si ottiene un’osservazione diretta, basata su dati radar, di un condotto di lava vuoto sotto la superficie venusiana.[2][1]

Punti chiave numerici:

  • Diametro del tubo: ~1 km.[1][2]
  • Spessore minimo della “copertura” (tetto del tubo): ?150 m.[2][3]
  • Altezza del vuoto: ?375–450 m, a seconda del parametro considerato.[3][1]
  • Estensione minima verificata dal radar all’interno del condotto: ?300 m; lunghezza ipotizzata del sistema di condotti: almeno ~45 km.[1][2][3]

2. Cosa sono i tubi di lava e cosa si intende per “skylight”

Tubo di lava (lava tube o pyroduct)

  • È un condotto naturale scavato dalla lava fluente: la parte superficiale del flusso solidifica e forma una crosta, mentre lava calda continua a scorrere all’interno; quando la lava defluisce, resta un “tunnel” vuoto.[4][1]
  • Sono noti e studiati su Terra, sulla Luna e su Marte, dove si osservano catene di pit (pozzi) e grotte collegate.[4][1]

Skylight (lucernario)

  • È un crollo locale del tetto di un tubo di lava, che mette in comunicazione il condotto sotterraneo con la superficie.[3][1]
  • In immagini orbitali appare come un pozzo o cratere isolato, spesso circondato da una morfologia compatibile con un collasso verticale piuttosto che con un impatto.[1]
  • Osservarne uno è fondamentale perché offre:
  • Prova indiretta (e qui quasi diretta) dell’esistenza del tubo;
  • Un possibile accesso per future esplorazioni robotiche o, in teoria, umane.[5][3]

3. Perché su Venere è così difficile vedere queste strutture

  • Venere è coperto da una spessa coltre di nubi e da un’atmosfera densa che blocca l’osservazione ottica della superficie: non si possono usare normali fotocamere per vedere il terreno.[2][3]
  • Le condizioni superficiali sono estreme: ~465 °C e pressione ~90 volte quella terrestre, con nubi di acido solforico; questo rende impossibile, oggi, un’esplorazione diretta di lunga durata al suolo.[4]
  • Per mappare la superficie, la missione NASA Magellan (1990–1992) ha usato un radar ad apertura sintetica (SAR), che penetra le nubi e restituisce immagini radar con risoluzione orizzontale di circa 75 m/pixel.[6][1]

Di conseguenza:

  • I tubi di lava non sono osservabili direttamente: si devono dedurre dalle tracce superficiali (pit, catene di collasso, variazioni di backscatter radar).[4][1]

4. La missione Magellan e i dati radar utilizzati

  • Magellan ha mappato circa il 98% della superficie di Venere con un SAR operativo fra il 1990 e il 1992, fornendo ancora oggi il dataset radar globale più completo del pianeta.[6]
  • Le immagini radar registrano:
  • La retro-diffusione (backscatter), sensibile a rugosità, pendenza e costante dielettrica del materiale.
  • Le ombre radar, che contengono informazioni sulla topografia e sulla profondità di crateri e cavità.[1]

Per questo lavoro:

  • Il team di Trento ha rianalizzato le immagini Magellan in aree con indizi di crolli localizzati, cercando skylight analoghi a quelli osservati su Luna e Marte.[2][3]
  • È stata applicata una tecnica di imaging sviluppata al RSLab per:
  • Rilevare anomalie radar associate a cavità sotterranee;
  • Stimare dimensioni geometriche del condotto partendo da ombre e segnali interni al pit.[2][1]

5. Come è stata individuata la cavità a Nyx Mons

Regione di studio

  • Nyx Mons è un grande vulcano a scudo (diametro ~360 km) situato in un’area nota per la presenza di numerose catene di pit da collasso.[1]

Caratteristiche del pit “A” (lo skylight principale)

  • Dimensioni in pianta: ~1545 m (asse maggiore) × ~1070 m (asse minore).[1]
  • Profondità di collasso stimata: ~450 m.[1]

Firma radar particolare

  • Rispetto ad altri pit in regioni vulcaniche di Venere, il pit A presenta:[1]
  • Un’ombra radar ben definita e profonda.
  • Un ritorno radar molto brillante e asimmetrico, che si estende oltre il margine del pit, in direzione concorde con la direzione di illuminazione del radar.
  • Questa combinazione è coerente con un segnale che entra nel pit, rimbalza sulle superfici interne del condotto e ri-emerge, producendo un’“anomalìa” allungata verso l’interno della cavità.[1]

Utilizzando misure di:

  • Estensione a terra dell’anomalia di backscatter;
  • Distanza tra il bordo del pit, il punto di riflessione sul “tetto” del tubo e le prime riflessioni interne;
    gli autori derivano dimensioni e geometria del condotto.[1]

6. Dimensioni stimate del tubo di lava

Dalle analisi radar e dai modelli geometrici (confrontati con tubi terrestri):

  • Diametro del condotto: circa 1 km.[2][1]
  • Spessore minimo del tetto: ?150 m.[3][2]
  • Altezza del vuoto sotto il tetto: ?375–450 m (profondità del collasso e altezza libera stimata).[3][1]
  • Lunghezza del tratto “direttamente visto” dal radar: almeno 300 m all’interno dal bordo del pit, prima che il segnale si estingua.[1]
  • Lunghezza ipotetica del sistema di condotti:
  • Dall’analisi della morfologia, dell’altimetria e dell’allineamento di altri pit nella stessa catena, si suggerisce che il sistema di lava tube possa estendersi per almeno 45 km.[3][2][1]
  • Una sezione di condotto di ~13 km tra due pit (A e B) sembra non aver subito crolli, suggerendo un tratto continuo e “intatto”.[1]

Queste dimensioni collocano il tubo venusiano:

  • Al di sopra delle dimensioni tipiche dei tubi terrestri e di quelli previsti per Marte;
  • Nel limite superiore di quanto osservato o ipotizzato per la Luna.[3][1]

7. Perché su Venere i tubi di lava possono essere così grandi

Gli autori sottolineano che le condizioni fisiche di Venere favoriscono la formazione di grandi lava tubes:[2][1]

  • Gravità leggermente inferiore a quella terrestre ? minori sollecitazioni meccaniche sulla volta del tubo.
  • Atmosfera molto più densa ? raffreddamento rapido dello strato superficiale del flusso lavico, che favorisce la formazione di una crosta isolante spessa subito dopo l’emissione dal condotto di alimentazione.[2][1]
  • Presenza di lave basaltiche a bassa viscosità, indicate dagli studi sulle morfologie dei flussi venusiani, analoghe a quelle che generano tubi di lava sulla Terra.[1]

In più:

  • Venere mostra canali di lava enormi, più lunghi e larghi di quelli osservati su altri pianeti, compatibili con sistemi di flussi alimentati da tubi sotterranei di grandi dimensioni.[3][1]

8. Implicazioni per la storia vulcanica di Venere

Questa scoperta si inserisce in un quadro in cui Venere appare come un pianeta estremamente vulcanico:

  • La superficie è dominata da vaste pianure basaltiche, grandi vulcani a scudo, colate estese e strutture vulcano-tettoniche (coronae).[7][4]
  • Studi recenti su immagini Magellan hanno identificato cambiamenti topografici nel tempo, indicativi di eruzioni negli anni ’90, cioè durante la stessa missione ? evidenza di vulcanismo recente o attivo.[6]
  • Analisi precedenti di catene di pit su grandi vulcani (studio guidato da Barbara De Toffoli) avevano già proposto l’interpretazione di tubi di lava collassati su Venere, basandosi solo sulla morfologia dei pit (curvilinei, altamente sinuosi, non spiegabili con semplice tettonica).[8][4]

Il passo in più di questo lavoro:

  • Non si limita a correlazioni morfologiche, ma mostra una firma radar interna al pit compatibile con la presenza di un condotto vuoto: è quindi una prova molto più diretta dell’esistenza di un tubo di lava ancora parzialmente integro.[3][1]

Conseguenze scientifiche:

  • Conferma che i processi di canalizzazione della lava tramite condotti sotterranei, noti su Terra, Luna e Marte, operano anche su Venere.[4][1]
  • Fornisce un vincolo fondamentale sui modelli di flussi lavici venusiani e di “resurfacing”, cioè sui meccanismi con cui il pianeta è stato ripavimentato dalla lava nel tempo geologico.[9][1]
  • Aiuta a distinguere tra collassi di origine vulcanica e strutture di tipo tettonico o da impatto (assenza di ejecta, morfologia, firma radar non compatibile con un cratere da impatto).[1]

9. Implicazioni per l’esplorazione futura (EnVision, VERITAS, DAVINCI)

La scoperta è presentata esplicitamente come “apripista” per le future missioni:[10][2][3]

  • EnVision (ESA)
  • Orbiter europeo dedicato a Venere.
  • Trasporterà:
    • SAR ad alta risoluzione per immagini di superficie.
    • Un radar orbitale a penetrazione del suolo, il Subsurface Radar Sounder (SRS), pensato per sondare i primi centinaia di metri del sottosuolo.[8][10]
  • Potenziale:
    • Identificare ulteriori tubi di lava anche senza skylight visibili;
    • Rilevare strutture interne a vulcani, canali, depositi lavici.
  • VERITAS (NASA)
  • Missione orbitale con SAR e spettrometri per mappare topografia e composizione superficiale.
  • Migliorerà drasticamente la risoluzione delle immagini rispetto a Magellan, permettendo lo studio dettagliato di pit più piccoli e di catene di collasso.[10][3]
  • DAVINCI (NASA)
  • Sonda atmosferica focalizzata su chimica e struttura dell’atmosfera, con immagini della superficie durante la discesa.[11]
  • Contribuirà al quadro complessivo (storia di acqua e zolfo, condizioni per il vulcanismo), ma non è mirata ai tubi di lava in sé.

Implicazioni operative e speculative:

  • Le cavità sotterranee su Venere, come su Luna e Marte, sono candidate ideali come rifugi naturali:
  • Schermano da radiazioni, sbalzi termici e, nel caso di Venere, potrebbero offrire condizioni relativamente più stabili di temperatura rispetto alla superficie estrema.[5][11]
  • Prima, però, occorre capire:
  • Stabilità meccanica a lungo termine dei tetti dei tubi;
  • Eventuale presenza di collassi interni o riempimenti;
  • Connettività dei sistemi di cavità.

10. Punti chiave da ricordare (ripasso veloce)

  • Oggetto della scoperta: probabile tubo di lava vuoto (pyroduct) sotto Nyx Mons su Venere, individuato tramite dati radar Magellan.
  • Osservabile principale: uno skylight (pit da collasso) con firma radar anomala che rivela un condotto sotterraneo.[3][1]
  • Dimensioni:
  • Diametro ~1 km;
  • Tetto 150 m;
  • Vuoto 375–450 m;
  • Sistema di condotti ipotizzato lungo almeno ~45 km.[2][3][1]
  • Metodo:
  • Rianalisi ad alta precisione delle immagini SAR Magellan;
  • Tecnica avanzata di interpretazione del backscatter e delle ombre radar, sviluppata al RSLab.[2][1]
  • Significato:
  • Prima evidenza diretta di tubo di lava sotterraneo su Venere;
  • Conferma che i processi di formazione di lava tubes operano anche nel contesto venusiano;
  • Vincolo importante sulla storia vulcanica e sul resurfacing del pianeta.[4][1]
  • Prospettive future:
  • EnVision e VERITAS forniranno immagini e radar di nuova generazione per cercare altri tubi e caratterizzarli meglio;
  • Possibile interesse dei tubi come siti protetti per future missioni (robotiche, e in tempi lunghi eventualmente umane).[11][10][3]


Fonti
[1] Radar-based observation of a lava tube on Venus https://www.nature.com/articles/s41467-026-68643-6
[2] Anche Venere ha i suoi tunnel https://pressroom.unitn.it/comunicato-stampa/anche-venere-ha-i-suoi-tunnel
[3] First evidence of a subsurface lava tube on Venus https://phys.org/news/2026-02-evidence-subsurface-lava-tube-venus.html
[4] Scientists discover first evidence of lava tubes on Venus https://phys.org/news/2025-09-scientists-evidence-lava-tubes-venus.html
[5] Technologies Enabling Exploration of Skylights, Lava … https://www.nasa.gov/wp-content/uploads/2017/07/niac_2011_phasei_whittaker_lavatubesandcaves_tagged.pdf
[6] Ongoing Venus Volcanic Activity Discovered With NASA’s Magellan Data https://www.nasa.gov/centers-and-facilities/jpl/ongoing-venus-volcanic-activity-discovered-with-nasas-magellan-data/
[7] Spherical?Harmonic Distribution Analysis of Coronae in Relation to Volcanic Features on Venus https://onlinelibrary.wiley.com/doi/pdfdirect/10.1029/2023JE008219
[8] First Evidence of Lava Tubes on Venus https://meetingorganizer.copernicus.org/EPSC-DPS2025/EPSC-DPS2025-686.html
[9] The long-term evolution of the atmosphere of Venus: processes and
feedback mechanisms https://arxiv.org/abs/2204.08540
[10] Discovery of Subsurface Lava Tube on Venus Provides Insights into https://bioengineer.org/discovery-of-subsurface-lava-tube-on-venus-provides-insights-into-planets-geologic-activity/