In Abruzzo dopo aver turisticizzato il turisticizzabile e chiuso l’accessibile (in Abruzzo c’è un elevatissimo numero di grotte turistiche) anche l’Aquila aderisce al progetto dell’Associazione Città delle grotte.
In giro su internet gira questa notizia, dove assessori e politici vari non parlano di tutela, salvaguardia, informazione corretta, didattica, programma di studio, ricerca, ma parlano soprattutto di turismo, di una applicazione I-Pad con i punti di interesse, di fruizione da parte di scolaresche in periodi diversi dell’anno quando i flussi turistici sono ‘mosci’, senza dimenticare l’abbinamento al turismo enogastronomico, perchè se vai a vedere una grotta è normale che ti viene fame e allora due arrosticini ci stanno bene.
Tutto questo mentre alle Grotte di Castellana da poco hanno invitato Paolo Rossi a vedere la stalagmite a forma di Coppa del Mondo di calcio, a Villanova si festeggia per il recente traforo che consentirà di far vedere ai visitatori un ulteriore pezzo di grotta e dentro la grotta di Monte Cucco si è celebrata una messa con il Vescovo in pompa magna per San Benedetto protettore degli speleologi.

L’offerta turistica intelligente, mirata allo sviluppo delle conoscenze e dell’informazione per un pubblico attento e curioso, la sensibilizzazione all’attenzione verso i temi ambientali, è roba che sembra non interessare amministratori, sindaci, comuni, province, regioni, enti gestori. Cultura, ecologia, ambiente, biologia, speleogenesi, sono argomenti che solo a nominarli mettono tristezza.

In questo panorama nazionale piatto, spicca assolutamente in positivo Frasassi, che lungo il percorso turistico ha installato una sorta di acquario, dove all’interno ha ricostruito l’antico ecosistema della grotta quando le acque sulfuree erano ancora presenti e vi proliferavano forme di vita del tutto eccezionali, studiate recentemente in una vicina grotticella nelle gole di Frasassi e ancora interessata dai fenomeni chimici e biologici di quell’ambiente.

Mi ripropongo di tornare a Frasassi per una visita, anche solo per dare un’occhiata all’acquario e ascoltare le spiegazioni.

San Benedetto è protettore degli speleologi, ma non basta; ci vuole un santo protettore delle grotte, e non lo vedo.

Adesso non mi resta altro che aspettare le solite bacchettate di sindaci, amministratori, enti gestori e di Chiesi, che non perde occasione di ricordarmi che dietro ad ogni turisticizzazione c’è un corretto e appropriato studio di impatto ambientale, scientifico, inopinabile e inattaccabile.

Io però continueró a farci la morale.

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