In Grigna, dove la luce dei sentieri incontra il buio delle profondità, la montagna non smette di stupire
Grigna 2025: tra esplorazioni e nuove cavità, l’Abisso Alberto Buzio
«Le montagne e le grotte della Grigna sono due mondi completamente diversi, ma entrambi creano dipendenza. Qui ogni passo insegna umiltà e ogni decisione insegna responsabilità. La Grigna è un posto dove ci si sente piccoli, sia in montagna che nelle grotte… e allo stesso tempo si torna via con la sensazione di poter fare più di quanto si pensi» – Nina Osinska
L’arrivo
Dal Grignone (la Grigna settentrionale, sopra il ramo di Lecco del Lago di Como) ottime notizie. Come accade da 23 anni, molti speleologi hanno partecipato al Campo esplorativo del gruppo multigruppo InGrigna!, in costante esplorazione del territorio grignesco.
Quest’anno la partecipazione è stata particolarmente nutrita, con arrivi nazionali e internazionali (Lombardia, Liguria, Puglia, Sicilia, Svizzera e Polonia): oltre venti speleologi presenti nella seconda settimana.
Dal 3 al 16 agosto 2025, il Calcare di Esino che forma le parti sommitali del Grignone (e anche della Grignetta), ricco di fossili (gasteropodi, lamellibranchi, articoli di crinoidi, alghe e addirittura coralli), si è lasciato esplorare, con temperature prima molto rigide, poi piuttosto elevate. All’esterno, naturalmente.
Siamo arrivati passando dal sentiero che guarda sull’arco di roccia della Porta di Prada e attraversando il 25, che vede le guglie del Frate e della Monaca: arrivati vicino al Rifugio Bogani, tutti ci ritroviamo a salutare Mariangela ed Enrico, insieme a Erica con Luca, Mirco, Michele e Mattia, Sergio e altri amici e collaboratori. Un po’ di amarezza: sappiamo che questa è per loro l’ultima annualità di gestione: speriamo che il CAI cerchi e trovi, muovendosi per tempo, gestori alla loro altezza, per il bene di una montagna che è tanto bella quanto severa.
Si arriva, si monta la tenda o ci si sistema al Rifugio, base d’appoggio, generoso deposito dei materiali e asilo politico, nonché idillio gastronomico.
“Belle montagne – scrive Maurizio, ligure neofito della Grigna, ma non certo delle grotte – vediamo quanto sono belle dentro“.
La mattina dopo, al primo dissolversi della notte, tutti “al lavoro”, sopra, sui sentieri aspri, e sottoterra, nelle profondità della Grigna.
Sono particolari gli speleologi di InGrigna: riservati e schivi, hanno compiuto e compiono atti incredibili. Solo casualmente (e non da lui) ho scoperto che Floriano, per dirne uno, è Accademico del CAI per meriti sportivi. Ha scalato tutti i 4000 delle Alpi. Due volte la Nord dell’Eiger. Innumerevoli cascate di ghiaccio. Grotte come se non ci fosse un domani, Abisso Roversi compreso. E altre imprese notevoli… Quando si riposa, si dedica al canyoning. Un turbine!
Molti altri sono di livello simile: ma tutti modesti, gentili e pronti all’ascolto e all’aiuto.
Attività esplorativa 2025
Tra impressioni ed esplorazioni, ecco un breve resoconto delle attività, sulla traccia sia del Diario di Campo, sia di quanto ha già scritto Andrea Maconi, anima del gruppo con la moglie Felicita, tutti e due in prima fila nell’organizzazione di ogni Campo.
Cominciamo al negativo:
- non siamo riusciti ad andare ad approfondire l’Abisso del Pilastro (LOLC 5881), ma sono state esplorate alcune nuove cavità in itinere in zona Pilastro, perlustrando anche la parete del Pilastro esterno, esposta a sud
- non siamo andati, nel Canalone dei Cicos, all’Abisso Poltergeist (LOLC 1775), dove va compiuto una buona opera di messa in sicurezza: ma ci si è aggirati per lo più, ma non solo, nella zona del Bregai e della Dolina Grande, cuore del Grignone, che ha dato grandi risultati, come…
Proseguiamo in positivo:
Per iniziare, la Grotta Giazzera, vicino al rifugio.

Come hanno indicato Sandro e Tiziano, continua: il ghiaccio nel 2025 è stato oggetto di ulteriore fusione. Si è potuto quindi scendere un P10: una condotta discendente laterale con circolazione d’aria, la discesa nello scivolo di ghiaccio: ed ecco una saletta di 4×4 m, con un soffitto, fondo e pilastro di ghiaccio dove sono ben visibili gli strati di deposito.
LOLC 1967 – Pozzo nel Dito
Uno dei punti fermi del Campo, mai eccessivamente ambito perché sale e scende e poi sale e poi scende, e così via
Un classico delle punte lunghe e dure: quest’anno una con uscita sotto la luna piena – a 430 m, dove sono state lasciate le corde per scendere un pozzo laterale probabilmente collegato -, un’altra di 23 ore continuative tra esplorazione e disarmo, un’altra ancora – con i “pischelli” Riccardo e Federico – ha svelato un nuovo P50, con 445 metri di rilievo e 1024 tiri di DistoX, in un’uscita da 20 ore filate.
Occorre tornare a rivedere il labirinto di cunicoli e pozzi trovati.
Abisso delle Spade (LOLC 1942)
L’Abisso delle Spade (Voragine con arco in Bregai Alto – LOLC 1942) era stato esplorato nella parte iniziale da Bini, Pellegrini, Cutuli e Gori del GGM del CAI SEM nel 1973. Nel 1976 si è raggiunto il fondo del pozzo iniziale, allora ostruito da un deposito di ghiaccio, a circa -150 metri: dopo un successivo rilievo; la grotta era stata dimenticata.

È diventata la seconda grotta più profonda della Lombardia nel 2021, proprio grazie alle indicazioni di uno dei Polacchi tornati quest’anno in Grigna, Richard: avevano avvisato gli speleologi di InGrigna! anni fa, di aver rilevato una prosecuzione oltre il fondo allora conosciuto, più avanti delle spade di ghiaccio.
Quest’anno, obiettivo il Ramo dei -300, già portato a -430: prima è stata allargata l’impegnativa strettoia iniziale (a -300, intendo), poi il Ramo ha raggiunto il dislivello negativo di -450 m. Tuttavia, il ramo continua: a settembre se ne riparlerà (è una bella minaccia!).
Nuove cavità 5932, 5933, 5934
Hanno arricchito la cartografia della zona. Preziose tessere del mosaico carsico del Grignone, sono state subito rilevate.
Lord Kelvin (LOLC 1932)
Nelle Foppe, il Lord Kelvin attira e respinge: un P50 d’ingresso instabile, che richiede disgaggi e cautela. Non sarà la più profonda, ma resta una verticale classica, periodicamente rivista durante i campi esplorativi.
LOLC 1697
La cavità ha mostrato una nuova faccia: entrando per vedere alcune nicchie nel primo tratto, è stato individuato un terzo ingresso, che rende la grotta ancora più interessante.
È stata scesa sino a -90m lungo un pozzo nel ghiaccio (prima era -15): al fondo c’è una sala di 30x40m, tutta con concrezioni di ghiaccio lunghe fino a 5 m e verglas.
Ottimo risultato!
LOLC 1933
Pozzo con scivolo di ghiaccio e neve sino a -41m.
La zona finale è ricoperta da uno strato uniforme e trasparente di ghiaccio vetroso, quindi verglassata, il ghiaccio all’entrata contiene sassi sospesi.
LOLC 5937
Trovata da Felicita a fine campo, presenta due rami distinti e promettenti. Già si avverte che sarà una delle protagoniste del futuro. Come aprire un libro e leggere solo l’introduzione: anche qui il bello deve ancora venire.
LOLC 1877
Nella 1877, è stato recuperato uno zaino perso da una signora nel 2024.
Proprio salendo nei pressi della Dolina Grande, verso le parti alte, ecco manifestarsi un nuovo pozzo da scendere nei pressi della LOLC 1736.
Ed eccoci finalmente alla LOLC 5935.
Focus: Abisso Alberto Buzio (LOLC5935)
La LOLC5935 – Abisso Alberto Buzio si trova, quindi, nella zona alta della Dolina Grande / Cima della Grigna settentrionale, quindi vicino all’inquietante (per me) Voragine, sotto il sentiero che prosegue allegramente verso il Rifugio Brioschi.
La 5935, protagonista del Campo 2025, ha mostrato fin dall’inizio un’apparenza invitante.

Il nuovo ingresso è apparso subito come possibile porta a qualcosa di più vasto.
Come se la montagna stessa dicesse: “Tornate, qui non avete ancora visto tutto”.
La temperatura rigida non ha fermato nessuno.
Non si poteva non dedicarla ad Alberto Buzio, speleologo e amico: ora la 5935 porta nel nome e nell’anima la memoria di chi ha dato tanto alla speleologia lombarda.
Accanto al primo ingresso, subito sgombrato da un ingombrante masso, se n’è manifestato un altro più comodo: si scende un ampio P6 da cui si dipartono cunicoli freatici dalle idee confuse: si intravede un probabile p15.
Si torna in diverse squadre: si rilevano le condottine iniziali e il successivo p17. La via principale prosegue con forra ventosa sino a p40 alla profondità di circa -140m.
L’aria è fortissima.
In risalita si esplora un condottino laterale di circa 15 metri.
Tante uscite, tra traversi e strettoie severe: all’Abisso Alberto Buzio (5935) l’esplorazione è proseguita fino a -200 m. Salvo miei errori, l’ultima punta si è arrestata su un pozzo di circa 10 m, ancora da scendere.
L’aria forte lascia presagire continuazioni significative in profondità.
Alberto Buzio: un ricordo
Alberto Buzio, speleologo del Gruppo Grotte Milano CAI SEM, di cui è stato anche Presidente, e dell’Associazione Speleologica Comasca, è mancato il 12 dicembre 2021 dopo una lunga malattia.
Dagli anni ’70 aveva partecipato a numerose esplorazioni in Lombardia e in Italia, per poi dedicarsi con passione anche a spedizioni internazionali. A lui dobbiamo alcuni fra i più importanti volumi di documentazione speleologica: Grotte e Abissi di Lombardia (1986), Grotte e Abissi di Lombardia – recenti esplorazioni (1992), Lombardia Dentro (2005), Grotte della Grigna e del Lecchese (2008).
Il suo sguardo ha unito esplorazione e cultura, campo e carta, grotte e libri.
Ha usato per primo il termine “Freccia Azzurra” per indicare l’ipotetico collettore che dall’abisso W le Donne conduce le acque verso la sorgente di Fiumelatte.
“Un caposaldo importante della lunga poligonale della speleologia lombarda”, lo aveva definito Andrea Scatolini: e non poteva esserci migliore descrizione.
Ci ha insegnato a leggere la speleologia, con teoria, libri ed azioni concrete.
La decisione di intitolare la grotta ad Alberto Buzio è stata la naturale conseguenza: un modo per mantenere vivo il ricordo di chi ha condiviso la passione per la montagna e per l’esplorazione.
Ogni nuovo metro esplorato diventa così parte di una storia che è anche umana, fatta di amicizie, passioni e memoria.
Risultati Campo 2025
Bando alla tristezza: gli amici restano nel cuore anche dopo la notte.
“Il tempo di ogni individuo non è ritmato solo da orologi, sveglie e taccuini, ma soprattutto dalle azioni che compie”: lo ha scritto, in un altro contesto, proprio Floriano.

L’Abisso Buzio continua e continuerà presto. Dedicargli la grotta cardine del Campo 2025 è il meno che InGrigna! potesse fare.
In totale, conclude Andrea, “il campo ha prodotto nuove scoperte, centinaia di metri di rilievo e la revisione di numerose cavità già note”.
Rifugio e patole
Il Rifugio Bogani, con la calorosa ospitalità di Mariangela ed Enrico, coadiuvati da tutti, è stato ancora una volta la base perfetta per accogliere gli speleologi, garantendo supporto, buon cibo e un clima di amicizia.
Un ringraziamento speciale va anche a Mirco, Michele e Mattia, i tre super bambini che hanno reso il campo ancora più spumeggiante grazie a sorrisi, risate e instancabile vitalità.
Documentazione
Grazie ad Alessandro Rinaldi (“Ma dove siamo?”), al ragguardevole traguardo della 20.a partecipazione ai campi esplorativi in Grigna, sono disponibili due video che raccontano in immagini l’atmosfera e le esplorazioni del Campo InGrigna 2025:

Ci aspettano altre cavità da continuare ad esplorare, e nuove da scoprire: prenderanno altri nomi e ricorderanno altri volti amici.
Ci vediamo al Campo InGrigna 2026!
Partecipanti
Marco Corvi (Speleo Club Ribaldone), Alessandro Rinaldi (Speleo Club CAI Romano di Lombardia), Andrea Maconi (Gruppo Grotte Milano CAI SEM), Felicita Spreafico (Speleo Club CAI Erba), Gianluca Selleri (GGG – Gruppo Grotte Grottaglie), Rossella Giannuzzi (CARS), Francesco Ferraro (Le Grave), Giusy Campo (Gruppo Speleologico Siracusano), Marco Carfì (SCI Speleo Club Ibleo), Sandro Ghidelli (Gruppo Grotte CAI Busto Arsizio), Tiziano Manzi (Gruppo Speleologico Lecchese), Alessandro Zappalà (CSE – Centro Speleologico Etneo), Nina Osinska (Polonia), Floriano Martinaglia (Svizzera), la Famiglia della grotta (Richard ed Edith Glowacka con Ala, Ewa, Tymek, Maciek, Adam, Paulina – Polonia), Maurizio Rizzotto (Gruppo Speleologico Édouard-Alfred Martel), Andrea Roccatagliata (Speleo Club Ribaldone – Gruppo Grotte Borgio Verezzi -ASG S. Giorgio), Riccardo Temponi (Progetto Sebino), Federico Baldussi (Gruppo Speleo Montorfano – Progetto Sebino), Marina Abisso (Speleo Club Ribaldone – Gruppo Speleologico Édouard-Alfred Martel – GS Lunense), Aldo Gira (Lombardia), Ivana Guidone (Gruppo Speleologico Natura Esplora), Umberto Del Vecchio (Gruppo Speleologico CAI Napoli), Massimiliano Gerosa (Gruppo Speleologico Bergamasco Le Nottole), Ombretta Dell’Acqua (Liguria) e, in questo campo non in grotta ma lo stesso presenti, Simona Manzini e Lele De Rose (Lombardia – base d’appoggio speciale: pronto soccorso, mensa di alto livello, affetto umano e felino, logistica)
Diari di Campo – a cura di Marco Corvi – https://archive.org/search?query=creator%3A%22InGrigna%21%22

