Doline, cavità carsiche e voragini urbane: oltre 900 sinkhole naturali censiti e migliaia di eventi nelle città italiane
Sinkhole e carsismo: il quadro del Progetto ISPRA
I sinkhole rappresentano uno dei fenomeni geologici più complessi osservabili nelle pianure e nelle aree urbanizzate italiane. Il Progetto Sinkhole del Servizio Geologico d’Italia di ISPRA ha sviluppato negli anni una classificazione nazionale degli sprofondamenti, distinguendo i fenomeni naturali da quelli antropogenici e costruendo una banca dati utile alla pianificazione territoriale e alla gestione del rischio.
Con il termine sinkhole vengono indicate voragini sub-circolari che si formano rapidamente, con diametri e profondità variabili da pochi metri fino a centinaia di metri. In Italia questi fenomeni sono documentati sin dall’epoca romana e sono entrati anche nella terminologia popolare locale con nomi differenti da regione a regione.
Molti sinkhole oggi appaiono come laghetti o depressioni ormai stabilizzate. In altri casi gli sprofondamenti si manifestano improvvisamente in aree agricole, strade urbane o pianure alluvionali, spesso in connessione con cavità sotterranee naturali o artificiali.
Progetto Sinkhole ISPRA: censimento nazionale e cartografia del rischio
Il progetto sviluppato da ISPRA nasce con l’obiettivo di censire gli sprofondamenti naturali e antropici sull’intero territorio nazionale. Le attività comprendono sopralluoghi, analisi geologiche e geofisiche, raccolta di dati storici e costruzione di mappe di suscettibilità.
Secondo i dati del Servizio Geologico d’Italia, sono stati censiti oltre 900 sinkhole naturali nelle pianure italiane, con circa 400 casi analizzati nel dettaglio. Parallelamente è stato sviluppato un archivio dedicato agli sinkhole antropogenici urbani, costruito attraverso documentazione tecnica, articoli di stampa e segnalazioni locali.
La banca dati distingue:
- sinkhole naturali;
- sinkhole antropogenici;
- doline carsiche;
- cavità di suffosione;
- fenomeni di piping profondo.
L’obiettivo finale è integrare queste informazioni nella pianificazione urbanistica, nei Piani di Assetto Idrogeologico e negli strumenti di protezione civile.
Classificazione dei sinkhole: dalle doline carsiche ai deep piping sinkholes
La classificazione ISPRA riprende gli schemi internazionali dedicati agli sprofondamenti e distingue diverse categorie genetiche.
Tra le forme carsiche più note rientrano:
- doline di soluzione;
- doline di subsidenza;
- doline di crollo;
- cover collapse sinkholes.
Le doline di soluzione si formano per dissoluzione della roccia carbonatica affiorante. Le doline di crollo derivano invece dal cedimento del soffitto di cavità sotterranee o grotte.
Una delle tipologie più studiate in Italia è quella dei deep piping sinkholes. Questi fenomeni si sviluppano in pianure alluvionali dove spessi sedimenti coprono substrati carbonatici carsificati. In tali condizioni, acque in pressione e fluidi gassosi risalgono lungo faglie e fratture, erodendo progressivamente il materiale di copertura fino al collasso superficiale.
I deep piping sinkholes presentano spesso pareti quasi verticali, forma cilindrica o tronco-conica e presenza di acqua mineralizzata sul fondo.
Cause dei sinkhole: falda, sismicità e attività antropiche
Le ricerche ISPRA distinguono tra fattori predisponenti e fattori innescanti.
Tra le principali condizioni predisponenti figurano:
- presenza di substrati carsificati;
- coperture argillose o limose deformabili;
- faglie e fratture attive;
- oscillazioni della falda;
- gas profondi come CO? e H?S.
Gli eventi innescanti comprendono invece:
- alternanza tra siccità e piogge intense;
- terremoti;
- emungimenti idrici;
- variazioni di carico idraulico;
- modifiche del drenaggio sotterraneo.
La relazione tra sinkhole e sismicità è uno degli aspetti più studiati. In molte aree italiane gli sprofondamenti si sono verificati entro poche ore o settimane da eventi sismici. Le onde sismiche possono infatti aumentare la pressione nei terreni saturi e favorire liquefazione, piping e collassi improvvisi.
Trasporto dei sedimenti e dinamica del collasso
La formazione di un sinkhole è collegata alla propagazione verso l’alto di cavità sotterranee. Il materiale di copertura può essere trascinato verso il basso attraverso processi di raveling gravitativo oppure lungo condotti carsici attivi.
La posizione della falda svolge un ruolo determinante. Quando il livello piezometrico si abbassa rapidamente, diminuisce il sostegno idrostatico ai terreni di copertura e aumenta la possibilità di collasso.
In presenza di sistemi carsici attivi, il trasporto orizzontale dei sedimenti può avvenire lungo gallerie sotterranee con velocità elevate durante le piene ipogee.
Sinkhole naturali in Italia: le aree più suscettibili
Le aree italiane maggiormente interessate da sinkhole naturali sono concentrate nel Lazio, in Abruzzo, Campania e Toscana.
I fenomeni risultano frequenti in:
- pianure costiere;
- conche intramontane;
- valli alluvionali;
- aree con acquiferi carbonatici in pressione.
Le ricerche ISPRA evidenziano anche la correlazione tra sinkhole e importanti lineamenti tettonici, tra cui:
- Linea Ortona-Roccamonfina;
- Faglia dell’Aterno;
- linea Ancona-Anzio;
- strutture dei Monti Lepini;
- area del Fucino.
Nelle pianure venete ed emiliano-romagnole prevalgono invece fenomeni legati a suffosione, evorsione e liquefazione.
Sinkhole antropogenici: Roma e Napoli tra le città più esposte
Accanto ai fenomeni naturali, ISPRA monitora gli sinkhole antropogenici associati alla presenza di cavità artificiali e reti infrastrutturali sotterranee.
A Roma gli sprofondamenti derivano soprattutto dal crollo di antiche cave nei tufi e nelle pozzolane. Nel territorio entro il Grande Raccordo Anulare sono state censite oltre 3.300 voragini dalla fine dell’Ottocento, con oltre 1.300 eventi tra il 1960 e il 2018.
Negli ultimi anni la capitale ha registrato circa 100 sinkhole all’anno, spesso collegati a piogge intense e rotture delle reti idriche.
Anche Napoli presenta un’elevata vulnerabilità. Il sottosuolo della città ospita cave storiche, acquedotti antichi e grandi cavità scavate nell’Ignimbrite Campana. Il Centro Speleologico Meridionale ha censito oltre 750 cavità nel solo comune di Napoli, per una superficie superiore a un milione di metri quadrati.
In entrambe le città il problema coinvolge direttamente infrastrutture, edifici e viabilità urbana.
Sinkhole e vulnerabilità delle aree carsiche
Il tema dei sinkhole si collega strettamente alla vulnerabilità degli acquiferi carsici. Nei sistemi carsici l’acqua si infiltra rapidamente attraverso fratture e condotti sotterranei, con limitata capacità di filtrazione naturale.
Questo rende le aree carsiche particolarmente esposte alla contaminazione da:
- pesticidi;
- fertilizzanti;
- idrocarburi;
- metalli pesanti;
- reflui urbani.
Secondo le indicazioni emerse dagli studi ISPRA, la cartografia dei sinkhole dovrebbe essere integrata con gli strumenti di tutela delle risorse idriche sotterranee, soprattutto nelle zone urbanizzate o agricole.
Linee guida nazionali e prospettive di ricerca sui sinkhole
Il Servizio Geologico d’Italia sta lavorando alla definizione di linee guida nazionali dedicate alla classificazione e gestione degli sprofondamenti.
L’obiettivo è uniformare:
- raccolta dati;
- classificazione genetica;
- mappatura della suscettibilità;
- protocolli di monitoraggio;
- integrazione urbanistica.
Le ricerche restano aperte soprattutto sui meccanismi genetici dei deep piping sinkholes e sui rapporti tra sismicità, circolazione dei fluidi profondi e collasso superficiale.
Le attività di studio comprendono anche tesi universitarie, modellazioni idrogeologiche e pubblicazioni scientifiche dedicate alle relazioni tra carsismo, faglie attive, acque mineralizzate e sinkhole.
Fonti
1. Che cos’è un sinkhole secondo il Progetto ISPRA
Nelle pianure italiane, gli sprofondamenti naturali improvvisi generano voragini in genere sub?circolari, con diametri da pochi metri a centinaia di metri e profondità comparabili, indicati come “sinkholes”. Questi fenomeni sono noti almeno dall’epoca romana (Plinio, Vitruvio, ecc.) e hanno lasciato traccia in numerosi termini dialettali (obico, gorgo, puli, occhi d’acqua, sparafunni, ecc.), che testimoniano la diffusione nazionale del fenomeno.
Molte forme oggi osservabili sono depressioni relitte o piccoli laghi, difficili da interpretare senza indagini geologiche, geofisiche e idrogeologiche specifiche. Proprio perché non sempre riconducibili allo schema carsico “classico”, il Servizio Geologico d’Italia ha sviluppato un progetto dedicato ai sinkhole, con approccio sistematico e nazionale.vulnerabilita-aree-carsiche.txt
2. Il Progetto Sinkhole del Servizio Geologico d’Italia
2.1 Obiettivi
Il Progetto Sinkhole del Servizio Geologico d’Italia (ISPRA) nasce per censire in modo sistematico gli sprofondamenti naturali e antropici sull’intero territorio nazionale. Gli obiettivi principali sono: ricostruire i meccanismi genetici dei fenomeni, individuare le aree suscettibili e fornire linee guida per classificazione, pianificazione e mitigazione del rischio.
Il progetto integra fonti storiche, dati bibliografici, segnalazioni di enti locali e privati cittadini, sopralluoghi di dettaglio, indagini geologiche, geofisiche, geochimiche e geotecniche.
2.2 Metodologia e banca dati
Finora ISPRA ha censito oltre 900 casi di sprofondamento naturale in pianure italiane attribuiti a sinkhole in senso stretto, effettuando sopralluoghi e analisi di dettaglio su circa 400 di essi. I fenomeni sono stati raggruppati in “aree suscettibili” sulla base di contesto geologico?strutturale, geomorfologico e idrogeologico, costruendo una cartografia nazionale di riferimento.
Per i sinkhole antropici, è stato compilato un archivio di segnalazioni (stampa locale, web, relazioni tecniche, segnalazioni di cittadini) che delinea le principali città italiane a rischio, con serie storiche di eventi almeno dal 1960. La piattaforma web consente di consultare i dati distinti tra sinkhole naturali e antropogenici, con cartografia, schede evento e dati di sintesi.
3. Classificazione dei fenomeni di sprofondamento
3.1 Schema generale adottato da ISPRA
La classificazione si ispira alla proposta internazionale di Waltham et al. (2005), che distingue sei tipologie di sinkhole (dissoluzione, crollo, copertura, caduta a goccia, suffosione, sepolti). Nella sintesi ISPRA i fenomeni di sprofondamento sono raggruppati in quattro grandi classi genetiche:
- Sprofondamenti di origine antropica (anthropogenic sinkholes)
- Fenomeni carsici (doline di soluzione, subsidenza, crollo)
- Fenomeni di evorsione/suffosione superficiale
- Fenomeni di piping profondo (deep piping sinkholes)
In senso lato, si definisce “sprofondamento” una cavità generalmente sub?circolare, formatasi rapidamente, in contesti carsici, di pianura o urbani, in aree il cui sottosuolo presenti cavità naturali o artificiali.
3.2 Fenomeni carsici classici (doline)
Per i fenomeni carsici ISPRA riprende la suddivisione genetica delle doline in base al meccanismo che genera la cavità in superficie:
- Dolina di soluzione (solution sinkhole): conca chiusa che si forma per dissoluzione della roccia carbonatica affiorante o sub?affiorante ad opera dell’acqua di ruscellamento superficiale.
- Dolina alluvionale o di subsidenza di copertura (cover subsidence sinkhole): depressione che si sviluppa su materiali incoerenti (sabbie, ghiaie) al tetto del bedrock solubile, per drenaggio gravitativo (raveling) del materiale nelle cavità carsiche sottostanti.
- Dolina di subsidenza in roccia (rock subsidence sinkhole): cavità in rocce coerenti sovrapposte a litotipi solubili, con sviluppo graduale per assestamenti e fratturazione.
- Dolina di crollo (cave collapse sinkhole): cavità a pozzo in rocce solubili, formata dal crollo del soffitto di grotte, spesso con morfologia tronco?conica.
Le doline per crollo di copertura (cover collapse sinkholes) hanno forma cilindrica o tronco?conica in terreni terrigeni poco spessi al tetto di cavità carsiche, e si attivano con eventi spesso molto rapidi e catastrofici.
3.3 Cavità di evorsione e suffosione superficiale
Le cavità di evorsione derivano da turbolenze idrauliche ad asse verticale (gorghi) in grandi pianure alluvionali o in ambiti lagunari/deltizi in corrispondenza di rotte arginali o ingressioni marine. Queste forme si manifestano come laghetti sub?circolari (100–30 m di diametro, fino a 13–15 m di profondità) su terreni sabbiosi, con forte ruolo di suffosione e sifonamento.
Le cavità di suffosione sono cavità circolari in terreni sciolti (coperture eluvio?colluviali) dovute a erosione dal basso entro condotti verticali e sub?orizzontali nei primi metri della copertura.
3.4 Sinkhole per piping profondo (deep piping)
I deep piping sinkholes sono la tipologia più peculiare delle pianure italiane: si formano su coperture spesse (50–200 m) di sedimenti alluvionali sopra bedrock carbonatico carsificato. La copertura è costituita da alternanze verticali e laterali di argille, limi, sabbie e ghiaie, con un certo grado di coesione e portanza naturale.
La caratteristica distintiva è un meccanismo profondo di erosione dal basso, in cui acque in pressione e fluidi gassosi risalenti lungo discontinuità tettoniche erodono e/o dissolvono i terreni alla base della copertura, in condizioni in cui un semplice raveling dall’alto risulta improbabile. In molti casi le acque di riempimento sono mineralizzate, con emissioni gassose, e mostrano connessione idraulica con l’acquifero carbonatico profondo.
4. Cause predisponenti e innescanti dei sinkhole naturali
4.1 Cause predisponenti
ISPRA distingue fra cause predisponenti (strutturali/idrogeologiche) e innescanti (eventi legati a clima o attività antropica). Le principali condizioni predisponenti sono:Cave-Monitoring-Reports_IIS_eng_printable (1).pdf
- Presenza di un potente pacco di sedimenti impermeabili o semi?permeabili (limi, argille, sabbie di diversa granulometria) al tetto del substrato.Cave-Monitoring-Reports_IIS_eng_printable (1).pdf
- Scadenti caratteristiche fisico?meccaniche dei terreni di copertura (bassa coesione, elevata deformabilità).Cave-Monitoring-Reports_IIS_eng_printable (1).pdf
- Reticolo di fratture e faglie che intensifica la circolazione idrica e gli scambi tra copertura e bedrock, favorendo erosione meccanica dei terreni sciolti.Cave-Monitoring-Reports_IIS_eng_printable (1).pdf+1
- Presenza di una falda con forti oscillazioni del livello piezometrico.vulnerabilita-aree-carsiche.txt+1
- Substrato carbonatico o roccia solubile già soggetta a carsismo, con macroforme (doline, uvala, crepacci, grotte) e cavità al tetto del bedrock.Cave-Monitoring-Reports_IIS_eng_printable (1).pdf
- Presenza di gas profondi (CO?, H?S) che possono aumentare l’aggressività delle acque e la dissoluzione dei materiali.Cave-Monitoring-Reports_IIS_eng_printable (1).pdf
4.2 Eventi innescanti
Tra gli eventi innescanti più ricorrenti troviamo:vulnerabilita-aree-carsiche.txt+1
- Alternanza di periodi siccitosi e piovosi, con rilevanti oscillazioni della falda.vulnerabilita-aree-carsiche.txt+1
- Scosse sismiche, anche con ipocentri distanti.vulnerabilita-aree-carsiche.txt
- Attività antropiche: forti emungimenti idrici, grandi variazioni di carico idraulico, opere che modificano il deflusso sotterraneo.Cave-Monitoring-Reports_IIS_eng_printable (1).pdf+1
A livello di processo, corrispondono a: decompressione repentina di acquiferi confinati, rottura dell’interfaccia bedrock/copertura con innesco di raveling e micro?cavità, pumping dinamico della falda in pressione sui terreni di copertura e suffosione/piping dovuti a acque veloci su sedimenti incoerenti.Cave-Monitoring-Reports_IIS_eng_printable (1).pdf
5. Dinamica del collasso e del trasporto dei materiali
5.1 Trasporto verticale e ruolo della falda
Il trasporto verticale del materiale collassato è strettamente connesso alla propagazione verso l’alto delle cavità nella copertura. Il terreno può essere compattato o trasportato verso cavità del substrato tramite raveling gravitativo, oppure raggiungere condotti carsici orizzontali se esiste un reticolo di drenaggio sotterraneo efficiente.
La posizione della superficie piezometrica e le sue oscillazioni sono decisive: quando la falda è sopra l’interfaccia bedrock/copertura, le forze di galleggiamento e la pressione idrostatica ritardano la caduta del materiale; quando invece la falda si abbassa, la perdita di galleggiamento e l’aumento del gradiente di pressione di poro possono provocare rottura idraulica e rapida propagazione del vuoto verso l’alto.
5.2 Trasporto orizzontale nei condotti carsici
Il trasporto orizzontale dei sedimenti avviene quando, alla base dei condotti sub?verticali, sono presenti cavità carsiche attive, in grado di prendere in carico il materiale e convogliarlo lungo percorsi tangenziali. Durante le piene sotterranee, le velocità di flusso possono essere elevate, permettendo il trasporto di sabbia e ghiaia con meccanismi analoghi ai corsi d’acqua subaerei.
Irregolarità dei condotti e variazioni del regime di flusso producono turbolenze che interagiscono con il confine copertura?substrato, accelerando i processi di raveling. Tuttavia, poiché questi condotti sono raramente esplorabili, il quadro rimane in parte ipotetico e richiede cautela interpretativa.
6. Evoluzione temporale dei sinkhole
6.1 Annegamento (formazione di laghi)
Dopo la formazione di un sinkhole, è frequente il processo di annegamento: l’acqua di falda si riversa nella depressione, che assume l’aspetto di un piccolo lago. Se la profondità del sinkhole supera la quota piezometrica, il lago viene alimentato dalla falda e il livello varia stagionalmente; in condizioni secche può prosciugarsi.
In altri casi, la presenza di bolle e sorgenti al fondo indica un collegamento con acquiferi in pressione, con acque spesso mineralizzate e di origine profonda, come mostrato da analisi geochimiche in aree campione (es. S. Vittorino, Sezze). Esempi recenti in Toscana sono i sinkhole del Bottegone e di Camaiore, quest’ultimo rapidamente colmato artificialmente.
6.2 Estinzione naturale o artificiale
Con il tempo, una voragine può estinguersi per colmamento naturale o antropico: apporto di materiale detritico da corsi d’acqua o versanti, franamento delle sponde con ampliamento del diametro e riduzione della profondità, cessazione dell’apporto di acque sorgive o gas per migrazione delle sorgenti o cambiamenti del circuito idrico. In molte aree italiane (piana di S. Vittorino, area di Capena, ecc.) sono documentati sinkhole oggi ricolmati.
Infine, l’interramento intenzionale delle voragini per motivi agricoli o edilizi è frequente, ma può mascherare la persistenza di condizioni di instabilità in profondità.
6.3 Riattivazione e migrazione
I sinkhole estinti possono riaprirsi nella stessa posizione o subire nuovi episodi di crollo con modifiche di diametro e profondità. La riattivazione è generalmente associata al ripristino di condizioni sismotettoniche o idrogeologiche favorevoli (sismi, variazioni di carico idrico, attività antropiche).
Quando la riattivazione avviene a distanza dall’originaria voragine si parla di migrazione del sinkhole; le cause ipotizzate includono cambiamenti dei percorsi di risalita dei fluidi lungo faglie o nuove condizioni di falda in pressione.
7. Il modello dei deep piping sinkholes
7.1 Struttura geologica
Per un deep piping sinkhole sono necessari:
- coperture spesse (50–200 m) di sedimenti alluvionali eterogenei (argille, limi, sabbie, ghiaie),
- bedrock carbonatico carsificato sottostante,
- differenze di carico idraulico che spingono acque in pressione verso l’alto lungo fratture e faglie.
In tali condizioni, è improbabile che un semplice crollo a partire da cavità profonde si propaghi percorrendo interamente la copertura per raveling, soprattutto in presenza di orizzonti argillosi impermeabili che “assorbono” le deformazioni.
7.2 Meccanismo di formazione
Il modello prevede la formazione di una protocavità all’interfaccia bedrock/copertura (o a contatto tra litologie di diversa resistenza), innescata da liquefazione o dissoluzione indotta da acque e gas in risalita. Tale cavità si propaga verso l’alto per deformazione poroelastica, raveling e piping, finché la copertura residua non è più in grado di sopportare gli sforzi, e si ha il collasso superficiale in tempi dell’ordine di 6–24 ore.
Indagini geofisiche mostrano che il collasso finale avviene quando la cavità risale fino a circa 30 m dal piano campagna, distanza oltre la quale la resistenza residua è insufficiente.
7.3 Morfologia e ruolo dei sismi
I deep piping sinkholes sono forme sub?circolari, con pareti quasi verticali e geometria cilindrica o tronco?conica, con diametri e profondità di qualche decina di metri; spesso sono colmati d’acqua e ospitano sorgenti di acque mineralizzate, talvolta artesiane.
La propagazione delle onde sismiche in terreni granulari saturi può incrementare la pressione di poro fino alla liquefazione, facilitando la formazione di camini di collasso e fenomeni di fuoriuscita violenta di sabbia e acqua (fontanazzi). In molte aree suscettibili è documentata una correlazione tra terremoti e sprofondamenti, con tempi di risposta variabili da poche ore a oltre un mese dopo l’evento sismico.
8. Distribuzione geografica dei sinkhole naturali in Italia
8.1 Pianure e conche intramontane
I sinkhole naturali censiti sono concentrati in conche intramontane, valli alluvionali e pianure costiere, con massima densità nelle regioni Lazio, Abruzzo, Campania e Toscana. In queste aree, spessi pacchi di sedimenti alluvionali poggiano su strutture carbonatiche profondamente fratturate, sede di acquiferi in pressione e di risalita di fluidi aggressivi.
Nelle pianure venete ed emiliano?romagnole, soprattutto in bassa Pianura Padana, sono diffusi laghetti sub?circolari la cui genesi è attribuita a evorsione, liquefazione e suffosione, più che a deep piping in senso stretto. In Veneto, Friuli e Alto Adige si osservano sprofondamenti legati alla dissoluzione di litotipi evaporitici e carbonatici poco profondi, riconducibili a cover?collapse sinkholes.
8.2 Lineamenti tettonici e sismicità
Le aree suscettibili sono caratterizzate dalla presenza di faglie attive con andamento appenninico o meridiano; sono stati riconosciuti allineamenti di sinkhole lungo lineamenti tettonici di importanza regionale, come la Linea Ortona–Roccamonfina, la Faglia dell’Aterno, la faglia bordiera dei Lepini, la linea Fiamignano–Micciani fino alla piana del Fucino e la linea Ancona–Anzio.
In una quota significativa di casi è stata accertata una stretta correlazione tra evento sismico e innesco del sinkhole, con collassi entro 24 ore o fino a più di un mese dopo il terremoto; in percentuale minore l’innesco è associato a alternanza di periodi secchi e piovosi.
9. Sinkhole antropogenici: quadro nazionale
9.1 Origine e caratteristiche
Nelle principali città italiane, negli ultimi vent’anni si è registrato un incremento significativo di sprofondamenti del suolo di origine antropica, che danno luogo a voragini spesso di dimensioni metriche su strade, parchi e cortili. Questi anthropogenic sinkholes derivano dalla presenza di vuoti sotterranei di origine umana (cave, miniere, catacombe, cisterne, gallerie, opere belliche, ecc.) e/o da problemi della rete di sottoservizi (perdite idriche, fognarie).
Quando il collasso avviene sotto le fondazioni, il fenomeno può manifestarsi inizialmente come cedimenti lenti, fino al crollo parziale o totale dell’edificio. La maggior parte degli eventi metropolitani è registrata in concomitanza con piogge intense, mentre una piccola percentuale è associata a terremoti.
9.2 Dati di sintesi nazionali
Dal 1960 a settembre 2018 si contano: 1.313 eventi a Roma, 562 a Napoli, 150 a Cagliari, 72 a Palermo e circa 1.500 eventi negli altri capoluoghi di provincia; alcune centinaia di sinkhole sono registrate in centri urbani più piccoli. Le regioni più colpite sono Lazio, Campania, Sicilia e Sardegna, con forte incremento negli ultimi cinquant’anni.
Le cave sotterranee abbandonate rappresentano le situazioni più critiche, perché soggette a crolli di volta, franamenti di parete e rottura di pilastri assottigliati, con possibili effetti a catena fino in superficie. A queste si aggiungono reticoli di gallerie idrauliche, opere belliche, grotte artificiali e cantine, spesso privi di documentazione e quindi difficilmente gestibili.
10. I sinkhole antropogenici a Roma
Nel centro urbano di Roma gli sprofondamenti sono documentati da secoli e riconoscibili già nella cartografia storica sotto forma di “sfornellamenti”, depressioni simili a doline ma di origine antropica. Essi derivano principalmente dal crollo delle volte di cavità scavate nei tufi e nelle pozzolane vulcaniche per estrarre materiale da costruzione o per usi cultuali, e solo in subordine nei terreni sabbiosi e ghiaiosi.
La città è edificata sopra una fitta rete di gallerie e cunicoli, in parte dimenticata, e durante l’espansione edilizia degli anni ’50–’70 sono stati costruiti molti edifici direttamente sopra queste cavità, spesso senza indagini geotecniche approfondite. Nel territorio compreso entro il Grande Raccordo Anulare (circa 350 km²) si contano 3.386 voragini con diametro e profondità superiori a 1 m dalla fine dell’Ottocento, di cui 1.313 tra 1960 e 2018.
Negli ultimi 18 anni si è assistito a un netto incremento, con circa 100 eventi/anno e un massimo di 124 sinkhole registrati già entro agosto 2018, spesso innescati da piogge intense e rotture di tubazioni idriche. Mappe di densità mostrano oltre 32 km² di territorio interessato da cavità sotterranee e oltre 30 km² interessati da sinkhole; le aree a suscettibilità molto elevata (probabilità di evento ?90–95%) ammontano a circa 40 km², pari all’11% della superficie interna al GRA.
11. I sinkhole antropogenici a Napoli
A Napoli i sinkhole antropogenici costituiscono probabilmente il dissesto idrogeologico principale, responsabile di numerosi crolli edilizi e danni alle infrastrutture. La roccia di base è l’Ignimbrite Campana, intensamente sfruttata per almeno 45 secoli per edifici monumentali e abitativi, attraverso cave e gallerie sotterranee di grandi dimensioni.
Nel sottosuolo sono stati scavati tre acquedotti storici (Bolla, Augusteo, Carmignano), centinaia di cave e numerose gallerie di collegamento; alcune cavità singole raggiungono superfici di decine di migliaia di metri quadrati. Dopo la cessazione delle attività estrattive, sono rimaste grandi cavità a campana collegate alla superficie tramite pozzi, che oggi rappresentano una vulnerabilità diffusa, soprattutto nei primi 20 m di sottosuolo in cui si verificano i sinkhole.
Le cause innescanti comprendono sovraccarichi esterni, eventi pluviometrici estremi, perdite dalle reti idriche e infiltrazioni meteoriche, che erodono la porzione più friabile del tufo e i riempimenti residui delle cavità. Il Centro Speleologico Meridionale ha censito oltre 750 cavità nel solo comune di Napoli, per una superficie complessiva superiore a 1 milione di m², con dati consultabili sul sito della Città Metropolitana.
12. Formazione e ricerca: tesi di stage e pubblicazioni
La sezione ISPRA dedicata alle tesi di stage elenca numerosi lavori svolti presso il Servizio Geologico su temi specifici: individuazione di aree a rischio sinkhole in Abruzzo e nel Lazio meridionale, correlazioni tra sprofondamenti e attività minerarie in Sardegna, circolazione idrica e fenomeni di collasso in Campania, forme pseudo?crateriche in aree vulcaniche laziali e campane, relazioni tra sinkhole, risalita di fluidi mineralizzati e sismicità in aree dell’Italia centro?meridionale.
Altre tesi affrontano la modellazione del moto e del trasporto delle acque sotterranee (es. piana L’Aquila–Scoppito) tramite MODFLOW, contribuendo a strumenti quantitativi per la valutazione della pericolosità.
La sezione pubblicazioni raccoglie contributi sulle memorie descrittive della Carta geologica d’Italia e articoli specifici sui sinkhole naturali in pianura, sui fenomeni di sprofondamento in Italia centrale, sui sinkhole carsici in Campania e sulle relazioni fra struttura del bedrock, processi di sprofondamento, sismicità e sorgenti idrotermali. La sezione pubblicazioni internazionali elenca lavori di riferimento sui geohazard in gessi e sali, sull’uso del GIS per la gestione dei pericoli in evaporite?karst e sulle metodologie di classificazione e mitigazione dei dissesti da sinkhole.
13. Collegamento con la vulnerabilità delle aree carsiche (ottica “Scintilena”)
Secondo la guida di Scintilena sui territori carsici, questi paesaggi sono caratterizzati da doline, inghiottitoi, grotte, sorgenti improvvise e scarso sviluppo di corsi d’acqua superficiali, per via della rapida infiltrazione dell’acqua nel sottosuolo. In questi contesti, doline di crollo e sprofondamenti legati a cavità sotterranee possono avere manifestazioni simili ai sinkhole descritti dal Progetto ISPRA, pur con differenze genetiche locali.
Gli acquiferi carsici presentano una vulnerabilità estremamente elevata all’inquinamento: l’acqua si muove rapidamente lungo fratture e condotti, con scarsa capacità autodepurante, e le sostanze inquinanti (pesticidi, fertilizzanti, metalli pesanti, idrocarburi, microinquinanti) possono raggiungere rapidamente sorgenti e pozzi. Questo rende cruciale integrare la cartografia dei sinkhole con la pianificazione della tutela delle risorse carsiche e delle acque sotterranee, soprattutto in aree urbanizzate o agricole.
Le normative italiane su ambiente, acque e aree protette, insieme a regolamenti regionali specifici per il carsismo, forniscono strumenti per limitare scarichi, attività pericolose e uso del suolo in aree vulnerabili; tuttavia, è spesso auspicabile una normazione più mirata alle peculiarità dei sistemi carsici e dei sinkhole.
14. Verso linee guida nazionali: classificazione, rischio, pianificazione
Il Progetto Sinkhole evidenzia che, nonostante i progressi, il dibattito sui meccanismi genetici di molti casi (in particolare deep piping e forme pseudo?crateriche) è ancora aperto. Per questo il Servizio Geologico d’Italia ha avviato la definizione di linee guida volte a:
- uniformare classificazione e raccolta dati sui fenomeni di sprofondamento,
- definire criteri per distinguere doline carsiche, sinkhole naturali, cavità di evorsione/suffosione, sprofondamenti antropici, forme vulcano?correlate,
- fornire protocolli per la costruzione di mappe di suscettibilità e per l’integrazione nei piani urbanistici, nei PAI e nella pianificazione di protezione civile.
Una classificazione solida consente di passare da una gestione puramente emergenziale, in risposta ai singoli crolli, a una pianificazione preventiva basata su scenari di rischio a scala comunale e regionale, soprattutto nel medio versante tirrenico e nelle grandi città con intensa presenza di cavità antropiche.
15. Spunti di studio e domande di ripasso
Per usare questo materiale come guida allo studio, puoi lavorare su questi blocchi di ripasso:
- Definizioni di base
- Definisci “sinkhole” in senso stretto secondo ISPRA e distinguilo da dolina carsica tradizionale.
- Spiega il significato di deep piping sinkhole e in cosa differisce da una cover?collapse doline.
- Classificazione
- Descrivi le principali tipologie di doline (solution, subsidence, cave collapse, cover collapse) e fornisci per ognuna il meccanismo genetico essenziale.
- Inquadra cavità di evorsione e di suffosione e indica il contesto tipico in cui si formano.
- Cause e processi
- Elenca le principali cause predisponenti e innescanti dei sinkhole naturali, distinguendo tra fattori strutturali/idrogeologici e fattori dinamici.Cave-Monitoring-Reports_IIS_eng_printable (1).pdf+1
- Spiega il ruolo delle oscillazioni piezometriche e della liquefazione sismica nella genesi di sprofondamenti.Cave-Monitoring-Reports_IIS_eng_printable (1).pdf+1
- Evoluzione e morfologia
- Riassumi le possibili fasi evolutive di un sinkhole: annegamento, estinzione, riattivazione, migrazione, con almeno un esempio.
- Descrivi la morfologia tipica dei deep piping sinkholes e confrontala con quella delle doline di crollo.
- Distribuzione e casi studio
- Indica le principali aree italiane suscettibili a sinkhole naturali e spiega la relazione con i principali lineamenti tettonici.
- Confronta la situazione di Roma e Napoli per i sinkhole antropogenici: contesto geologico, origine dei vuoti, numeri principali, quartieri/aree più colpite.
- Aspetti ambientali e normativi
- Collega i temi del Progetto Sinkhole alla vulnerabilità all’inquinamento delle aree carsiche (rapida infiltrazione, scarso potere autodepurante, rischio per le acque potabili).
- Sintetizza i principali strumenti normativi e gestionali che si applicano alle aree carsiche e alle zone suscettibili a sinkhole.
Fonte:
https://sgi.isprambiente.it/sinkholeweb

usate la ai per fare i post. se vede che non conoscete la materia. ah, una buona parte degli argomenti sono copiati qua e la.
Scrivo articoli su Scintilena da 24 anni, prima che inventassero l’intelligenza artificiale gli articoli me li scriveva un’amica esperta. Per fortuna che ci stai tu adesso