Carcaraia: viaggio sotto il ghiacciaio che non c’è più – cronaca dell’incontro con Gianni Guidotti e Matteo Rivadossi alla Grotta del Vento – 1° agosto 2025

Il video integrale dell’incontro è disponibile sulla pagina Facebook della Grotta del Vento https://www.facebook.com/share/v/1FwPoxPZty/

Non ero seduta, venerdì sera, il 1° agosto 2025.

Che strana (bella) sensazione) essere in piedi, accanto a loro (un po’ nascosta, ma per libera scelta). Gianni Guidotti e Matteo Rivadossi (il Pota), e poi anche Mario Cherchi, Stefano Del Testa, Daniele Moretti (Pupi), Susana Crespo. E intorno a noi, un centinaio persone con il fiato sospeso, mentre prendeva forma – nel buio della sala come nel buio di una grotta – il racconto di un’esplorazione che ha raggiunto e superato gli 83 chilometri.

Ci è mancata la presenza di Marc Faverjon, trattenuto da un ritardo aereo ma pur sempre disponibile a raggiumgerci dall’aeroporto anche a notte fonda.

Ad aprire l’incontro, una presentazione appassionata e visionaria di Vittorio Verole Bozzello: speleologo della prima ora, padre della Grotta del Vento così come la conosciamo. Non un luogo addomesticato, ma una grotta turistica che è rimasta vera, ruvida, fedele alla montagna che la custodisce. Sessant’anni fa, quando la strada ancora non c’era, già ci portava dentro con la sua ostinazione e il suo sogno.

Poi, la Tambura. Il sistema carsico raccontato da chi ci entra davvero.

La Carcaraia è un altopiano carsico di alta quota, incastonato tra il Monte Tambura e il Monte Sella, nelle Alpi Apuane settentrionali. Vista da fuori è dura, aspra, fatta di pieghe calcaree e conche pietrose. Vista da sotto, è un labirinto.

Un mondo sommerso, scavato nelle pieghe dei marmi mesozoici, che oggi conta oltre 80 km di sviluppo ipogeo su più livelli sovrapposti, con quasi 1.200 m di dislivello e una manciata di ingressi attivi, appena nove.

Le prime esplorazioni risalgono agli anni ’80 e ’90: frammentarie, logistiche complesse, difficili da coordinare. Ogni gruppo esplorava la “propria” grotta – come l’Abisso Saragato o l’Aria Ghiaccia – senza sapere davvero quanto tutto fosse interconnesso.

Una svolta arriva nel 1994, quando viene aperto il Pozzo Firenze: un ingresso apparentemente insignificante, ma che “tirava aria”. Era l’accesso a un sistema profondo. Da lì parte un percorso di scoperta e connessioni, reso possibile dall’intreccio tra intuito umano, resistenza fisica e tecnologie sempre più raffinate.

Negli anni 2000 e poi dal 2010 in avanti, rilievi tridimensionali, software come CaveRender, e soprattutto la visione collettiva di chi sapeva guardare oltre i confini delle singole cavità, hanno trasformato una mappa sparsa di grotte in un unico grande sistema: il Carcaraia–Tambura.

Ma la vera misura di questa scoperta è sempre stata umana. La giunzione, prima che topografica, è un gesto. Un attraversamento. Come ha scritto Maud Faverjon, figlia di Marc:

“Le misure lo avevano detto, ma c’è stato bisogno del disegno per comprenderlo: sulla carta la giunzione era lì, presente. Allora ci si infila la tuta, si mette il casco e si va in grotta, a fare una giunzione già raccontata.”

Le parole si intrecciano come le gallerie sotto la montagna: ci sono i numeri, i dati, la tecnica, i rilievi. Ma ci sono anche i silenzi, i dubbi, la stanchezza e la bellezza. E quella dinamica così profondamente speleologica fatta di collaborazione, amicizia, a volte perfino di scontri. Perché la profondità è anche umana. E senza scontro non c’è visione, senza divergenza non c’è direzione.

Gli esploratori che ho avuto accanto sono bravi: avrei dovuto moderarli, ma mi incanto ad ascoltarli.

Bravissimi, ma soprattutto modesti, concreti, generosi nel racconto. Non fanno spettacolo, fanno speleologia.

E ieri sera hanno aperto un varco: un passaggio tra mondi, tra chi è sotto e chi è fuori. Hanno portato in superficie qualcosa che è difficile da spiegare, ma che – quando lo tocchi – non ti lascia più.

Nel racconto, c’è stato spazio anche per la memoria viva di Mario Cherchi, protagonista delle esplorazioni nella zona con il Gruppo Speleologico Pratese, “omeopatiche” (dice), con scoperta ed esplorazione dei 12 km dello Squisio (alla faccia dell’omeopatia). Figure come la sua hanno lasciato impronte che ancora oggi guidano chi continua ad attraversare la Carcaraia: un mondo sospeso tra marmo e vuoto.

La Tambura non è solo un grande sistema ipogeo: è un campo base di sogni, disaccordi risolti, bivacchi, risate e visioni. Un cantiere continuo, dove si lavora con l’ostinazione degli appassionati e la libertà degli spiriti selvatici. È un luogo dove ci si ritrova, ci si perde, si discute, si fa pace. E si va avanti.

È essenziale trasmettere tutto questo a chi verrà.

Gianni e Matteo sono chiari, anche in questo: serve nuova forza, serve il passo costante di chi sa salire, scendere, tornare indietro e ripartire. Servono nuove leve che, insieme ai più esperti, portino avanti un’opera corale, faticosa e bellissima: continuare ad ascoltare e tracciare le profondità della Carcaraia.

E infine, un pensiero, commosso, alla fine della serata: a Filippo Dobrilla. A chi ha tracciato, con la sua visione e la sua scrittura, sentieri che ancora oggi aiutano a non perdersi.

La Carcaraia: rilievo, continuità e futuro

Con i suoi 83,3 chilometri di sviluppo, 1215 metri di dislivello, 9 ingressi e un’estensione planimetrica di oltre 2 km², il complesso della Carcaraia, nel cuore delle Alpi Apuane, è tra i sistemi più importanti e intricati d’Italia. È il frutto di decenni di esplorazioni, migliaia di battute di rilievo, numerosi campi interni, connessioni progressive tra grotte che si credevano isolate: dal Saragato all’Aria Ghiaccia, da Mani Pulite al Gigi Squisio, fino a Chimera.

Lo studio costante, sistematico e condiviso del rilievo ha permesso di comprendere la struttura reale del sistema, orientare le esplorazioni, verificarne le connessioni e – soprattutto – costruire la visione di un potenziale ancora enorme, ben oltre gli 83 km noti.

Il rilievo non è solo documento, ma bussola e racconto: senza rilievo, la grotta resta invisibile anche agli esploratori.

Il rilievo

Le informazioni sui dai catastali delle grotte toscane sono reperibili sul sito Internet della Regione Toscana all’indirizzo http://web.rete.toscana.it/sgr/?s=_rt_grotte e sul sito della FST www.speleotoscana.it, magistralmente aggiornato da chi se ne occupa.

Bibliografia:

  • A.A.V.V. (2007), Area carsica della Carcaraia, Apuane e dintorni, pag. 125-158
  • Cecchi M.,Augugliaro A., Castellani P.,Marianelli G. (2010), Abisso Gigi-squisio la terza via, Speleologia 63, pp 20-26
  • Guidotti G., Malcapi V. (2001), Inseguendo le vie dell’acqua tra teoria e esplorazione: dal Frigido a Equi Terme passando per la Tambura, Speleologia 44, pp 12-35
  • Piccini L.(2001), I sistemi carsici del versante settentrionaledel Monte Tambura, Speleologia 44, pp 58-65

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