Dalla ricerca carsica alla divulgazione internazionale: oltre vent’anni di attività del “Seppenhofer” accantonati, ma non cancellati, dal silenzio istituzionale

Un articolo in particolare colpisce sull’ultimo numero di Sopra e Sotto il Carso: “Nell’impermanenza del tempo terrestre”, Gianluca Padovan parla di Taipana. Descrive il fulmine a cielo sereno che si è abbattuto nell’estate 2025 del piccolo comune di Taipana. Un’ingiunzione inaspettata e non ben motivata esplicitamente ha imposto al Centro Ricerche Carsiche “Carl Seppenhofer” di sgomberare il Rifugio Speleologico di Possenico, chiudendo una delle esperienze più significative della speleologia italiana contemporanea, durata un quarto di secolo.

È stata una chiusura logistica e simbolica, dolorosa come ogni cambiamento radicale: Taipana, negli ultimi decenni, è stata un luogo di passaggio per speleologi e un nodo di connessione tra ricerca, territorio e comunità scientifica internazionale. Le cronache locali lo raccontano chiaramente: sessioni di studio ad alta partecipazione, eventi formativi lungo i corsi d’acqua carsici, attività interdisciplinari capaci di unire geologia, biologia, idrologia e divulgazione.

Il Rifugio Speleologico era tutto questo insieme.

Un laboratorio permanente dove si sono sviluppate ricerche avanzate — come le indagini con traccianti fluorescenti per lo studio delle acque sotterranee, dove si è studiato e scoperto, come dimostrano i ritrovamenti di microfauna cavernicola, tra cui piccole specie di gasteropodi che hanno suscitato interesse scientifico ben oltre i confini regionali.

ridurre tutto alla ricerca sarebbe limitante.

Il valore di Taipana è stato anche umano e culturale. Qui si sono incontrate generazioni di speleologi, si sono costruite relazioni internazionali — emblematico il “Triangolo dell’Amicizia” tra Austria, Italia e Slovenia — e si è fatta divulgazione vera, quella che passa dal contatto diretto, dall’esperienza sul campo, dalla curiosità condivisa..

Nel 2023, in occasione dei vent’anni di gestione, il presidente Maurizio Tavagnutti aveva promosso una tavola rotonda dal titolo “Le grotte nella leggenda”.

Un’iniziativa che sintetizzava perfettamente lo spirito del luogo: tenere insieme scienza e immaginario, rigore e racconto, ricerca e partecipazione.

Oggi tutto questo è stato interrotto.

Nel 2026 il rifugio è stato definitivamente sgomberato e chiuso. Nessuna spiegazione pubblica, nessun percorso condiviso, nessuna valorizzazione di quanto costruito in oltre vent’anni. Un epilogo che lascia spazio a interrogativi profondi sul rapporto tra istituzioni e cultura scientifica nei territori marginai.

Eppure, guardando oltre il singolo caso, emerge una riflessione più ampia.

In tutta Europa, negli ultimi anni, la speleologia ha visto una crescente attenzione verso approcci interdisciplinari: monitoraggio ambientale, studio dei cambiamenti climatici attraverso gli archivi naturali delle grotte, tutela della biodiversità ipogea. Le cavità naturali sono diventate veri e propri laboratori naturali per comprendere processi complessi e fragili. In questo scenario, esperienze come quella di Taipana non sono marginali, ma preziose.

Per questo la loro perdita pesa.

Taipana è una terra di confine, segnata da guerre, trasformazioni e fragilità. In questo contesto, la presenza degli speleologi aveva rappresentato una forma concreta di presidio culturale: silenzioso, costante, generoso. Un lavoro che non sempre ha cercato visibilità, ma che ha prodotto conoscenza, relazioni e opportunità.

“Non omnibus datum est”, verrebbe da parafrasare.

Cultura e scienza non sono mai scontate: vanno riconosciute, comprese, sostenute. Quando il sostegno viene meno, può sostituirle il vuoto che, non immediatamente visibile, si misura nel tempo.

Resta però qualcosa che non può essere sgomberato.

La memoria di ciò che è stato: i campi estivi, le ricerche nel sottosuolo, le serate di confronto, le scoperte inattese, le amicizie nate attorno a un tavolo o all’ingresso di una grotta. Resta una comunità che esiste ancora, anche senza un luogo fisico.

E allora lo sguardo non può che andare avanti.

“Se sèra na porta e se averze un porton”.

Speriamo che nuove porte si aprano presto, altrove o magari ancora qui, in forme nuove e forse inattese. Che l’esperienza del Centro Ricerche Carsiche Centro Ricerche Carsiche Carl Seppenhofer trovi continuità, spazio e riconoscimento. E che Taipana — o chi saprà accoglierne l’eredità — possa tornare a essere un luogo dove la curiosità scende in profondità e riporta in superficie conoscenza.

Perché certe luci, anche quando sembrano spente, hanno solo cambiato direzione.

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