Corrado Allegretti, speleologo, entomologo, esplorò e rilevò oltre 500 grotte, la sua concezione di speleologia scientifica e universale è stata un ingrediente fondamentale per la nascente speleologia italiana.


Savigliano, 25 febbraio 1894 –
Brescia, 2 maggio 1969.
Piemontese di nascita, Corrado Allegretti giunge a Brescia subito dopo la Grande guerra. È il 1919 quando arriva in città assieme ai fratelli Carlo e Guido, tutti e tre assunti come tecnici da una grande industria locale. Hanno anche una passione per la montagna e l’escursionismo, che trova modo di esprimersi nelle spedizioni dell’UOEI, l’unione operaia escursionistica. È nell’ambiente alpinistico che Corrado Allegretti incontra Gualtiero Laeng, che nel 1922 aveva fondato il Gruppo Grotte Brescia. Due anni dopo, Laeng deve lasciare, per impegni professionali, e Allegretti pare a tutti il suo successore naturale. Il carsismo è un fenomeno diffuso nel territorio bresciano e Allegretti applica alle iniziative del Gruppo Grotte le competenze che ha maturato come tecnico, e soprattutto come cartografo durante la Grande guerra. Punta così ad uno studio sistematico delle cavità nel territorio. Con Leonida Boldori, Gian Maria Ghidini e Mario Pavan inizia un’attività biospeleologica che si svilupperà per più di trent’anni. Allegretti topografa 536 grotte e crea una rete di contatti e collaborazioni con tutto il Nord Italia.
Grazie alla sua meticolosità nel rilievo topografico,
contribuì alla costituzione del nucleo di base di quel « catasto delle grotte italiane » che per la Lombardia assegna la priorità al «Buco del Frate» presso Paitone, designandolo con la sigla «Lo l >>.
Membro di numerose società scientifiche, Corrado Allegretti pubblica importanti contributi sulla speleologia in generale e sulla paleofauna in particolare, tanto che diverse entità di speleofauna portano il suo nome e quello dei suoi amici di ricerca, come la “Allegrettia Boldorii” e la “Boldoria Alegrettii”, e lo “Zospeum Allegrettii”. Nel 1945 entra a far parte dell’Ateneo di Brescia. Concepiva la speleologia come forma rigorosa di ricerca scientifica e con questo spirito è stato uno dei più fervidi animatori della nascente speleologia, fin dagli anni Venti e Trenta del Novecento; ed è considerato il vero padre della speleologia bresciana.
Fu consigliere della Società Speleologica Italiana sin dalla sua costituzione.

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