Gli speleologi riportano alla luce il capolavoro idrico della Chieti sotterranea con una ricognizione che coniuga 110 anni di tradizione storiografica e tecnologie laser del XXI secolo
La Chieti sotterranea comincia a rivelarsi dopo 135 anni di oblio. Nel gennaio 2026, il Comune ha affidato agli speleologi dello Speleoclub Chieti una ricognizione sistematica della cisterna ottocentesca situata sotto Piazza San Giustino.
L’operazione rappresenta un momento cruciale nella valorizzazione della Chieti sotterranea, quel patrimonio straordinario di duemila anni di storia che si snoda negli ipogei del centro storico.
Una Missione con Radici Storiche Profonde
La ricognizione cade nel 110° anniversario della morte di Vincenzo Zecca, lo storico e archeologo teatino che nel XIX secolo documentò per primo sistematicamente le cavità sotterranee della città.
Zecca rappresentò una generazione di studiosi che, pur con metodi protocientifici, pose le fondamenta della conoscenza moderna della Chieti sotterranea.
Oggi gli speleologi del club impiegano laser scanner e fotogrammetria digitale dove Zecca disponeva di carta millimetrata e matita.
Il progetto si iscrive nei finanziamenti europei PNRR. Oltre 460.000 euro finanziano la rigenerazione del patrimonio sotterraneo della città.
L’intervento include l’installazione di scale d’accesso, sistemi di illuminazione e ventilazione meccanica controllata per rendere la cisterna fruibile e sicura.
La Cisterna Ottocentesca: Dimensioni e Sfide Tecniche
La struttura misurata dagli speleologi ha dimensioni notevoli. Misura 13 metri di larghezza e 9 metri di altezza, con due ingressi distinti.
Dopo circa 135 anni di chiusura (dal 1891, anno dell’inaugurazione dell’acquedotto cittadino), la cavità ha accumulato sedimenti, frammenti di intonaco e materiale depositatosi dagli scarichi circostanti.
Lo stato di conservazione della Chieti sotterranea risulta sorprendentemente buono. Le volte rimangono integre. L’intonaco impermeabile (opus signinum romano) si è conservato in larghe porzioni. Il sistema di drenaggio residuale mantiene ancora funzionalità.
La ricognizione ha perseguito quattro obiettivi complementari:
- Verifica della sicurezza strutturale e rischio di cedimenti
- Mappatura quantitativa e qualitativa dei sedimenti accumulati
- Analisi dell’atmosfera per rilevare gas asfissianti o tossici
- Identificazione dei punti ottimali per scale d’accesso e impianti
Il Contesto: Dai Romani al XIX Secolo
Chieti, l’antica Teate Marrucinorum, fu uno dei principali centri urbani italici in epoca romana.
La città, posta a circa 330 metri di altitudine, divenne municipium di straordinaria importanza durante il periodo giulio-claudiano.
Un aspetto peculiare riguardava l’approvvigionamento idrico.
Su un colle privo di fonti dirette superficiali, gli antichi costruirono un sofisticato sistema di cisterne e cunicoli sotterranei.
La cisterna monumentale romana comprendeva nove vani voltati comunicanti con capacità calcolata in circa 3.556 metri cubi.
L’area di Piazza San Giustino costituiva la zona residenziale di vertice, con la domus patrizia attribuita a Caio Asinio Gallo, senatore romano e proconsole d’Asia.
La cisterna ottocentesca racconta un capitolo affascinante.
Costruita fra il 1780 e il 1880, rappresentava il culmine della tradizione idrica teatina prima della transizione verso l’acquedotto moderno del 1891.
La Chieti sotterranea conserva dunque stratificazioni che spaziano da oltre duemilacinquecento anni.
Metodologie Contemporanee e Ricerca Scientifica
Gli speleologi dello Speleoclub Chieti hanno impiegato metodologie avanzate.
L’analisi atmosferica preliminare ha misurato contenuti di ossigeno, anidride carbonica, metano e altri gas accumulatisi durante i decenni di chiusura.
La verifica strutturale ha ispezionato visivamente volte, pareti e pavimenti per identificare crepe, cedimenti o accumuli instabili.
Il rilievo topografico ha documentato dimensioni, livelli e comunicazioni fra ambienti mediante fotogrammetria digitale e laser scanner.
L’analisi sedimentologica ha caratterizzato i depositi.
La documentazione fotografica ha acquisito immagini ad alta risoluzione per conservazione digitale.
Dal punto di vista scientifico, la Chieti sotterranea rappresenta una risorsa inestimabile per la paleoecologia urbana.
L’analisi dei sedimenti offrirebbe dati sulla qualità dell’aria fra il 1880 e il 1990.
Lo studio comparato fra la cisterna ottocentesca e i sistemi romani illuminerebbe le tecniche di isolamento termico e impermeabilizzazione impiegate in epoche diverse.
L’Accessibilità: Scala, Illuminazione, Ventilazione
L’intervento principale prevede l’installazione di una scala metallica di servizio lunga 9 metri.
La scala conformerà ai requisiti del D.M. 14 gennaio 2008 per le costruzioni. Avrà larghezza minima di 0,75 metri con corrimani bilaterali e pendenza massima di 45°.
La cisterna sarà dotata di illuminazione LED a bassa potenza per ridurre generazione di calore. Ventilazione meccanica controllata immetterà aria fresca mediante condotta discretamente installata. Sensori monitorano temperatura, umidità relativa, concentrazione di CO2 e Ossigeno.
La Rete della Chieti Sotterranea: Un Itinerario Tematico
Nel periodo successivo alla ricognizione, il Comune intende includere la cisterna ottocentesca in un percorso tematico più ampio. Questo itinerario abbraccerebbe numerose cavità e infrastrutture:
- Cisterna monumentale romana (I-II sec. d.C.)
- Cisterna domestica romana (I-III sec. d.C.)
- Cisterna medievale (XV-XVI sec.)
- Cisterna ottocentesca (1780-1880)
- Ipogeo ipostilo (epoca varia)
- Ipogeo votivo (VI-V sec. a.C.)
- Sistem cunicoli-via Tecta (I-III sec. d.C.)
- Cisterne termo-ricettacoli (I-II sec. d.C.)
La visione complessiva presenta la Chieti sotterranea come stratificazione cronologica che testimonia l’evoluzione continua della soluzione del problema idrico.
Significati Simbolici: 110 Anni di Eredità Zecciana
La ricognizione del gennaio 2026 coincide con il 110° anniversario della morte di Vincenzo Zecca, deceduto il 1º gennaio 1916. Questo non è fortuito simbolicamente. Zecca rappresentò il fondamento della conoscenza moderna della Chieti sotterranea.
Le sue descrizioni planimetriche, le intuizioni topografiche, la raccolta sistematica di reperti, costituirono il corpus su cui gli archeologi contemporanei costruiscono le indagini.
La ricognizione contemporanea dimostra continuità ideale con il lavoro zecciano.
L’impegno rimane identico: comprendere, documentare e valorizzare il patrimonio sotterraneo per il beneficio della comunità.
Finanziamento e Cronogramma dei Lavori
Il finanziamento totale ammonta a oltre 460.000 euro derivanti da fondi PNRR nella linea di “Rigenerazione urbana” (Missione 5 – Componente 2 – Investimento 2.1). Il cronogramma prevede quattro fasi:
Fase 1 (gennaio-marzo 2026): Completamento ricognizioni e verifiche di sicurezza.
Fase 2 (marzo-giugno 2026): Realizzazione della scala d’accesso e impianti.
Fase 3 (giugno-settembre 2026): Consolidamenti strutturali e rifiniture.
Fase 4 (ottobre 2026): Test di funzionamento e apertura sperimentale al pubblico.
L’Architetto Gianfranco Scatigna coordina la direzione tecnica dei lavori.
L’Assessore ai Lavori Pubblici Stefano Rispoli gestisce la responsabilità amministrativa. L’impresa appaltatrice Antonio Buono Costruzioni Srl esegue i lavori di manutenzione straordinaria.
Conclusioni: Una Lezione di Persistenza Storica
La cisterna ottocentesca, nel momento in cui sarà resa accessibile, comunicherà ai visitatori una lezione fondamentale.
La persistenza dell’ingegno umano nel risolvere problemi collettivi attraversa i secoli, dalla Roma imperiale all’Italia contemporanea.
Essa sarà testimonianza tangibile dell’evoluzione urbana di Chieti. Sarà risorsa per la ricerca scientifica in paleoecologia urbana, evoluzione delle tecniche costruttive, storia della gestione delle risorse idriche.
La Chieti sotterranea emerge così come patrimonio vivo, capace di dialogare fra passato e presente, fra Vincenzo Zecca e gli speleologi del 2026.