La Prima Delegazione del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico ha simulato il recupero di un infortunato a -100 metri in condizioni invernali estreme, con 12 chilometri di avvicinamento su neve e nessun supporto elicotteristico.


Esercitazione di soccorso speleologico ad alta quota: lo scenario operativo

L’11 e il 12 aprile si è svolta un’esercitazione di soccorso speleologico organizzata dalla Prima Delegazione del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS), con sede operativa presso la Voragine della Ciuaiera, nel comune di Ormea, in provincia di Cuneo.[1]

La cavità si apre a 2.099 metri di quota nelle Alpi Liguri, nell’area della Cima Ciuaiera, zona caratterizzata da importanti fenomeni carsici e da un accesso che, per gran parte dell’anno, risulta ostruito da abbondanti cumuli nevosi. L’obiettivo dell’esercitazione era simulare il recupero di uno speleologo infortunato in ambiente ipogeo, operando in condizioni invernali reali e in assenza di supporto aereo.[2][3][1]


Scenario simulato: frattura agli arti inferiori a cento metri di profondità

Lo scenario progettato per l’esercitazione prevedeva un incidente a 100 metri di profondità. Il figurante riportava una sospetta frattura agli arti inferiori in seguito a una caduta.[1]

Le operazioni di soccorso speleologico sono state condotte da una squadra composta da 15 tecnici. Ogni operatore era dotato di attrezzatura invernale completa: sci, ciaspole, pala, ARTVA e sonda. Lo scenario era privo di supporto elicotteristico, una scelta operativa che ha reso l’intervento più fedele a un’emergenza reale in quota.[1]


L’avvicinamento su neve: 12 chilometri con oltre 800 metri di dislivello

La fase di avvicinamento ha rappresentato uno degli elementi più impegnativi dell’intera operazione di soccorso speleologico. I tecnici hanno percorso circa 12 chilometri su neve, affrontando un dislivello positivo di 800 metri e accumuli nevosi superiori ai due metri.[1]

Il trasporto del materiale tecnico è avvenuto interamente a spalla. Non era disponibile alcun mezzo di supporto esterno per il rifornimento o la movimentazione delle attrezzature. Questa condizione logistica ha imposto una scelta accurata dei materiali, adottati in configurazione minima per contenere i pesi durante il lungo percorso.[1]

La Prima Delegazione CNSAS di Piemonte e Valle d’Aosta conta attualmente 45 tecnici specializzati per interventi in contesti naturali ipogei. Non è la prima volta che questa delegazione si addestra in ambienti ad alta quota in condizioni invernali: già in passato aveva svolto esercitazioni analoghe sui rilievi dell’Alta Valle Tanaro, nelle vicinanze della stessa area geografica.[4][5]


Dentro la grotta: pozzi verticali e tratti meandriformi

Una volta raggiunto l’ingresso della Voragine della Ciuaiera, i soccorritori hanno avviato le operazioni all’interno della cavità. Il recupero del figurante dalla quota di -100 metri ha richiesto il superamento di ostacoli naturali significativi.[1]

I tecnici hanno affrontato un pozzo da 20 metri, uno da 40 metri e diversi tratti meandriformi, tipici delle cavità carsiche dell’area. La Voragine della Ciuaiera è nota per la sua profondità superiore ai 200 metri e per la presenza di fauna endemica, tra cui il ragno Troglohyphantes vignai.[3]

Le operazioni di recupero della barella si sono svolte in modo continuativo, senza interruzioni, e si sono concluse in circa 10 ore.[1]


Addestramento continuo: la logistica come elemento critico del soccorso speleologico

L’esercitazione ha permesso al CNSAS di testare le procedure operative in uno scenario particolarmente severo. Uno degli aspetti più rilevanti emersi riguarda la gestione logistica: in ambienti invernali ad alta quota, l’accesso e la movimentazione rappresentano spesso le criticità principali, prima ancora delle operazioni di recupero in grotta.[1]

La configurazione minima dei materiali è stata una risposta diretta alle esigenze di trasporto su lunga distanza in terreno innevato. Questa impostazione richiede esperienza consolidata e capacità di valutazione tecnica da parte dei soccorritori.[1]

Esercitazioni di questo tipo rientrano nel programma di addestramento continuo del CNSAS, che si articola su scala nazionale attraverso 17 zone operative. Il soccorso speleologico italiano investe regolarmente in scenari formativi realistici, in contesti che spaziano dalle forze verticali in miniera agli ambienti alpini innevati.[6][7][8]


Il CNSAS e la formazione in ambiente ipogeo invernale

La Prima Delegazione Speleologica del CNSAS è storicamente impegnata in attività formative che includono la componente invernale. L’addestramento in ambiente nevoso, con utilizzo di ARTVA, pala e sonda, fa parte del programma modulare riconosciuto a livello nazionale.[9]

Interventi in grotte ad alta quota, dove l’ingresso è coperto da neve per buona parte dell’anno, richiedono una preparazione che integra le competenze speleologiche con quelle alpinistiche. Nessun supporto aereo, lunghi avvicinamenti e gestione autonoma dei materiali sono variabili con cui i tecnici devono confrontarsi regolarmente.[5][1]

L’esercitazione alla Voragine della Ciuaiera rappresenta un esempio concreto di come il soccorso speleologico si prepari ad operare in ambienti remoti e isolati, dove le condizioni meteorologiche e orografiche amplificano la complessità degli interventi.[1]

Fonti
[1] Neve, buio e 2.099 metri di quota: così il soccorso speleologico sfida … https://unionemonregalese.it/news/tendenza/311210/neve-buio-e-2-099-metri-di-quota-cosi-il-soccorso-speleologico-sfida-limpossibile.html

Comunicato ufficiale CNSAS

Neanche la neve ferma il soccorso speleologico

Voragine della Ciuaiera (CN): simulato il recupero di un infortunato in ambiente invernale a 2099 metri di quota

 

Si è svolta sabato 11 e domenica 12 aprile un’esercitazione di soccorso speleologico organizzata dalla Prima Delegazione del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS), finalizzata a simulare il recupero di uno speleologo infortunato in ambiente ipogeo in condizioni invernali particolarmente impegnative.

L’attività si è svolta presso la Voragine della Ciuaiera, nel comune di Ormea (CN), una cavità che si apre a quota 2.099 metri sul livello del mare e che, per gran parte dell’anno, presenta all’ingresso grandi cumuli di neve. Le condizioni ambientali hanno reso l’esercitazione particolarmente realistica, simulando uno scenario operativo privo di supporto elicotteristico e caratterizzato da un lungo avvicinamento su terreno innevato.

Lo scenario prevedeva un incidente a 100 metri di profondità, con uno speleologo coinvolto in una caduta e riportante una sospetta frattura agli arti inferiori. Le operazioni di soccorso sono state condotte da una squadra composta da 15 tecnici, equipaggiati con dotazioni invernali complete, tra cui sci, ciaspole, pala, ARTVA e sonda.

La fase di avvicinamento ha rappresentato uno degli elementi più impegnativi dell’intervento: i soccorritori hanno percorso circa 12 chilometri su neve, con un dislivello positivo di 800 metri e accumuli nevosi superiori ai due metri, trasportando a spalla il materiale tecnico necessario per le operazioni in grotta.

Una volta raggiunto l’ingresso, le squadre hanno effettuato la discesa nella cavità e il successivo recupero del figurante dalla quota di -100 metri, superando ostacoli naturali significativi, tra cui un pozzo da 20 metri, uno da 40 metri e diversi tratti meandriformi.

Le operazioni di recupero della barella si sono svolte in modo continuativo e senza interruzioni, concludendosi in circa 10 ore. La gestione dell’intervento ha richiesto un’attenta ottimizzazione dei materiali, utilizzati in configurazione minima a causa della necessità di trasporto su lunga distanza in ambiente innevato.

L’esercitazione ha permesso di testare procedure e capacità operative in uno scenario particolarmente severo, evidenziando l’importanza della preparazione tecnica e logistica per interventi in ambiente ipogeo in condizioni invernali, dove l’accesso e la movimentazione rappresentano spesso le principali criticità.

L’attività rientra nel programma di addestramento continuo del CNSAS, volto a garantire l’efficacia e la sicurezza degli interventi anche nei contesti più complessi e isolati.