“E’ facile la discesa in Averno;
la porta dell’oscuro Dite è aperta notte e giorno;
ma ritirare il passo e uscire all’aria superna,
questa è l’impresa e la fatica. Pochi, che l’equo
Giove dilesse, o l’ardente valore sollevò all’etere,
generati da dei lo poterono. Selve occupano tutto
il centro, e Cocito scorrendo con oscure sinuosità lo circonda.”

(Eneide, VI, vv. 126-132)

“V’era una profonda grotta, immane di vasta apertura,
rocciosa, difesa da un nero lago e dalle tenebre dei boschi,
sulla quale nessun volatile poteva impunemente dirigere
il corso con l’ali; tali esalazioni si levavano
effondendosi dalle oscure fauci alla volta del cielo.”

(Eneide, VI, vv. 237-241)

“Di qui la via che porta alle onde del tartareo Acheronte
Qui un gorgo torbido di fango in vasta voragine
ribolle ed erutta in Cocito tutta la sabbia.”

(Eneide, VI, vv. 295-297)

[L’episodio della discesa di Enea agli inferi nel libro VI dell’Eneide di Virgilio in cui inaugura una topografia dell’aldilà che si ritroverà poi in gran parte dei testi medievali e che verrà esaltata dall’immaginazione dantesca nella Divina Commedia, è un modello per tutte le raffigurazioni dell’aldilà e probabilmente una delle più allegoriche rappresentazioni dell’ambiente speleologico]

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