Sepoltura di una donna incinta nella grotta di Suder Vagnhus, su Lilla Karlsö: il ritrovamento attribuito al Mesolitico è ancora in fase di scavo e attende datazione al radiocarbonio e analisi del DNA.

La sepoltura di una donna incinta è a Lilla Karlsö, non a Stora Förvar

Una giovane donna con un feto conservato nell’area addominale è stata individuata nella grotta di Suder Vagnhus, sull’isola svedese di Lilla Karlsö, al largo della costa occidentale di Gotland.

Le prime notizie hanno indicato un’età intorno a 9.000 anni, collocando il contesto nel Mesolitico.

La formulazione richiede però precisione: il ritrovamento non proviene dalla grotta di Stora Förvar, sulla vicina isola di Stora Karlsö, come riportato in alcune ricostruzioni iniziali.

La sepoltura donna incinta si trova cinque metri sotto il piano di grotta, in livelli profondi della piccola cavità laterale di Suder Vagnhus.

Gli archeo-osteologi Alexander Roesen Sjöstrand e Olivia Bartholdson hanno riconosciuto dapprima due ossa dell’arto superiore fetale.

Il rinvenimento successivo di costole, sacro e frammenti del bacino della giovane ha consentito di valutare la relazione spaziale tra i resti.

Il feto era nell’area addominale della donna. Sono stati recuperati anche un frammento cranico e un elemento cervicale fetali.

Questa distribuzione rende plausibile che il feto fosse ancora in utero alla morte e al momento della deposizione.

I ricercatori stimano per la donna un’età adolescenziale avanzata, in un intervallo comunicato fra circa 14 e 19 anni, e per il feto uno sviluppo di 32-34 settimane. Si tratta di valutazioni preliminari, non di risultati definitivi.

Datazione della grotta Suder Vagnhus e verifiche ancora necessarie

L’età di 8.000-9.500 anni deriva per ora dalla stratigrafia della cavità, dal confronto con materiali delle isole Karlsö e dalla presenza, nello stesso livello, di fanerogame marine già attribuite a quell’intervallo.

Le ossa della donna e del feto non sono ancora state datate direttamente con radiocarbonio. Di conseguenza, la definizione di ritrovamento di 9.000 anni deve essere letta come una stima di lavoro.

Il gruppo di ricerca prevede di inviare un campione osseo al radiocarbonio e di eseguire analisi del DNA antico.

La datazione al carbonio-14 permetterà di stabilire l’età dei resti in modo diretto, con una necessaria calibrazione cronologica.

Il DNA potrà verificare il rapporto biologico tra donna e feto, oltre a fornire indicazioni su sesso genetico, ascendenze e conservazione molecolare, se la quantità e qualità del materiale lo consentiranno.

Proseguono anche le operazioni di scavo. La posizione di deposizione non è stata ancora documentata per intero.

L’ipotesi di una posizione rannicchiata sul fianco, detta Hocker, resta da confermare con il recupero delle parti ancora sepolte del tronco, del bacino, degli arti inferiori e della spalla.

Non è stata comunicata una causa di morte. Non è quindi corretto attribuire il decesso a parto, emorragia, infezione o altre complicazioni ostetriche senza dati paleopatologici e tafonomici.

La sepoltura della donna incinta di Lilla Karlsö potrà offrire informazioni sulle pratiche funerarie e sulla presenza di gruppi umani nell’arcipelago baltico all’inizio dell’Olocene.

L’interpretazione di una deposizione intenzionale dovrà essere sostenuta dalla documentazione completa di posizione anatomica, limiti della fossa, eventuali corredi, pigmenti, alterazioni post-deposizionali e associazioni stratigrafiche.

Stora Förvar, il confronto con la grotta vicina

Stora Förvar resta un riferimento archeologico essenziale, ma distinto. La grotta di Stora Karlsö fu scavata intensamente tra il 1888 e il 1893.

Le indagini recuperarono una potente successione archeologica, superiore a quattro metri, con fauna, manufatti, ceramiche e resti umani dal Mesolitico all’età del Ferro.

I materiali delle vecchie campagne hanno limiti documentari rilevanti.

Gli scavi ottocenteschi procedettero per livelli artificiali di 30 centimetri e aree orizzontali, senza seguire in modo adeguato la stratigrafia di un pavimento inclinato.

Per questo l’associazione cronologica fra singoli resti non può essere dedotta soltanto dalla profondità di rinvenimento.

Revisioni osteologiche e datazioni AMS hanno riconosciuto, nelle unità più antiche, resti di almeno cinque individui: un lattante, adolescenti, una donna adulta e probabilmente uomini adulti. Il lattante e un adolescente sono stati collocati nel Mesolitico tardo, fra circa 9.500 e 8.200 anni calibrati prima del presente. Non risulta, nelle fonti scientifiche consultate, una sepoltura integra di donna gravida a Stora Förvar.

L’Università di Uppsala ha inoltre incluso resti di Gotland e Stora Karlsö in uno studio di genomica delle popolazioni mesolitiche. In quel progetto le ossa, datate a oltre 8.000 anni, sono state sottoposte a estrazione di DNA da ossa e denti e a sequenziamento genomico. Il confronto con dati archeologici, isotopici e paleoclimatici ha contribuito a ricostruire le migrazioni postglaciali in Scandinavia. Questo mostra il potenziale delle analisi future su Lilla Karlsö, senza anticiparne gli esiti.

Donne incinte in grotta: i casi di Ostuni e Skye

La sepoltura donna incinta di Lilla Karlsö è rara, ma non isolata nel record archeologico. Il confronto più antico e meglio studiato in ambiente ipogeo è quello di Ostuni 1, nella grotta-santuario di Santa Maria di Agnano, in Puglia. La tomba del Paleolitico superiore, datata a circa 27.810-27.430 anni calibrati prima del presente, conteneva una giovane donna in posizione rannicchiata con il feto nel bacino. Conchiglie perforate e ocra rossa facevano parte del contesto funerario.

Lo studio del feto di Ostuni 1b dimostra quanto le tecniche non distruttive possano modificare le interpretazioni. I ricercatori hanno esaminato due corone di denti decidui con microtomografia a raggi X con contrasto di fase, presso la linea SYRMEP del sincrotrone Elettra di Trieste. Hanno inoltre analizzato una emimandibola con micro-CT a fuoco microfocale al TomoLab. Le immagini tridimensionali hanno permesso di leggere le linee incrementali dello smalto e di applicare un’istologia virtuale. L’età fetale è stata stimata in 31-33 settimane. Tre linee accentuate nello smalto indicano episodi di forte stress fisiologico negli ultimi due mesi e mezzo di gestazione. Le cause specifiche della morte restano non dimostrate.

Un secondo confronto, molto più recente, viene dalla High Pasture Cave sull’isola di Skye, in Scozia. In un contesto dell’età del Ferro sono stati rinvenuti una donna adulta, un feto e un perinato. Qui la vicinanza dei resti non è stata considerata prova automatica di maternità. Un’équipe ha estratto DNA antico da osso petroso della donna e frammenti ossei dei piccoli, in condizioni di laboratorio controllate, e ha usato shotgun sequencing per ricostruire genomi mitocondriali completi. Il risultato ha escluso che la donna fosse la madre del perinato, mentre non ha potuto escludere una relazione materna con il feto. È un dato metodologico importante: nella bioarcheologia, prossimità anatomica o funeraria e parentela genetica non coincidono sempre.

Una notizia da seguire con prudenza scientifica

La sepoltura donna incinta di Suder Vagnhus ha un forte interesse per l’archeologia delle grotte, per la bioarcheologia della gravidanza e per lo studio delle prime comunità mesolitiche del Baltico. La sua rilevanza dipenderà dalla qualità della documentazione di scavo e dai risultati delle analisi in programma.

Per ora sono sostenute dai dati disponibili la localizzazione a Lilla Karlsö, l’associazione spaziale tra la giovane e il feto e una cronologia stratigrafica compatibile con il Mesolitico. Restano aperti datazione diretta, sesso ed età biologica definitivi, parentela genetica, posizione completa del corpo, modalità della deposizione e causa della morte. La distinzione tra dati osservati, stime e ipotesi è essenziale per raccontare correttamente questo raro ritrovamento in grotta.

Fonti