Un Portale nel Tempo: La Riscoperta Scientifica della Grotta di San Teodoro

Il buio delle profondità della Sicilia nascondeva un segreto straordinario, un antico regno dominato da feroci predatori che frantumavano le ossa delle loro prede nel silenzio delle cavità carsiche.

Oggi, grazie a una ricerca scientifica internazionale, quel passato riemerge dall’oscurità delle grotte per riscrivere la storia degli ecosistemi insulari quaternari.

La Grotta di San Teodoro, situata presso Acquedolci in provincia di Messina, è tornata prepotentemente al centro della paleontologia dei vertebrati e della speleologia scientifica con un importante studio pubblicato il 5 febbraio 2026 sulla prestigiosa Rivista Italiana di Paleontologia e Stratigrafia.

Il lavoro, intitolato “Spotted hyaena spotted on island: the Upper Pleistocene hyaenas from San Teodoro Cave (Sicily, Italy) provide new insights on the palaeobiology, palaeoecology, and sociality of Crocuta“, svela dettagli inediti sulla vita, la neuroanatomia e la complessa ecologia di una delle popolazioni di iene più enigmatiche del Pleistocene superiore. Firmato da un team multidisciplinare guidato da Dawid A. Iurino e composto da esperti delle università di Milano, Roma (Sapienza), Messina, Bristol e del Creswell Heritage Trust, l’articolo rappresenta la prima analisi sistematica globale condotta sul materiale scheletrico di Crocuta proveniente da questo eccezionale deposito ipogeo.

Parametro dello Studio

Dettagli Editoriali e Scientifici

Rivista Scientifica

Rivista Italiana di Paleontologia e Stratigrafia, Volume 132, Fascicolo 1 (2026)

Data di Pubblicazione

5 Febbraio 2026 (Ricevuto il 16 Luglio 2025; Accettato il 15 Gennaio 2026)

Identificativo Digitale (DOI)

10.54103/2039-4942/29453

Licenza d’Uso

Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International

Team di Ricerca

D. A. Iurino, A. Iannucci, A. K. Jones, F. Spadola, G. Mangano, N. Iannelli, D. C. Schreve, R. Sardella, L. Bonfiglio

Un Bunker di Mille Metri Quadrati: La Tana Sotterranea Più Grande d’Europa

La Grotta di San Teodoro non costituisce unicamente una meraviglia geologica per gli amanti della speleologia, ma rappresenta un immenso e unico archivio tafonomico.

Con una superficie calpestabile interna che si estende per circa 1.000 metri quadrati, la grotta è scientificamente riconosciuta come la più grande tana di iene pleistoceniche finora documentata in un contesto insulare europeo.

Le viscere della cavità sono state esplorate e scavate sistematicamente, rivelando che l’intera superficie del pavimento ipogeo era attivamente occupata da questi grandi carnivori. [1][2]

La ricostruzione stratigrafica dei depositi dell’Unità B descrive un’occupazione ciclica e prolungata nel tempo, strutturata su tre livelli fossiliferi principali che narrano la complessa evoluzione paleoecologica del sito.

Livello Stratigrafico (Unità B)

Densità dei Reperti Fossili

Caratteristiche Geofisiche e Depozionali

Evidenze di Attività di Crocuta

Livello B-I (Superiore)

Estremamente elevata

Sovrastato da sedimenti rimaneggiati recenti di spessore variabile

Migliaia di coproliti, ossa frantumate e abbondanti segni di morsi

Livello B-II (Intermedio)

Estremamente elevata

Depositi stabilizzati indicanti una frequentazione ciclica a lungo termine

Evidenze sistematiche di accumulo di prede e attività di nursery

Livello B-III (Inferiore)

Molto bassa

Livello più antico; risente di geomorfologia instabile e barriere d’accesso

Tracce sporadiche di passaggi, assenza di accumuli strutturati

Mentre il livello più profondo e antico (B-III) riflette una fase in cui la grotta era difficilmente accessibile a causa delle condizioni geomorfologiche o idrologiche del sistema carsico, i livelli B-II e B-I testimoniano l’esplosione demografica di questi predatori. All’interno di questi strati sedimentari, le iene hanno lasciato una firma tafonomica inconfondibile, composta da migliaia di coproliti e resti scheletrici di grandi mammiferi che recano i segni inequivocabili di una sistematica opera di frantumazione, masticazione, rosicchiamento e digestione gastrica. [1]

L’Effetto Isola: Perché i Super-Predatori Siciliani Erano “Nani”

Mentre le popolazioni di iene delle caverne dell’Europa continentale (Crocuta crocuta spelaea) svilupparono dimensioni corporee imponenti per resistere ai rigori delle glaciazioni pleistoceniche – offrendo un perfetto esempio biologico della regola di Bergmann – lo scenario insulare siciliano impose traiettorie adattative del tutto peculiari. I dati biometrici e morfologici analizzati nel nuovo studio confermano che le iene della Grotta di San Teodoro presentavano una taglia corporea leggermente ridotta rispetto alle popolazioni coeve della terraferma. [1]

Questo fenomeno viene ricondotto direttamente all’effetto dell’insularismo. L’isolamento geografico della Sicilia durante il Pleistocene superiore limitò drasticamente lo spazio vitale e indusse forti fluttuazioni nella disponibilità di risorse alimentari.

Le iene dovettero quindi adattare la propria corporatura per ridurre il fabbisogno metabolico individuale, mantenendo al contempo inalterate le capacità predatorie necessarie per dominare la catena alimentare locale. [1]

I depositi della grotta restituiscono un quadro vivido di questo antico e spietato ecosistema insulare. Tra le prede trascinate nel buio della cavità figurano non solo specie tipiche degli ambienti aperti e boschivi, ma anche forme endemiche sottomesse all’influenza dell’isolamento geografico.

Specie Predata nella Grotta

Rilevanza Paleoecologica dell’Esemplare

Tipo di Evidenza Tafonomica nel Deposito

Palaeoloxodon mnaidriensis

Elefante nano endemico della Sicilia pleistocenica

Ossa di giovani individui recanti evidenti tracce di predazione

Bos primigenius (Uro)

Grande erbivoro selvatico, preda d’elezione dei clan

Ossa lunghe spezzate meccanicamente per consumare il midollo

Bison priscus (Bisonte delle steppe)

Meno abbondante rispetto all’uro nei depositi ipogei

Segni di rosicchiamento profondo ed esteso accumulo osseo

Equus hydruntinus (Asino selvatico)

Indicatore di climi aridi e praterie aperte

Tracce di impatto sui resti degli arti inferiori

Cervus elaphus e Sus scrofa

Cervi rossi e cinghiali associati a rifugi forestali

Ossa frammentate e parzialmente digerite

Crocuta crocuta (Iena maculata)

Evidenza di cannibalismo intra-specifico

Ossa di iena con segni di morsi inflitti da conspecifici

Questo accumulo faunistico dimostra che la iena di San Teodoro non si limitava a consumare carcasse abbandonate, ma agiva come un cacciatore attivo e spietato, capace di abbattere prede di grandi dimensioni e persino di consumare i propri simili nei momenti di carestia estrema, come testimoniato dalle evidenti tracce di cannibalismo intra-specifico documentate nel sito.

Cervelli Diversi e Socialità Alterata: La Neuroanatomia e i Segreti del Coprolite

Uno degli aspetti più rivoluzionari ed entusiasmanti dello studio risiede nell’applicazione della neuroanatomia comparativa. Attraverso sofisticate scansioni tomografiche tridimensionali dei crani fossili, i ricercatori hanno potuto ricostruire fedelmente l’endocasto, ossia la forma e lo sviluppo del cervello di queste antiche iene. [1][2][3][4]

L’analisi dell’endocasto rivela che il cervello delle iene delle caverne pleistoceniche differiva in modo significativo da quello delle iene maculate africane moderne. Sebbene il volume complessivo fosse maggiore e la forma più allungata, le iene preistoriche mostravano regioni anteriori (frontali) proporzionalmente più ridotte rispetto ai loro discendenti attuali.

Nelle iene moderne, i lobi frontali sono strettamente associati alla gestione dei comportamenti sociali complessi e alla coordinazione all’interno dei clan gerarchici.

La riduzione di queste aree cerebrali suggerisce che le iene pleistoceniche di San Teodoro potessero avere un’organizzazione sociale meno articolata o comportamenti cooperativi differenti, un tassello fondamentale per comprendere l’evoluzione del “cervello sociale” nei grandi carnivori insulari. [1][2][3][4]

In parallelo, la scienza biologica ha compiuto un balzo in avanti straordinario grazie alla paleogenomica.

Recenti analisi del DNA antico estratto direttamente da un coprolite fossile proveniente dalla Grotta di San Teodoro hanno permesso di chiarire in modo definitivo la posizione filogenetica della iena siciliana (Catalano et al., 2024).

L’incredibile conservazione di materiale genetico intatto all’interno delle feci fossilizzate è il risultato diretto del microclima sotterraneo stabile e protetto, che solo l’ambiente profondo delle caverne riesce a preservare intatto per decine di migliaia di anni.

Il Ruolo della Speleologia e la Tutela degli Archivi Sotterranei

La pubblicazione di scoperte di tale portata su riviste scientifiche internazionali evidenzia l’importanza cruciale della ricerca speleologica.

La speleologia moderna non si limita all’esplorazione geografica o alla pura progressione su corda, ma rappresenta l’avamposto operativo della biospeleologia, della geologia del Quaternario e della paleontologia. [1][2][3][4]

La Grotta di San Teodoro dimostra chiaramente che ogni singolo granello di sedimento sotterraneo calpestato durante le esplorazioni custodisce informazioni inestimabili sulla storia geoclimatica e biologica del pianeta, registrando fedelmente le variazioni del livello del mare e i processi di inaridimento legati alle glaciazioni del Würm.

Per gli speleologi, “un giorno da paleontologo” non è soltanto una suggestiva attività formativa o divulgativa , ma costituisce una responsabilità etica primaria finalizzata a preservare l’integrità dei depositi ipogei, affinché la scienza possa continuare a fare luce sui misteri più profondi della vita preistorica.

1, https://www.researchgate.net/publication/260712638_An_exclusively_hyena-collected_bone_assemblage_in_the_Late_Pleistocene_of_Sicily_Taphonomy_and_stratigraphic_context_of_the_large_mammal_remains_from_San_Teodoro_Cave_North-Eastern_Sicily_Italy (An exclusively hyena-collected bone assemblage in the Late Pleistocene of Sicily: Taphonomy and stratigraphic context of the large mammal remains from San Teodoro Cave (North-Eastern Sicily, Italy) | Request PDF – ResearchGate)

2, https://www.researchgate.net/publication/260712638_An_exclusively_hyena-collected_bone_assemblage_in_the_Late_Pleistocene_of_Sicily_Taphonomy_and_stratigraphic_context_of_the_large_mammal_remains_from_San_Teodoro_Cave_North-Eastern_Sicily_Italy (An exclusively hyena-collected bone assemblage in the Late Pleistocene of Sicily: Taphonomy and stratigraphic context of the large mammal remains from San Teodoro Cave (North-Eastern Sicily, Italy) | Request PDF – ResearchGate)

3, https://riviste.unimi.it/index.php/RIPS/article/view/29453 (SPOTTED HYAENA SPOTTED ON ISLAND: THE UPPER …)

4, https://www.researchgate.net/publication/260712638_An_exclusively_hyena-collected_bone_assemblage_in_the_Late_Pleistocene_of_Sicily_Taphonomy_and_stratigraphic_context_of_the_large_mammal_remains_from_San_Teodoro_Cave_North-Eastern_Sicily_Italy (An exclusively hyena-collected bone assemblage in the Late Pleistocene of Sicily: Taphonomy and stratigraphic context of the large mammal remains from San Teodoro Cave (North-Eastern Sicily, Italy) | Request PDF – ResearchGate)

5, https://www.cat.ts.it/ (Club Alpinistico Triestino: Home)

6, https://www.speleologiaveneta.it/index.php/la-scintilena (La Scintilena – FEDERAZIONE SPELEOLOGICA VENETA)

Fonte: https://riviste.unimi.it/index.php/RIPS/article/view/29453