Dalla Val Bisagno al Porto Antico: il percorso dell’antica opera idraulica secondo le fonti storiche e le ricerche sul campo dell’archeologo Henry De Santis

Un filo d’acqua che attraversa la Val Bisagno, dalle sorgenti dell’entroterra fino al cuore della città antica: è il tracciato dell’acquedotto romano di Genova, un’infrastruttura oggi quasi scomparsa, ma ancora riconoscibile in alcuni frammenti che punteggiano il territorio urbano.

In un recente contributo divulgativo, Henry De Santis ha raccolto e riordinato le principali evidenze ancora riconoscibili lungo la valle, proponendo una ricostruzione ideale del percorso dell’antica opera idraulica.

Henry De Santis, speleologo e studioso di archeologia (e di archeologia del territorio, come in questo caso), da anni si occupa della ricostruzione del tracciato degli antichi acquedotti genovesi, integrando fonti storiche, osservazioni sul campo e indagini nei tratti sotterranei delle opere idrauliche.

De Santis spiega nel suo contributo che la costruzione dell’acquedotto era stata inizialmente datata dalle fonti al III secolo a.C., ma gli studi più recenti tendono a collocarla al I secolo d.C., almeno per quanto si può dedurre dai resti oggi visibili. Questo non esclude tuttavia che possano essere esistite opere precedenti.

La presa sul Bisagno

Secondo lo storico Mosele, che ne pubblicò anche una fotografia agli inizi del Novecento, la presa dell’acquedotto si trovava al Giro del Fullo, dove il torrente Bisagno – allora chiamato Feritor per le sue piene improvvise (sempre attuali) – formava naturalmente un bacino noto come Lacus Draconarius.

Foto 1 – Resti dell’acquedotto romano ritrovati nel primo Novecento vicino al monastero di Sant’Andrea, ma in seguito demoliti
– fotografia tratta da Melli (1996) “L’acquedotto – Le indagini storiche ed archeologiche”

Studiosi di epoche diverse hanno lasciato testimonianze dell’acquedotto romano, concordando nel collocarne l’origine proprio presso la chiusa del Fullo, luogo particolarmente indicato per una presa, vista la ricchezza d’acqua e la presenza, poco a monte, del bacino naturale ricordato dalle fonti antiche.

Proprio presso la Rocca di Molassana è stato individuato un tratto di canale che le fonti storiche indicavano, ma che si riteneva scomparso.

Foto 2 © Henry De Santis – presso la Rocca di Molassana è stato individuato un tratto di canale che si riteneva scomparso

Da qui il canale seguiva l’orografia della valle, mantenendosi circa quaranta metri più in basso rispetto al tracciato del successivo acquedotto storico. Attraversava la zona del Geirato, all’incirca dove oggi si trova il ponte che conduce in via Sertoli, e proseguiva verso Molassana.

Il reperto è stato ritrovato e studiato nell’inverno del 2019 da Henry De Santis, unitamente al collega Giulio Montinari. La scoperta aveva avuto eco anche sulla stampa genovese negli anni successivi.

I resti lungo la valle

Il tracciato proseguiva superando il rio Trensasco, dove fino agli anni Trenta del Novecento, all’altezza della chiesa di San Gottardo, era ancora visibile un buon tratto della struttura.

Raggiungeva quindi il fossato di Cicala, dove già nel 1913 era stato imposto un vincolo archeologico per proteggere i resti di un ponte dell’acquedotto, oggi ritenuto probabilmente perduto.

Continuando verso le Gavette – toponimo probabilmente derivato dal ligure gava, “cava” o avvallamento del terreno – il canale passava dietro la Piombifera Moltini e tagliava a mezza costa il versante lungo la salita di San Bartolomeo di Staglieno verso il Veilino. Qui è ancora visibile uno dei tratti meglio conservati, presso il campo 36 del cimitero monumentale di Staglieno, dove rimane un suggestivo segmento del canale.

Foto 3 © Henry De Santis – resti di un segmento di canale all’interno del Cimitero di Staglieno

Proseguendo verso il centro cittadino, in via delle Ginestre, si conserva una notevole porzione di ponte-canale, studiata e consolidata dalla Soprintendenza.

Foto 4 © Marina Abisso – In direzione del centro, in via delle Ginestre, si è conservata una grossa porzione di un ponte canale, studiata e consolidata dalla Soprintendenza

L’ultimo resto attualmente visibile è un piccolo ponte-canale che scavalca il rio Molinaro, nei pressi di via Menini e via Montaldo, ben documentato anche nelle fotografie dei primi decenni del Novecento.

Foto 5 © Henry De Santis – Rio Molinaro (via Menini – via Montaldo). Un piccolo ponte-canale dell’acquedotto romano, ben visibile nelle fotografie dei primi del Novecento, oggi quasi inglobato nella strada e dall’urbanizzazione circostante
Confronto tra il ponte-canale sul rio Molinaro nella fotografia di Mosele (1938) e lo stato attuale: il manufatto romano, allora ben visibile, è oggi quasi completamente celato dalla strada soprastante e dall’edificazione circostante.

Verso il porto antico

Dopo aver superato via Montaldo, il tracciato dell’acquedotto entrava nell’area del centro cittadino. Da qui in poi le tracce sono quasi del tutto scomparse, con la possibile eccezione di un resto documentato nel 1904 durante la demolizione del convento di Sant’Andrea, nell’area tra piazza De Ferrari e piazza Dante. Il reperto fu però solo rapidamente documentato e poi demolito.

Secondo le ricostruzioni più accreditate, l’acquedotto romano terminava probabilmente nella zona del Mandraccio, dove avrebbe rifornito anche le imbarcazioni del porto. Il suo percorso sarebbe stato in parte ricalcato dalle successive opere idrauliche medievali e sei/settecentesche.

La ricerca, tuttavia, non è conclusa: molti resti segnalati dalle fonti storiche risultano oggi perduti, o non ancora individuati.

Proprio per questo la ricostruzione del tracciato dell’acquedotto romano di Genova rimane un campo di studio ancora aperto, nel quale indagini archivistiche e ricerche sul terreno possono continuare a restituire nuove tessere di una infrastruttura fondamentale nella storia della città.

Bibliografia essenziale

  • De Santis, H., Contributo in merito alle ricerche sull’acquedotto romano della Val Bisagno – 2026
  • De Santis, H.; Chiozza, A.; Corvi, M.; Romairone, A.; Roccatagliata, A., Nuove esplorazioni in tratti sotterranei dell’Acquedotto Storico di Genova, in Atti del XXIII Congresso Nazionale di Speleologia, Ormea (CN), 2–5 giugno 2022, 2023, pp. 321–325.
  • Montinari G. (2014), “L’acquedotto Romano di Genova”, Genova dalle origini all’anno mille, Sagep, Genova, 140-143.
  • Rosselli, L., L’acquedotto storico di Genova. Genova, Nuova Editrice Genovese, 2009.
  • Temporelli, G.; Cassinelli, N., La storia dell’acqua a Genova. Documento PDF disponibile su Fontanelle.org
  • Melli P. (1996), “L’acquedotto – Le indagini storiche ed archeologiche”, La Città Ritrovata. Archeologia Urbana a Genova (1984-1994), Tormena, Genova, 306- 311.
  • Mosele G.V. (1938), “Cenni storici sull’acquedotto civico”, Genova-Rivista Municipale, 16: 41-60.
  • Podestà F. (1878), Escursioni archeologiche in val di Bisagno, Tipografa R. Istituto Sordo-Muti, Genova.

Un pensiero su “Sulle tracce dell’acquedotto romano di Genova”
  1. buongiorno mio nonno che era del 1890 dopo aver fatto la prima guerra mondiale fortunatamente tornato vivo iniziò a costruire la casa appena sotto la garitta del dazio in prossimità di salita della chiappa 5 ancora oggi abitata da miei parenti compreso mia madre che è del 1933 io del 1962 e mio padre del 1934 siamo nati lì

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