Documentare l’effimero: testimoniate attinte dai social di Paolo Testa, per il Pitzaler Gletscher, e di Andrea Benassi, per il Gepatschferner
Chi si preoccupa, chi litiga, chi si affanna sulle piccole cose, dovrebbe pensare alla durata di una grotta glaciale. La visiti una volta e… puff, scompare: questo riporta tutto alla giusta scala. La fragilità di questi ambienti ci ricorda quanto sia effimero ciò che ci sembra solido, e quanto sia prezioso viverlo e documentarlo — se si è in possesso delle necessarie capacità — finché esiste.
La speleologia glaciale, o glaciospeleologia, è la branca della speleologia che si occupa dell’esplorazione e dello studio delle cavità presenti nei ghiacciai: ambienti dinamici, effimeri, mutevoli nel tempo, che offrono uno sguardo prezioso sulla morfologia del ghiaccio e sui processi idrologici interni.
A differenza delle grotte in roccia, quelle glaciali si formano per lo più a causa dell’azione dell’acqua di fusione, che scolpisce nel ghiaccio tunnel e saloni, talvolta estesi e spettacolari. Esplorarle richiede competenze tecniche specifiche, grande attenzione alla sicurezza e una certa urgenza: queste strutture, infatti, possono collassare o sparire nel giro di una stagione.
Tra i non numerosissimi speleologi attivi in questo campo c’è Paolo Testa, speleologo esperto e presidente dell’attivissimo Gruppo Speleologico CAI Varallo, che continua a documentare con passione questi ambienti. Di seguito, condividiamo un suo recente resoconto pubblicato sulla sua pagina Facebook, che racconta — il 31 dicembre 2025 — un’esplorazione effettuata sul Pitzaler Gletscher, in Austria, insieme a Daniele Sighel, Lorenzo Bordin, Maria F. Trombini, Insam Moritz e Lorenzo Giustiniani.
Il Pitzaler Gletscher, o Ghiacciaio della Pitztal, è il ghiacciaio della valle del fiume Pitz. Si trova in Tirolo (Austria), nelle Alpi Venoste, ed è uno dei ghiacciai più alti del paese, con impianti che arrivano fino a 3.440 m di altitudine (Wildspitze).
Il racconto di Paolo Testa (fonte: Pagina Facebook)
Pitztaler Gletscher, Austria: ultima uscita dell’anno, andiamo su questo ghiacciaio con gli amici dei gruppi di Lavis, Bolzano e Bronzolo per monitorare e documentare la grotta di contatto che si trova alla fronte: la cavità è conosciuta da tempo, visto che si trova a fianco della pista da sci, ma nessuno (che si sappia) ci ha mai messo piede per l’intero sviluppo. L’anno scorso gli speleo di Lavis con altri amici l’hanno esplorata e topografata, risultando 1200 metri di sviluppo con ambienti molto grandi. A Mittelberg saliamo con il GletscherErexpress, trenino a cremagliera che tramite un tunnel sotterraneo dai 1740 m. ci porta ai 2840 di Rifflsee. La giornata è bellissima, anche se siamo sotto zero al sole si sta bene. Iniziamo a scendere la pista rientro, che ovviamente non è battuta, quindi un po’ di fuoripista, ma la neve è ottima. Arriviamo all’imbocco della grotta, togliamo gli sci ed entriamo: non è l’ingresso ufficiale, ma il troncone iniziale lungo circa 70 metri ormai isolato. Avrà vita breve. Usciti dall’altra parte raggiungiamo l’ingresso vero a circa 80 metri di distanza: è grande ma all’interno, oltre a grandi detriti c’è anche dello scorrimento idrico, i quali non permettono la progressione (ci vorrebbe la muta stagna, corde e attacchi). Quindi facciamo qualche foto e usciamo. Rimettiamo gli sci e scendiamo alla fronte un km più sotto dove c’è la bocca. Entriamo da un ingresso laterale perché c’è una grande vasca piena d’acqua. La grotta è grande (anche troppo) e spettacolare: il soffitto e le pareti presentano grandi scallops di correnti d’aria calda e il pavimento ghiacciato dove sotto vediamo scorrere l’acqua. Spettacolare il gigantesco salone dove in fondo fa bella mostra una vasca glaciale piena d’acqua. Risalendo si arriva ad un punto dove bisogna arrampicare su roccia, grandi detriti e soprattutto crolli di ghiaccio: riteniamo la situazione un po’ pericolosa e ci fermiamo. Effettuiamo delle foto e usciamo. Scendiamo la pista che diventa una strada, con il guado di un torrente e lo scavalcamento di un cancello! Arriviamo alle auto ormai al tramonto. Si scende la val Venosta per raggiungere Forst e cenare in quel mitico posto. Giornata memorabile! Grazie a tutti!

Un racconto vivido, di rigore tecnico, con grande spirito di gruppo e amore per l’ambiente alpino. L’attività speleoglaciologica, ancora poco conosciuta, trova in Paolo Testa un instancabile promotore: dal 1987 esplora e documenta cavità, glaciali e non, pubblicando articoli, formando nuove generazioni di speleologi e contribuendo con la sua attività a conservare la memoria di luoghi che il tempo – e il clima – stanno cancellando.
I nostri complimenti a Paolo e ai suoi amici, e a chiunque pratichi glaciospelogia.
Tra questi, vale la pena ricordare Andrea Benassi, che continua a dare un contributo significativo alla documentazione dei ghiacciai alpini. Di recente ha pubblicato sull’ultimo numero della rivista Speleologia l’articolo Crioconiti & radioattività tra le grotte glaciali di Vallelunga – Crioconite: a caccia di radioattività sopra e sotto i ghiacci.
Il racconto di Andrea Benassi (fonte: Pagina Facebook)
Ancora più recentemente, sulla sua pagina social ha condiviso una riflessione intensa dal titolo “Ghiaccio & Vuoto” (esplorazione sui ghiacciai della Alpi Venoste, versante austriaco, e in particolare sul Gepatschferner, di Andrea con Lazzaro Speleo – al secolo Cristian Monticone, Jerba Canepazzo e Maria F. Trombin), che riportiamo integralmente:
“Ancora una volta siamo tornati sui ghiacciai della Alpi Venoste per cercare di capire come stia evolvendo la situazione sul Gepatschferner. Questa volta sul versante nord di questo grande ghiacciaio a calotta. Purtroppo la lingua che scende sul versante austriaco negli ultimi decenni ha sofferte un forte ritiro sia in lunghezza che in massa, tanto da presentarsi oggi in una valle profonda e incassata, talmente incassata che nei tre giorni che abbiamo passato da quelle parti non abbiamo mai visto il sole! Altro aspetto particolare è la presenza di importanti strutture rocciose sul bedrock capaci di organizzare il drenaggio subglaciale in modo stabile. E’ evidente come pareti, canali e forre rocciose presenti sotto il ghiacciaio abbiamo fino ad un passato recente, fornito il vincolo per la creazione di grandi galleria subglaciali di tipo Nye-channel e anche Tunnel-valley, passaggi obbligati e stabili per le linee di drenaggio del ghiacciai che possiamo solo immaginare come si presentassero quando ancora erano coperte da un cielo di ghiaccio. Il fronte retrocede, ma ovviamente le grotte non mancano e cosi anche questa volta esploriamo circa 300 metri di condotte subglaciali distribuite su due linee di drenaggio in sinistra e destra idrografica. Una delle due in particolare ha buone possibilità di proseguire verso monte a patto di portarsi la prossima volta la muta per nuotare sull’altra sponda di un lago!”

Un esempio concreto di quanto la speleologia glaciale sia oggi uno strumento d’indagine scientifica e ambientale di estrema attualità, in grado di registrare sul campo i segnali del cambiamento in atto nella criosfera alpina.
Da rileggere – Speleologia Glaciale su Speleologia n. 67 (2012)
Un contributo fondamentale per capire il valore e l’urgenza dell’esplorazione delle cavità glaciali
Nel contesto della speleologia glaciale italiana, è impossibile non citare lo storico contributo pubblicato sul numero 67 della rivista Speleologia (dicembre 2012), edita dalla Società Speleologica Italiana ETS. L’articolo, firmato da Andrea Ferrario, Mauro Inglese, Paola Tognini e Paolo Testa, propone un’ampia riflessione sull’esplorazione delle grotte nei ghiacciai alpini, presentando anche la nascita e gli obiettivi del Progetto Speleologia Glaciale (PSG).
Il PSG, attivo dal 2008, nasce dalla collaborazione tra diversi gruppi speleologici italiani (tra cui GS CAI Varallo, GG Milano CAI SEM e GG CAI Saronno), con l’ambiziosa finalità di esplorare e monitorare nel tempo le cavità endoglaciali e subglaciali dei principali ghiacciai alpini, documentandone le trasformazioni morfologiche e idrologiche attraverso rilievi, osservazioni e fotografie.
Il contributo della speleologia a questi studi è unico: grazie all’approccio esplorativo e alla documentazione diretta, gli speleologi riescono a registrare fenomeni spesso effimeri, che sfuggirebbero alle osservazioni glaciologiche classiche. L’articolo sottolinea infatti che le cavità glaciali si formano e si disgregano in tempi brevissimi: bastano poche settimane, o una stagione, perché un sistema venga completamente modificato o cancellato. In questo senso, il ghiacciaio si comporta come un laboratorio carsico accelerato, dove lo speleologo ha l’opportunità eccezionale di osservare in scala umana fenomeni che nei sistemi rocciosi richiedono migliaia di anni.
L’articolo introduce anche una precisa classificazione delle cavità:
- Grotte di contatto, tra ghiaccio e roccia, soprattutto alla fronte o sui fianchi;
- Grotte endoglaciali, interamente scavate nella massa di ghiaccio;
- Mulini glaciali (pozzi di assorbimento), bédières (alvei superficiali) e altri elementi morfologici analoghi a quelli carsici, ma modellati da processi fisici anziché chimici.
Particolarmente significativo è l’invito finale degli autori a riprendere le esplorazioni con lo spirito pionieristico degli scienziati dell’Ottocento, prima che i ghiacciai alpini, sempre più in ritirata, non abbiano più nulla da raccontare. Una chiamata alla responsabilità e alla consapevolezza, scientifica e culturale.
Incontri e convegni: una rete in crescita
Negli ultimi anni, la speleologia glaciale ha visto crescere una piccola ma solida rete di incontri, convegni e momenti di confronto, capaci di unire l’esperienza degli esploratori con le competenze del mondo scientifico.
In Italia, si sono svolti diversi incontri e convegni nazionali (Italia): ne citiamo alcuni
1° Incontro di Speleologia Glaciale – Saronno (VA), 2 febbraio 2013 – CAI Sezione di Saronno
Primo momento di confronto aperto tra speleologi attivi nella documentazione delle grotte glaciali alpine. Organizzato dal Progetto Speleologia Glaciale, ha gettato le basi per collaborazioni future tra gruppi e singoli.
“VUOTI e GHIACCIO – Speleologia e ricerca nelle grotte glaciali italiane” – Novara, 22 settembre 2018 – Gruppo Grotte CAI Novara
Convegno nazionale molto partecipato, con interventi di speleologi, glaciologi e geologi. Ha trattato aspetti morfologici, climatici e documentari delle cavità glaciali italiane.
“Dentro un pozzo di cielo” – Convegno nazionale di glaciospeleologia – Finalborgo (SV), 16–17 novembre 2019 – Glaciospeleologia GS Martel
Riunione tecnica nazionale dedicata allo stato dell’arte della speleologia glaciale italiana, con focus su rilievo, sicurezza, fotografia e monitoraggio ambientale.
“Ghiacciai, sentinelle del clima che cambia” & 3° Incontro di Speleologia Glaciale – Bergamo, 1 aprile 2023 – CAI Bergamo & Speleo Club Orobico
Due eventi nella cornice del 150° anniversario del CAI Bergamo. Il 3° Incontro del PSG ha affrontato il tema del carsismo glaciale sui ghiacciai vallivi, in relazione al rapido ritiro della criosfera alpina.
Conferenza “Alle sorgenti dell’Adige: speleologia glaciale nelle Alpi Venoste” – Bolzano, 14 novembre 2025 – Teatro Comunale, Galleria Telser – Relatore: Andrea Benassi (SSI ETS)
Presentazione pubblica dedicata alle esplorazioni nei ghiacciai della Vallelunga e alla fragilità dei fenomeni glaciocarsici nell’ambito dei cambiamenti climatici alpini, nell’ambito del XVIII° Convegno Regionale di Speleologia del Trentino-Alto Adige del novembre 2025, dove si è tra l’altro discusso di glaciologia ipogea, cambiamento climatico, geologia e idrologia e biologia cavernicola.
Molto interessanti anche gli IWIC – International Workshop on Ice Caves
A livello internazionale, l’Italia ha ospitato nel 2012 la quinta edizione dell’IWIC – International Workshop on Ice Caves, la più importante rassegna scientifica mondiale sul tema. La prossima edizione (IWIC XI) si terrà nel febbraio 2026 in Romania.
IWIC sono una serie di workshop scientifici internazionali che, con cadenza biennale, sono interamente dedicati allo studio delle grotte glaciali, con la partecipazione di glaciologi, speleologi e ricercatori da tutto il mondo.
- IWIC I – 2004, Capus, Romania
- IWIC II – 2006, Demanovská Dolina, Slovakia
- IWIC III – 2008, Perm, Russia
- IWIC IV – 2010, Obertraun, Austria
- IWIC V – 2012, Grigna, Lombardia (Italia) – unica edizione italiana, con ampio contributo degli speleologi del PSG.
- IWIC VI – 2014, Idaho Falls, USA
- IWIC VII – 2016, Postojna, Slovenia
- IWIC VIII – 2018, Picos de Europa, Spagna
- IWIC IX – 2022, Liptovský Mikuláš, Slovakia
- IWIC X – 2024, Werfenweng, Austria
- IWIC XI – Prossimo: 8–14 febbraio 2026, Scarisoara, Romania Sito ufficiale IWIC XI
Foto di copertina: Controluce glaciale – fotografia @ pagina Facebook Paolo Testa
Fonti:
- pagine social Paolo Testa e Andrea Benassi
- Speleologia 92 – “Crioconiti & radioattività tra le grotte glaciali di Vallelunga” – Crioconite: a caccia di radioattività sopra e sotto i ghiacci – https://www.speleologiassi.it/92-sommario/
- Per crioconiti e radioattività cfr anche https://www.scintilena.com/le-grotte-glaciali-come-archivi-di-radioattivita-ambientale-pre-moderna/07/25/) – La memoria radioattiva nascosta nelle grotte di ghiaccio
- Speleologia, n. 67 – Società Speleologica Italiana ETS, dicembre 2012 – Autori: Andrea Ferrario, Mauro Inglese, Paola Tognini, Paolo Testa – Progetto Speleologia Glaciale – Ricerche per conoscere, esplorare e documentare le cavità glaciali dell’arco alpino –https://issuu.com/speleo.it/docs/speleologia_67/s/10374972